La macchina del funky

«Il Contratto dei 5 Stelle a Roma è inammissibile»

sabino cassese

Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale in un’intervista al Messaggero spiega oggi che il codice di comportamento firmato da consiglieri, assessori e dalla sindaca di Roma con il MoVimento 5 Stelle non vale molto:

Professore, dal punto di vista giuridico che valore ha il contratto firmato dalla Raggi?
«Distinguiamo. Il codice vale per gli “eletti”, i consiglieri. Non sembra si applichi agli assessori, membri della giunta. Se sottoscritto prima della candidatura, è un impegno interno all’associazione–movimento, legittimo finché specifiche disposizioni non ledano obblighi, o vincoli, o limiti dell’ordinamento. Molti dubbi sorgono per l’intrecciarsi di codici degli eletti del movimento nelle varie sedi, europea, nazionale e locali, con vincoli non coordinati tra di loro. In alcuni di questi codici, come nel “non statuto” del movimento, che dovrebbe costituirne la base, c’è un misto di norme ripetitive di principi di legge (trasparenza), di populismo (il “recall” o impegno a dimettersi in certi casi) e di cesarismo o bonapartismo (compare un “deus ex machina” definito “capo politico”, in qualche occasione identificato in Grillo)».

Cassese ha quindi la stessa opinione di Cesare Mirabelli, il quale qualche giorno fa aveva spiegato che la penale da 150mila euro è incostituzionale. Anche se di sicuro molti laureati all’università della strada saranno pronti a spiegarci che i due non ci capiscono niente. C’è poi da segnalare che il recall per Paola Muraro è stato chiesto ieri dal consigliere municipale grillino Massimiliano Morosini.  Cassese ritiene anche che la citazione degli assessori all’interno del contratto non abbia validità:

recall paola muraro
Il punto 9 del codice di comportamento per gli eletti e i nominati a Roma

Il codice prevede che le proposte di alta amministrazione vengano preventivamente sottoposte al parere dei garanti del M5s.
«Anche questa norma vale per i consiglieri, non gli assessori, cioè per componenti di un corpo politico di indirizzo, non un corpo amministrativo. Finché si tratta di una consulenza tecnico–giuridica, specialmente se è orientata ad assicurare imparzialità, legalità e buon andamento, è legittima. Se la norma si estende agli assessori, amministratori, finisce per confliggere con le leggi sui doveri di ufficio».

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