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Il contratto retrodatato di Paola Muraro

paola muraro

Paola Muraro aveva concluso il suo rapporto con AMA nel dicembre 2015. Ma avrebbe continuato la sua attività anche nell’anno successivo, in modo da rendere necessaria una nuova consulenza fino al 30 giugno 2016. Il rapporto di lavoro sarebbe stato regolarizzato soltanto ad aprile, retrodatando a gennaio l’inizio dell’ultimo contratto. Una notizia data da Daniele Fortini durante la sua audizione in Commissione Ecomafie la settimana scorsa e che oggi è sotto la lente degli inquirenti. Così come è all’attenzione dei giudici una relazione di AMA in cui si spiega che gli impianti sotto vigilanza della Muraro avevano  irregolarità di gestione e difunzionamento che finivano per favorire quelli di Manlio Cerroni.

Il contratto retrodatato di Paola Muraro

Racconta oggi Jacopo Iacoboni sulla Stampa che a fine 2015 la Muraro non vuole più rinnovare la consulenza. Non spiega però il motivo della decisione, facendo pensare che voglia liberarsi in vista di altri incarichi. Però continua… a lavorare, ovvero a presentarsi negli impianti, a prendere parte in contraddittorio con i periti della Procura e a rispondere ai magistrati:

Nei mesi successivi l’azienda insiste, rimasta senza un responsabile impianti, autorizzazioni ed emissioni. Lei risponde «io sono fuori, ormai non ho più a che fare con Ama». Senonché dagli impianti riferiscono in azienda, a marzo, che, pur senza contratto, la Muraro si è palesata come prima, e addirittura ha preso parte, in contraddittorio con i periti della Procura, ad attività cruciali dell’indagine penale. L’azienda a quel punto si allarma e mette Muraro alle strette. Solo in quel momento, in maniera irrituale, la superconsulente decide a posteriori di firmare il contratto. Lo fa il 6 aprile 2016, come siamo in grado di provare. Ma la validità riguarda tutto il semestre dal primo gennaio al 30 giugno.
Resta da spiegare perché Muraro abbia preso questo rischio (le attività peritali vengono verbalizzate, può partecipare solo chi ne ha stretto titolo). Come mai avesse interesse a interloquire con i periti. E perché si è convinta a firmare il contratto, se da sola o consigliata. Questa vicenda è un ulteriore elemento all’attenzione di chi sta ricostruendo, politicamente, tutti i passaggi della vicenda Muraro. Non è un caso che Virginia Raggi, in tutta la campagna elettorale, parli insistentemente non solo – come ovvio per una cinque stelle – di raccolta differenziata, ma della necessità di manutenzione degli impianti dell’Ama, uno dei cavalli di battaglia della Muraro. E non è un caso che una delle prime uscite della sindaca avvenga con la Muraro proprio all’impianto di Rocca Cencia, sotto indagine da parte della Procura e del Nucleo ecologico dei carabinieri. La foto della Muraro accanto alla sindaca restituisce la sensazione di una assessora di peso, e dotata di totale copertura politica.

rocca cencia muraro
I numeri dell’AMA a Roma (Il Messaggero, 28 luglio 2016)

Le opposizioni, con il Pd in testa, fanno pressing da giorni sul presunto conflitto di interessi di Muraro e puntano il dito contro le telefonate tra le ex consulente Ama e Salvatore Buzzi. Contatti ritenuti penalmente irrilevanti dalla Procura, ma che – da quando sono emersi – hanno contribuito ad alzare il polverone attorno al neo assessore. La capogruppo dem in Campidoglio, Michela Di Biase, aspetta la risposta ad una interrogazione a Raggi presentata da diversi giorni. Nel documento si chiede “se esista e quale sia il contenuto del dossier che Muraro ha minacciato di rendere pubblico”. Da Fdi, invece, Fabrizio Ghera ha preannunciato che mercoledì “verrà discusso un ordine del giorno, presentato dal gruppo, che chiede di revocare l’incarico alla Muraro per il conflitto d’interesse emerso”.

La relazione sugli impianti dell’assessora

Intanto una relazione di Giuseppe Mininni, dirigente del Consorzio Nazionale Rifiuti e consulente di Alessandro Filippi quando era direttore generale in AMA porta altri elementi all’attenzione dell’opinione pubblica e dei magistrati. Il documento è datato settembre 2015: effettuato un sopralluogo, si “scopre” che i macchinari del TMB sono sottoutilizzati e Rocca Cencia soffre il sovraccarico dell’inutilizzo dell’impianto nel Nuovo Salario. Scrive oggi il Messaggero:

A dire di Mininni, «il gestore privato, ovviamente, ha tutto l’interesse a dimostrare che il soggetto pubblico non sia capace». Nella Capitale, l’unico privato che ha impianti analoghi è Manlio Cerroni, il ras dell’immondizia, patron di Malagrotta e finito al centro di una raffica d’inchieste. E non è tutto: a Rocca Cencia «lo stato della pavimentazione dei piazzali presenta molti avvallamenti dove si formano pozzanghere di acqua». Anche il sistema di aspirazione dell’aria risulta danneggiato. In entrambi gli stabilimenti manca un sistema di drenaggio del percolato, cioè il refluo prodotto dalle discariche di rifiuti urbani. Dalle macchine uscirebbero inoltre pochi scarti combustibili – smaltibili negli inceneritori – e molti da inviare nelle discariche, con costi più alti perché non portano alcun tipo di recupero energetico.
C’è di più. Nel periodo dell’ispezione, gli stessi impianti sono anche il fulcro di un pesante contenzioso tra l’Ama e la società Paoletti Ecologia, che in passato è stata in associazione temporanea d’impresa con il gruppo Cerroni per concorrere a un bando relativo allo smaltimento d’immondizia a Fiumicino. Proprio su questo contenzioso verte uno dei 14 esposti presentati in Procura dal presidente dimissionario della municipalizzata, Daniele Fortini. Mentre nell’ambiente di Ama c’è chi è pronto a giurare che Muraro sia stata consulente anche di questa società. Sebbene non risulti nel curriculum né nell’esposto dell’ex ad.

Infine, nel rapporto si racconta cosa succede a maggio 2015: tutto nasce dall’appalto vinto dall’impresa Paoletti per il carico e lo smaltimento di quanto prodotto negli impianti TMB di AMA. Il materiale da prelevare è il FOS (Frazione Organica Stabilizzata), che è utilizzabile per bonificare. Ma la Paoletti dopo nove mesi chiede una riclassificazione dei rifiuti e contesta la possibilità di smaltire nella discarica MAD il prodotto dei TMB, visto che potrebbe essere classificato diversamente. Chiede anche più soldi. Il 6 maggio 2015 la Paoletti sospende il servizio perché “la discarica Mad non è disposta ad accettare i prodotti AMA. Nello stesso periodo anche il consorzio Colari rallenta l’attività di raccolta. Ed ecco l’emergenza.