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Il Comune di Roma chiede un milione di euro alla Scuola di Musica del Testaccio

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Continuano inesorabili le notifiche di sfratto e le richieste di pagamento per gli affitti arretrati delle associazioni culturali e delle ONLUS che hanno sede in immobili di proprietà del Comune di Roma che sono stati loro assegnati nel corso dei decenni dalle amministrazioni comunali. Dopo il Rialto, sede tra le altre del Comitato Acqua Pubblica, e le Onlus come Viva la vita, che assiste i malati di Sla o il Grande Cocomero, un centro per la cura di bambini e ragazzi in difficoltà, oppure ancora Il Telefono Rosa che ogni anno aiuta più di mille donne con consulenze legali gratuite e sostegno psicologico, tocca in questi giorni ad una storica scuola di musica: la Scuola Popolare di Musica del Testaccio.

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Una foto d’epoca della Banda della Scuola Popolare di Musica Testaccio nel 1979/1980 [Credits: Stefano Frosi via Facebook.com]

Cos’è la scuola Popolare di Musica del Testaccio

Nata nel 1976 la scuola, la cui Banda proprio in questi giorni festeggia i 40 anni dalla fondazione, si è vista recapitare la richiesta per affitti arretrati pari a un milione di euro. Una cifra che ovviamente non è nelle disponibilità dell’istituto che da decenni si è impegnato per la diffusione della cultura musicale in uno dei quartieri più popolari di Roma contribuendone fattivamente alla riqualificazione culturale e soprattutto avvicinando tante persone – ragazzi e non – alla musica suonata e vissuta. La sede della scuola è in Via Galvani e, racconta a Repubblica la cantautrice Giovanna Marini che della scuola è stata presidente onorario, quando la scuola ha aperto i battenti le strade della zona erano ricoperte di siringhe.

Sono esterrefatta. Noi siamo sempre stati in regola, abbiamo fatto lavori di ristrutturazione che hanno consentito all’edificio di restare in piedi, per i quali peraltro stiamo pagando un mutuo. La scuola è nata nel 1976, allora via Galvani era un tappeto di siringhe, invivibile. Noi siamo stati tra i primi a riqualificare il Testaccio. Finalmente i ragazzi sentivano parlare di musica in un modo che a loro piaceva, perché la nostra è partita come scuola di jazz, con un insegnamento diverso da quello dei conservatori, che poi si aperta a tutti i generi. Ora abbiamo due bande, un’orchestra d’archi, vari cori e jazz band che riuniscono circa duecento persone dai 7 agli 85 anni. Non capisco perché volersi accanire contro una realtà così meritoria

Ed è vero, la scuola, così come altre associazioni che svolgono funzioni di interesse pubblico utili per la collettività, ha ottenuto legalmente l’assegnazione dello stabile. Così come è vero che molte associazioni in questi anni si sono impegnate per ristrutturare edifici fatiscenti che il Comune aveva dimenticato o lasciato nell’incuria. Non si tratta di edifici occupati abusivamente ma di stabili dati in concessione dalle passate amministrazioni in base a delibere e procedure che però, ha spiegato qualche giorno fa l’Assessore al Bilancio Andrea Mazzillo intervenendo al Rialto  “non rispondevano a quella che è la legge, come si fanno le normali procedure”, ovvero le amministrazioni comunali avrebbero dovuto fare un bando e “attraverso il bando le persone e i soggetti rispondono si fa una graduatoria e si assegna”. Invece in molti casi sono state fatte delle assegnazioni dirette, che sono provvedimenti legittimi ma sui quali è intervenuto quanto deciso dalla Giunta Marino con la delibera 140 e confermato dalla Giunta Raggi, che nella campagna elettorale aveva invece promesso tutt’altro e che ha portato alla situazione attuale. Situazione che il Comune però non sa come risolvere: o meglio, la soluzione prospettata è quella di preparare dei bandi per far tornare tutto nella normalità ma questo non sana però il debito che le varie realtà culturali ora hanno nei confronti del Comune.

Gli sgomberi delle Onlus a Roma

Debito che se non venisse ripagato precluderebbe di fatto la possibilità di partecipare ad un bando. Di fatto quindi – a meno che il Comune non intervenga in qualche modo – le notifiche di sfratto e le richieste di risarcimento andranno avanti finché non sarà esaurita la lista. Un altro problema è che, come ha ammesso sempre Mazzillo,  il Comune non ha un’idea precisa di quanti e quali siano gli immobili dati in concessione alle associazioni né per cosa vengano usati, questo significa che sarà necessario un censimento degli edifici, cosa che richiederà del tempo che – unitamente al fatto che le associazioni si troveranno senza casa – comporterà una riduzione se non un’interruzione di quelle attività socio-culturali utili per la collettività. La scuola di Musica del Testaccio non è l’unica associazione musicale colpita dai provvedimenti di sfratto e dalle ingiunzioni di pagamento, ci sono anche la scuola di Musica Antica Sylvestro Ganassi la cui concessione è scaduta nel 2011 ma che il Comune non ha mai fatto sapere se aveva intenzione di rinnovare o meno e l’Accademia Filarmonica Romana, rimasta senza sede addirittura dagli Anni Trenta quando fu demolito il Teatro Augusteo che ospitava la Filarmonica e l’Accademia di Santa Cecilia (per la quale nel frattempo è stato realizzato l’Auditorium mentre la Filarmonica ha trovato sede in uno stabile in via Flaminia. La situazione quindi è complessa e frutto di decenni di stratificazioni di assegnazioni “ad hoc”. L’attuale amministrazione però, che è consapevole dell’esistenza del problema, non ha fino ad ora fatto nulla per trovare una soluzione concreta al problema preferendo addossare tutte le responsabilità all’attività “autonoma” degli uffici. A meno di non trasformare Roma in un deserto culturale però Raggi e Mazzillo dovranno mettersi al lavoro per garantire il proseguimento dell’attività di quelle associazioni che lo stesso Mazzillo ha detto che “svolgono funzioni di interesse pubblico”. Per ora però la musica non sta cambiando.

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