Economia

Il buco nei conti del Comune di Roma

virginia raggi stefano fermante

Mentre Virginia Raggi si fa scattare foto con Stefano Fermante, ragioniere generale dimissionario del Comune di Roma, immortalando così l’incontro che ha finalmente concesso al funzionario dopo tre mesi di richieste e due lettere con messa a disposizione dell’incarico protocollate, si scopre cosa c’è nella relazione di venti pagine sullo stato dei conti del Campidoglio che la sindaca ha purtroppo dimenticato di mostrarci su Facebook. Giovanna Vitale su Repubblica di oggi racconta che c’è un buco di un miliardo nei conti delle società partecipate e che questo è il motivo che ha spinto Fermante a rimettere l’incarico.

È FrancescoPerrone, funzionario della Ragioneria, a metterlo nero su bianco nella relazione sulle “Criticità economiche finanziarie” del bilancio capitolino, che Fermante ha allegato nella sua lettera di addio alla Raggi. «Il dato, già trasmesso a luglio all’assessore Minenna, aggiornato ad oggi, evidenzia un potenziale squilibrio tra l’allineamento delle partite creditorie e debitorie con le società del Gruppo Roma Capitale che supera, in valore assoluto, il miliardo di euro», scrive il 22 settembre.
Come se non bastasse, «si segnala — dato che desta forte preoccupazione — come vi siano un numero di partite, per un ammontare di oltre 200 milioni di euro, per le quali a oggi le strutture competenti non hanno fornito risposta in ordine alla sussistenza o meno del debito o del credito vantato dalle società del Gruppo». Si tratta, in sostanza, di poste fantasma: nessuno sa dire se esistono davvero, quale ne sia l’origine o la destinazione.

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I veri conti del Comune di Roma (La Repubblica, 3 ottobre 2016)

Ma soprattutto, ed è questo il vero problema, sl momento non c’è alcuna attività programmatoria. Indispensabile peraltro, considerato che lo “stanziato” (al di fuori di Atac e Ama), per tutti gli organismi partecipati, sul bilancio 2017 vede al momento una diminuzione di circa il 20% (19 milioni in meno) e quindi un’evidente necessità di sopperire alla scarsità di risorse attraverso strategie alternative che garantiscano gli equilibri di gruppo». Cosa che però appare poco realizzabile: quasi tutti i contratti di servizio sono «in scadenza al 31 dicembre» e «molte delle società interessate sono al momento in una situazione di incomprimibilità dei costi nel breve periodo».

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