Fact checking

Sei consigli per essere buoni genitori al tempo dei social network

Due articoli oggi, uno di Mashable e uno del Corriere, affrontano un tema delicato del modo di approcciarsi ad Internet quando si è genitori. Poter parlare serenamente di come avvicinare i propri figli al mondo del computer e ad Internet dovrebbe essere naturale. Perché la tecnologia informatica è una risorsa preziosa da sfruttare non solo come fonte di intrattenimento prêt-à-porter ma anche come mezzo per sviluppare la creatività e punto di partenza per esplorare il mondo che sta al di là del tragitto casa-scuola. Inutile parlare con toni lugubri delle minacce della Rete come fanno spesso giornali e telegiornali raccontando la terribile storia dei pedofili che stuprano i vostri figli con il mouse. Meglio invece parlare con cognizione di causa dei rischi, per minimizzarli e incentivare una visione positiva (ma non acritica) del medium informatico.
 
INTERNET PREMAMAN
L’educazione del bambino però non è possibile se il genitore stesso non è consapevole del fatto che anche alcuni suoi comportamenti possono danneggiare l’adulto che verrà. L’articolo di Elena Tebano per il Corriere si interroga proprio su alcuni atteggiamenti delle mamme e sul modo di vivere la maternità e la gravidanza nel tempo di Twitter e, soprattutto, Facebook. La riflessione prende le mosse da un post di Chiara Cecilia Santamaria a margine del suo articolo del 19 settembre. Il problema di Chiara è stato scoprire che una delle foto che ritraevano il suo pancione è stata ripresa e ripubblicata ovunque su Internet, senza attribuirne la paternità (o meglio, la maternità) a Chiara e senza chiederle il permesso. Sono cose che succedono in Rete, una volta che un’immagine viene caricata e indicizzata dai motori di ricerca è quasi impossibile averne il controllo e aggiungerci un watermark non ne frena la diffusione, l’utilizzo indebito o la possibilità che qualcuno la salvi in locale. Chiara fa tesoro della brutta esperienza e dà un consiglio a tutte le future mamme:

Ormai non credo di poterci fare più nulla, solo su Tumblr è stata pubblicata da decine di blog e ha avuto centinaia di reblogging quindi ormai è fuori controllo. Questo mi fa essere sempre più convinta della mia scelta di non pubblicare foto del viso di Viola. Attenti con le vostre immagini in rete, quindi. Possono in un attimo essere fuori dal vostro controllo. E se le ‘ruba’ solo un sito è grave ma risolvibile, se accade come nel mio caso in cui diventa un’immagine ‘icona’ per tumblr o simili, allora diventa purtroppo di dominio pubblico. 

Il ragionamento è giusto ma la conclusione è sbagliata, la foto di Chiara è diventata di dominio pubblico perché lei l’ha messa online postandola a corredo di un suo articolo sul blog. Non è diventata di dominio pubblico perché l’immagine è stata usata su alcuni tumblr o in altri luoghi della Rete, la “colpa” non è della Rete che fa diventare pubbliche cose private, la responsabilità iniziale è purtroppo dell’utente che non riflette sulla portata delle sue azioni in Rete e delle possibili ricadute.
Ma al di là dell’episodio della Santamaria quante sono le mamme che postano le foto dei neonati sul proprio profilo Facebook? Non c’è nulla di male nel voler condividere con gli amici la gioia (o le difficoltà) di essere madre, l’importante è però sapere restringere la platea di coloro che possono vedere quelle immagini, limitandola eventualmente agli amici più stretti. Il problema si manifesta in tutta la sua potenza però quando le mamme condividono queste immagini in gruppi o pagine su Facebook come ad esempio questo dedicato alle mammine giovanissime dove si possono facilmente trovare foto di bambini anche appena nati,  oppure questa che si descrive come: “La community più attiva di Facebook per scambiarsi consigli e aiuti fra mamme!” ed ha oltre 140.000 mi piace. Il pubblico di queste pagine non è solo quello di coloro che hanno messo mi piace ma è potenzialmente tutta l’utenza del social network, e non c’è modo di controllarne e limitarne la diffusione.
 
IL VERO RISCHIO?
Non bisogna fare terrorismo però, queste pagine non sono frequentate da pedofili in cerca delle foto dei vostri figli, che invece utilizzano canali segreti. Però al di là della compromissione della privacy un rischio c’è, ed è quello di danneggiare l’identità digitale a venire del bambino, come spiega Giuseppe Riva, professore di Psicologia dei nuovi media alla Cattolica di Milano al Corriere:

Queste foto rimarranno in Rete e quando i bambini di oggi saranno cresciuti ci saranno software di riconoscimento facciale che le ricollegheranno in automatico ai loro profili social. I genitori che postano le foto dei figli su Facebook, o ancora peggio creano dei profili ai bambini pubblicando a loro nome, creano un’identità digitale che li precede.

Le nostre identità online sono infatti sempre più presenti nella nostra vita reale, ed è una pratica abbastanza comune per chi si occupa di gestione delle risorse umane e di assunzioni del personale quella di utilizzare i social network come strumenti di verifica in fase di recruiting. Uno dei compiti dei genitori informatizzati sarà quello di non mettere in essere comportamenti che possono riverberarsi sulla futura carriera del bambino, come ad esempio fanno invece i genitori delle fotografie raccolte (e torna il tema di cosa vogliamo far vedere di noi online) dai vari siti che mettono in ridicolo i “cattivi genitori”.

Bad Parenting (via Explosm.net)
Bad Parenting (via Explosm.net)

Arriva poi inevitabilmente il momento in cui il proprio figlio sarà in grado di sedersi al computer e di volerci fare qualcosa, con questo computer. Innanzitutto non si deve delegare alla scuola l’educazione al comportamento da tenere su Internet, in primo luogo perché le ore di informatica propriamente dette sono talmente poche e i mezzi informatici spesso così obsoleti che i vostri figli magari su Internet non ci vanno. In secondo luogo perché delegare non è mai una cosa buona, e delegare questo aspetto dell’educazione dei vostri figli fa di voi dei pessimi genitori. Ed infine perché in questo modo non saprete cosa realmente sanno fare i bambini, e probabilmente ne sanno già più di voi.
CONSIGLIO NUMERO 1 – CONOSCERE IL TERRITORIO 
Conoscere le differenze tra i vari social (Fonte: Wikipedia)
Conoscere le differenze tra i vari social (Fonte: Wikipedia)

Come spiega la psicoterapeuta Amy Morin è importante che un genitore sappia come funziona (e a cosa serve, un social network).

È importante capire la differenza tra Tumblr e Snapchat, perché ciascuna piattaforma di social media ha diverse tipologie di rischio.

Se il vostro figlio 14enne vi chiede lo smartphone perché vuole iscriversi a Tinder , forse è meglio che ci facciate una chiaccherata. Oppure che puliate la cronologia del vostro browser.
CONSIGLIO NUMERO 2 – C’È UN ETÀ PER TUTTO

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Non ha senso proibire totalmente, meglio spiegare

Inutile, secondo l’educatore Mark Loewen, negare del tutto ai propri figli la possibilità di aprirsi un account su un social network. Molto meglio spiegare loro che c’è un limite d’età al di sotto del quale non è possibile avere un profilo, si eviterà così la creazione da parte del ragazzo di un profilo fake segreto sul quale sarà molto più difficile esercitare un controllo. Ad esempio alcuni istituti didattici hanno dato vita, con l’aiuto delle ULSS a dei social network sicuri per i ragazzi: è il caso di Qwert, il progetto di social dell’ULSS 9 di Treviso creato con il sostegno di H-Farm.
CONSIGLIO NUMERO 3 – PARLATE CON I VOSTRI FIGLI
Non c’è nulla di più importante che parlare apertamente con i figli dei rischi che possono correre sui social, e delle conseguenze delle loro azioni. È importante far capire non solo l’importanza di non condividere certe informazioni personali e certe foto ma che anche le informazioni personali degli altri, degli amici o dei compagni di classe vanno tutelate allo stesso modo. Il bullismo a volte si trasferisce dall’ambiente fisico della classe a quello virtuale dei social, innescando un circolo vizioso dal quale è difficile uscirne indenni che si sia vittima o carnefice o semplice spettatore.
CONSIGLIO NUMERO 4 – TENERE IL PC IN UNA ZONA COMUNE
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Se tenete il computer in salotto sarà più facile per voi controllare il comportamento di vostro figlio, e lui saprà di poter essere controllato, quindi eviterà comportamenti scorretti. Inoltre in questo modo vi sarà più facile sedervi assieme a lui al pc e usare il computer come mezzo per stabilire un nuovo tipo di relazione genitoriale, spiegare come affrontare certe situazioni che possono presentarsi online e gestire il tempo da dedicare al computer durante la giornata.
CONSIGLIO NUMERO 5 – CI SONO DELLE REGOLE
Come tutte le attività anche quella su Internet (o con i videogiochi) dovrebbe essere regolamentata, decidendo assieme al bambino quali regole è tenuto a seguire e in quali orari gli è concesso utilizzare il computer o accedere ai social network.
CONSIGLIO NUMERO 6 – VERIFICARE IL LIVELLO DI PRIVACY
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Allo stesso modo dei genitori anche i bambini dovrebbero impostare un livello di privacy che limiti la visibilità dei post e delle immagini caricate sui social network, è importante quindi che il genitore sia in grado di controllare le impostazioni del social e ne verifichi regolarmente l’applicazione da parte del minore.