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I controlli che potevano evitare l'incidente di piazza San Carlo a Torino

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Stamattina piazza San Carlo a Torino è stata ripulita dalla marea di rifiuti lasciati nella nottata di ieri, nel tentativo faticoso di ritornare alla normalità dopo il panico scoppiato a causa di un falso allarme. Ancora da chiarire l’esatta dinamica dell’accaduto: c’è chi ha parlato dell’esplosione di un petardo che ha fatto gridare all’attentato e chi ha raccontato della caduta di una transenna mobile, a causa della pressione della gente, che ha causato un rumore molto forte che ha scatenato il panico.

I controlli che potevano evitare l’incidente di piazza San Carlo a Torino

Di certo c’è che mentre il senatore della Repubblica Antonio Airola su Facebook ha avuto l’ardire di scrivere che i dati sui feriti erano farlocchi e servivano a infangare “il buon lavoro dell’amministrazione” (sic), molte sono le perplessità sull’organizzazione dell’evento in piazza San Carlo e su alcune curiose scelte da parte dei responsabili dell’ordine pubblico. La Stampa ad esempio ha sentito un volontario della Protezione Civile che chiede come sia stato possibile che siano entrate nella piazza centinaia di bottiglie di vetro, la cui rottura ha poi provocato il ferimento di un buon numero di persone: «Sono loro, oltre al panico, la vera causa del numero dei feriti».

D’altro canto sin dal pomeriggio erano stati fatti esplodere alcuni fumogeni, prontamente spenti dall’intervento dei vigili del fuoco come documentato da questo video di Diario di Torino: un segnale chiaro del fatto che poco è stato fatto in tema di controlli nonostante l’allarme terrorismo in tutta Europa.

Chi ha fatto entrare le bottiglie di vetro in piazza San Carlo?

C’è anche chi ha mostrato scatti che ritraggono bottiglie di vetro a terra e sangue, accusando chiaramente la gestione dell’ordine pubblico. Nello status di Airola, Enrico, che era presente in piazza, ha scritto: «I venditori abusivi hanno fatto avanti e indietro nella mia via con carrelli carichi di bottiglie di vetro fin dal pomeriggio sotto gli occhi delle forze dell’ordine. Quando i soccorsi erano in corso, in via Maria Vittoria gruppi di venditori abusivi, gli stessi che hanno lasciato le casse vuote della foto, contavano urlando indisturbati gli incassi con i furgoni aperti carichi di bottiglie. Questo è inammissibile, così come è inammissibile che i volontari dell’Ass. Naz. Carabinieri non fossero in grado di dare alcuna indicazione nell’emergenza e nemmeno avessero in auto un kit di pronto soccorso».

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Foto e status da: Facebook

Ma le testimonianza che raccontano di una gestione non esattamente specchiata di piazza San Carlo sono tantissime. La procura di Torino ha aperto un’indagine, ma per procurato allarme allo scopo di capire cosa abbia scatenato il panico in piazza.

La responsabilità per i fatti di piazza San Carlo

È intanto in corso in prefettura una riunione sui fatti di ieri sera in piazza San Carlo a Torino. Sono presenti la sindaca Chiara Appendino, il prefetto Renato Saccone, il questore Angelo Sanna, il comandante provinciale dei carabinieri Emanuele De Santis e il comandante dei vigili Alberto Gregnanini. “Non si può pensare di lasciare senza controllo – ha detto intanto l’assessore regionale alla sanità Saitta – la circolazione di bottiglie in vetro in eventi di massa come quello che ha radunato la folla in piazza san Carlo”. Intanto un bimbo cinese di sette anni e mezzo è gravissimo. Il piccolo ha riportato un trauma cranico e toracico, dopo essere stato schiacciato dalla folla in fuga. Si trova ricoverato in prognosi riservata all’ospedale Regina Margherita. L’altra ferita grave è una ragazza di 28 anni, ricoverata in rianimazione alle Molinette.
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I segni della notte sono presenti anche in altre zone della città, dove i tifosi in fuga si sono diretti. Tracce di sangue per terra si notano, infatti, lungo via Roma e nei pressi della stazione di Porta Nuova. La storia di un bambino di tre anni e mezzo, che era circolata nella notte di ieri, non ha trovato invece riscontri.

Gli errori dell’organizzazione

Ma ci sono anche altre domande che non hanno ancora ottenuto una risposta. Perché, vista la folla attesa per l’evento, non si è pensato di fare come a Madrid e portare i maxischermi nello stadio della Juventus? Oppure si è pensato ma non è stato possibile per qualche ragione o per motivi economici (speriamo di no)?


Il Corriere della Sera inoltre segnala che il quadrilatero nel centro di Torino presenta solo cinque vie di fuga. Una, situata al vertice opposto a quello in cui si trovava il maxischermo, era aperta, altrettanto due strade lì vicino. Altre due vie invece erano ostruite da transenne: barriera necessaria a evitare il ripetersi di attentati come quello di Nizza ma che di fatto hanno impedito il deflusso della folla terrorizzata dallo scoppio. Inoltre all’interno di spazi come le piazze vengono ormai abitualmente riservati dei «cuscinetti di sicurezza»: spazi vuoti che impediscono proprio scene di panico generalizzate. Le vie di fuga e gli spazi di sicurezza potevano e dovevano dunque essere predisposte in modo diverso? E ancora: perché non si è vietata la vendita di bottiglie di vetro? Ma soprattutto: i responsabili dell’ordine pubblico di Torino risponderanno mai a queste domande?
EDIT: le agenzie di stampa riportano alcune parole – e alcuni silenzi – della sindaca sulla vicenda:

“Grazie alle forze dell’ordine e ai soccorritori che si sono prodigati questa notte in piazza San Carlo”. Cosi’ la sindaca di Torino, Chiara Appendino, al termine della riunione in prefettura per i fatti di ieri sera in piazza San Carlo. “Sembra che ci sia stato – ha aggiunto Appendino – un momento di panico in piazza, che ha scatenato una reazione di fuga ed e’ stata probabilmente questa la causa dei feriti”. A chi le domandava perche’ fosse stato consentito portare bottiglie di vetro in piazza, la sindaca non ha risposto. (AGI)

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