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Confcommercio, le accuse a Carlo Sangalli

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Dopo le voci di molestie in Confcommercio, il presidente Carlo Sangalli oggi viene invitato dal suo vice Paolo Uggè in un’intervista rilasciata a Repubblica a chiarire la sua posizione o a dare le dimissioni. La storia è stata rivelata un paio di giorni fa: il 7 giugno scorso, durante l’Assemblea nazionale dell’associazione dei commercianti, tre vice presidenti hanno chiesto le dimissioni del presidente Carlo Sangalli, imputandogli in una lettera di aver versato 216mila euro all’ex segretaria che lo accusava di molestie riferite al 2011.

Confcommercio, le accuse a Carlo Sangalli

Sangalli ha ammesso il versamento, ma ha negato le accuse e ha depositato un esposto in procura per “estorsione e diffamazione” ritenendosi parte lesa. Mercoledì 14 novembre è convocato il Consiglio di Confcommercio davanti al quale dovrà chiarire la sua posizione. Giuseppe Guastalla sul Corriere della Sera oggi ha riportato le circostanze che lo hanno messo nei guai: si parla innanzitutto di un messaggio sms inviato il 20 marzo 2014 al cellulare di Duilio Aragone, uno dei principali collaboratori di Sangalli, contenuto in una consulenza tecnico-legale eseguita su incarico della signora nello scorso settembre, tre mesi dopo la lettera con richiesta di dimissioni. Il messaggio comincia così:  «Ho dovuto subire proprio dal mio massimo superiore (il Presidente Sangalli) un’atroce attenzione sessuale diventata giorno dopo giorno una vera e propria ossessione alla quale con tutte le mie forze mi sono ribellata. Ho cercato di ragionare con lui, ho pianto davanti a lui, l’ho supplicato di lasciarmi stare. Sono arrivata a dovermi difendere fisicamente da lui per togliere le sue mani che tentavano l’approccio sul mio corpo».

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Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio

L’avvocato Paolo Gallinelli, che assiste la signora che accusa Sangalli di molestie, ha riportato anche altre parti del messaggio: «Questa vicenda mi ha logorato, per un lungo periodo, nella mente e nel fisico» scrive la ex segretaria, che, dicendosi «impossibilitata a parlare», premette che lavora in Confcommercio da 30 anni con «dedizione, professionalità e serietà» che le hanno consentito di ottenere meritati successi. «Sono arrivata—prosegue — a vomitare spesso nel bagno dell’ufficio, ad avere uno stress tale da dover ricorrere per ben due volte al pronto soccorso per tachicardia e pressione altissima», ma di non aver mai detto nulla «per sconcerto e timore di essere coinvolta in uno scandalo». Al termine del messaggio la signora chiede ad Aragone di essere trasferita in un altro ufficio per non dover lavorare più con Sangalli.

Il video del dialogo tra la segretaria e Sangalli

Nella consulenza c’è anche un video realizzato, si afferma, nell’ufficio di Sangalli a Roma. Ci sono solo poche immagini degli arredi. C’è, però, l’audio di una conversazione tra Carlo Sangalli e la signora cominciata alle 10.07 del 4 aprile 2012, due anni prima del messaggio ad Aragone. Nel dialogo la donna ribadisce al presidente l’intenzione di cambiare ufficio e lui cerca di dissuaderla, anche se lei ha pensato anche alle scuse da dire all’organizzazione per ottenere il cambio. La conversazione descritta da Guastella si chiude così:

La donna non pare convinta: «Sì presidente. Anche un mese fa, si ricorda, avevamo detto basta». «Basta, basta, basta, basta», ripete Sangalli. Lei: «E invece poi non è così». «Da parte mia basta. No basta basta, basta, basta, basta», la interrompe. «Eh da parte sua! È da parte sua! Perché non è che sono io che… capito?» puntualizza la signora. Sangalli le chiede che resti ancora un mese, assicurando che: «No è chiuso, va che non succede più» e esaurisce l’argomento con un «devo andare a confessarmi. Eh allora basta eh». «Quindi che fa? Si confessa e via, finisce tutto», replica la donna.

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Paolo Uggè di Conftrasporto, vicepresidente di Confcommercio

Paolo Uggè, uno dei tre vicepresidenti che ha chiesto spiegazioni a Sangalli, in un’intervista rilasciata a Repubblica va all’attacco di Sangalli: «Se uno ritiene che una persona si sia comportata in modo abbietto si rivolge direttamente alla procura e presenta una denuncia per querela. Sappiamo, invece, che c’è stato un pagamento davanti a un notaio. Altrimenti che senso ha che Confcommercio inviti i suoi commercianti a denunciare gli episodi di ricatto, se poi il presidente paga chi sostiene di essere stato molestato?».

«La teoria del complotto non regge, da quello che si legge sarebbe un po’ forzata o quanto meno un po’ datata. Se è vero che questa vicenda era risaputa è altrettanto vero che noi vice presidenti non ne sapevamo nulla. Nessuno ne aveva parlato ufficialmente se non dopo una telefonata tra Sangalli e il vice presidente Renato Borghi. Il presidente lo informava che c’era una registrazione di un incontro dello stesso Sangalli con la sua ex segretaria. Mi sembra una interpretazione altrettanto forzata legare questa vicenda al licenziamento del direttore generale, Francesco Rivolta».

Perché?
«Ha semmai sempre coperto il presidente. Nessun complotto. Abbiamo agito solo per tutelare la nostra associazione e non è lui che ha fatto scoppiare questa bomba. È Sangalli che ora deve chiarire. C’è qualcuno che non sta dicendo la verità. O lui querela la sua ex segretaria e propone a Confcommercio di sostenerlo perché lei ha mentito, e lo fa mettere a verbale, o vuol dire che quelle cose sono vere e il presidente dovrà trovare una soluzione. Tertium non datur».

Si aspetta le dimissioni di Sangalli al consiglio di mercoledì 14?
«Non mi sembra abbia questa intenzione. Spetta a lui trovare la soluzione politica per chiudere questa vicenda. Ho sempre creduto nel detto: male non fare, paura non avere».

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