Politica

La condanna di Renzi annullata dalla Corte dei Conti

«La Corte dei Conti mi aveva condannato a pagare 14mila euro per un atto della Provincia di Firenze. Ho subito attacchi e sceneggiate del M5S in Parlamento, polemiche violente. Oggi una piccola soddisfazione: l’appello ha annullato la condanna e la verità viene finalmente ristabilita». Così Matteo Renzi, ricordando “l’amarezza” per la condanna.
 
LA CONDANNA DI RENZI ANNULLATA DALLA CORTE DEI CONTI
La vicenda risale a quando il giovane Matteo era presidente della provincia di Firenze, prima di diventare sindaco del capoluogo. La condanna di primo grado giunge nel 2011. La emette la Corte dei conti della Toscana. L’accusa è di danno erariale per l’inquadramento contrattuale di alcuni dipendenti assunti a tempo determinato: tradotto in lingua corrente, significa assunzioni clientelari. Alcuni membri dello staff del presidente sarebbero stati inquadrati in una categoria superiore a quella dovuta, con relativi stipendi gonfiati. La procura della Corte contabile aveva contestato alla giunta Renzi un danno erariale di 2.155.000 di euro, ridotto dai giudici di primo grado a un risarcimento di 50mila euro. Di questa somma, circa 14mila sono stati posti a carico del rottamatore e 1.000 al suo vice di allora, Andrea Barducci. Il resto è stato addebitato a ex assessori e funzionari dell’ente locale. Le persone condannate sono 21; nove dei 30 indagati sono stati archiviati. Renzi contestò all’epoca pesantemente il lavoro della procura contabile: «Una ricostruzione fantasiosa e originale». L’indagine nacque da una denuncia anonima sull’assunzione di Marco Carrai. L’“uomo-ombra” del renzismo, all’epoca ventinovenne, fu sistemato nella segreteria del presidente della provincia di Firenze, nonostante privo del diploma di laurea. Alla fine la nomina di Carrai non sarà ritenuta illegittima dai giudici, ma nel frattempo le indagini avevano fatto emergere le irregolarità in altri quattro contratti a tempo determinato. L’ex sindaco di Firenze esultò per il forte sconto della sentenza (un risarcimento di “soli” 50 mila euro a fronte degli oltre 2 milioni richiesti dalla procura) e attribuì ai funzionari della provincia la responsabilità delle assunzioni incriminate: “Non si tratta di amici e parenti – commentò Renzi – e se un dirigente ha sbagliato l’inquadramento ce ne assumeremo le responsabilità, ma è difficile accettare l’idea che siano gli amministratori e non i funzionari i responsabili di questi eventuali errori tecnici”.
 
IL POST DI DI BATTISTA
Era stato Alessandro Di Battista a parlare qualche tempo fa della condanna da parte della Corte dei conti nei confronti di Renzi:

Siamo dunque in attesa della decisione di appello che, siamo certi, assolverà l’asfaltatore (ed al contempo rottamatore), da ogni accusa e che gli consentirà di tornare, limpidamente e candidamente, a tentare di scalare il partito dell’ipocrisia. Informarsi non e’ un diritto e basta, e’ un dovere che dobbiamo alle prossime generazioni. A riveder le stelle!

Era stato buon profeta. Renzi invece si difendeva così sul suo sito:

La Corte dei Conti ha aperto un procedimento nei confronti della giunta provinciale allora presieduta da Renzi per presunto danno erariale di 2 milioni di euro. Più volte è stata ribadita l’amarezza al riguardo, anche considerato che quella giunta ha apportato un risparmio per l’Erario ed i cittadini, tagliando le tasse, le consulenze ed il personale.
Le tasse provinciali sono state ridotte, un caso più unico che raro di diminuzione della fiscalità. Nello stesso periodo il personale della Provincia è diminuito da 929 a 903 persone, con il dimezzamento del numero dei dirigenti. L’accusa è che le segreterie politiche del presidente e degli assessori sarebbero state inquadrate a un livello più alto di quello previsto dalla legge. Stiamo parlando di circa 25 persone con contratto a tempo determinato per cinque anni che avrebbero preso, per decisione di tecnici che hanno applicato un regolamento, 1.200 euro al mese invece che 1.150.
Non si tratta delle assunzioni a tempo indeterminato di parenti e amici che abbiamo visto in altre amministrazioni del Paese. Quando cambia amministrazione, infatti, il personale “a chiamata diretta” va a casa, come è giusto che sia perché l’incarico previsto dalla legge è fiduciario. Così è accaduto a queste quattro persone. Ciò detto, a differenza di certi politici che i processi tentano di non farli Renzi li ha affrontati. Ebbene, a fronte di un danno presunto nell’avvio del procedimento pari a 2 milioni e 155 mila euro, la richiesta dei giudici di primo grado è risultata pari a soli 14 mila euro.
In sostanza, è bene puntualizzare, che dalla richiesta di “oltre due milioni di euro” si è arrivati a una condanna che ribalta totalmente l’impostazione della procura. Ciò nonostante, il Sindaco ha intenzione di procedere con l’appello al fine di vedere decadere il fondamento stesso della contestazione.