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Carlo Sangalli e le voci di molestie in Confcommercio

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Carlo Sangalli, 81 anni, da dodici al vertice di Confcommercio, ha presentato un esposto alla procura di Milano nel quale denuncia di essere «parte offesa per gravissime condotte di estorsione e diffamazione». Alla base dell’esposto ci sono accuse di presunte molestie a una ex segretaria, al suo fianco fino al 2012, e anche le tensioni legate alla gestione di ricche partite economiche legate al welfare integrativo degli associati.

Carlo Sangalli, la Confcommercio e le voci di molestie

Sono tre (su un totale di sette) i vicepresidenti dell’associazione dei commercianti che il 7 giugno scorso hanno chiesto le dimissioni di Sangalli per «ragioni etico-morali» che lo avrebbero reso «totalmente incompatibile» con la carica. Facevano riferimento, non esplicitamente, a quanto erano venuti a sapere nei mesi precedenti, e cioè che Sangalli aveva firmato a gennaio 2018 un atto di donazione di 216 mila euro a favore di una sua ex segretaria. Secondo l’accusa i soldi sono serviti a tacitare la donna che aveva subito molestie tra il 2011 e il 2012 dal presidente di Confcommercio. Che respinge le accuse e in un comunicato parla di ipotesi di complotto ben precise, tese a costringerlo alle dimissioni: «Il presidente è stato oggetto di una lunga e ben orchestrata sequenza di episodi, di minacce e lettere anonime, di una violenza psicologica che lo ha profondamente segnato», si legge in un comunicato di Confcommercio che giustifica così perché pagò «pur non avendo alcuna colpa» e non avendo mai «mancato di rispetto a nessuno dei suoi collaboratori». Al pagamento sarebbero seguite richieste di dimissioni «con toni minacciosi».

Sotto accusa c’è anche il direttore generale di Confcommercio Francesco Rivolta, nel frattempo licenziato da Sangalli. Rivolta, scrive oggi il Corriere della Sera, partecipò come testimone davanti a un notaio di Roma alla donazione alla segretaria di Sangalli e compare tra i denunciati da Sangalli per estorsione e diffamazione con i tre vice e la stessa signora. A quanto pare lo stesso Sangalli aveva firmato le dimissioni dall’associazione ma poi si era rivolto a un legale per annullarle e presentare l’esposto in cui accusa di essere stato ricattato (evidentemente dalla signora che lo accusa di molestie) e diffamato (evidentemente da chi ha informato altri in pubblico della vicenda).

Maria Luisa Coppa, Renato Borghi e Paolo Uggé: il consiglio del 14 novembre

Il 14 novembre è convocato il consiglio di Confcommercio e lì Sangalli dovrà difendersi dalle accuse nei suoi confronti arrivate dai tre vice e, possibilmente, passare al contrattacco visto che Rivolta lo accusa di aver violato lo Statuto licenziandolo e si è nel frattempo rivolto al giudice del lavoro per essere reintegrato. Ad accusare il leader una lettera inviata da Maria Luisa Coppa, Renato Borghi e Paolo Uggé, i tre vice che ne chiedono le dimissioni. «Perché un presidente che ogni anno decide di fare la giornata della legalità e invita tutti gli iscritti a denunciare ricatti ed estorsioni, messo poi di fronte ad un ipotetico ricatto, paga?», si chiede, citato da Repubblica uno degli oppositori interni più critici. «Rinnovamento delle funzioni direttive», si legge nell’ordine di servizio con cui il manager è stato allontanato. Ma che il provvedimento sia legato ai veleni di questi giorni, in Confcommercio è una certezza.

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Il problema (incrociato) del licenziamento di rivolta non va sottovalutato: Rosaria Amato su Repubblica oggi spiega che la posizione di direttore generale ha sempre avuto molto peso in Confcommercio, anche perché, a differenza di quella del presidente, non è soggetta a rinnovo. Rivolta è stato protagonista della riorganizzazione delle Ascom, le sedi locali di Confcommercio, che ha comportato anche commissariamenti e accorpamenti. Tra i principali alleati di Sangalli fonti vicine all’organizzazione indicano la Fipe, l’Unione Commercianti e la Camera di Commercio di Milano, tra quelli di Rivolta alcune importanti Ascom del Nord Est e del Centro. Chi appoggia Rivolta è pronto a dare battaglia perché la carica di direttore generale è stata soppressa senza l’autorizzazione dell’Assemblea alla modifica statutaria. Sangalli ritiene invece di aver seguito le regole. L’incrocio con la storia delle molestie è davvero pericoloso. Per l’associazione, il presidente e il direttore generale.

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