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Il Comune di Roma caccia gli sfollati di Ponte Milvio dai residence

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«Non lasceremo sole le famiglie coinvolte nel crollo di questa notte della palazzina in zona Ponte Milvio», scriveva Virginia Raggi su Twitter il 24 settembre, ovvero il giorno dopo il crollo della palazzina a Monte Milvio che ha lasciato senza casa una trentina di famiglie. Oggi la Procura intende procedere in tempi stretti per mettere in sicurezza la zona che circonda l’edificio crollato a Ponte Milvio, in modo da permettere alle famiglie che abitano nelle costruzioni circostanti di rientrare a casa. A quanto sembra, l’abbattimento dell’immobile franato tre settimane fa, al civico numero 5 di via della Farnesina, potrebbe avvenire già la prossima settimana.
virginia raggi ponte milvio
Ma intanto, scrive oggi il Messaggero, il Comune ha fatto sapere che alla scadenza dei trenta giorni di assistenza garantiti dalla protezione civile comunale le famiglie dovranno lasciare i residence:

Sugli sfollati di Ponte Milvio pende un’altra incognita, quella della sistemazione alloggiativa dopo il 23 ottobre, quando scadranno i trenta giorni di assistenza garantiti dalla protezione civile comunale.«Ci è arrivata una lettera in cui il Comune ci annuncia che da 23 non sarà più assicurata l’assistenza nei residence – dice Riccardo Giovannini, inquilino di una delle tre palazzine evacuate e attigua a quella semicrollata in via della Farnesina – con la mia famiglia abbiamo deciso di lasciare il residence e di trovarci un piccolo appartamento in affitto, ma molti altri non sapranno dove andare. Oltretutto viviamo con l’incubo che le nostre case da un momento all’altro possano crollare. Ecco perché auspichiamo che Comune e Procura si mettano d’accordo al più presto, dopo ben due incontri saltati, per decidere la demolizione definitiva dell’edificio».
C’è un altro paradosso. «Agli inquilini di altre due palazzine del complesso di case interessate dal crollo, ma più esterne rispetto alla palazzina in bilico- spiega Riccardo Corsetto, portavoce del Comitato Cassia-è stato dato il permesso di rientrare, ma con l’agibilità legata a delle verifiche statiche che i condomini dovranno far fare a dei professionisti e tecnici esperti entro sessanta giorni. Ma al momento, con il palazzo posto sotto sequestro, è impossibile avvicinarsi alla zona rossa. Così i tecnici non possono fare le verifiche necessarie e azzardarsi a oltrepassare quei limiti potrebbe metterli in serio pericolo. Praticamente chi vive là dentro dorme con un occhio chiuso e uno aperto per la paura. Bisogna intervenire in fretta».

Intanto si agirà per la demolizione del palazzo forse già dalla prossima settimana. Il costo sarà di 30mila euro a famiglia. Un accordo tra residenti, Vigili del fuoco e funzionari del Municipio potrebbe tagliare almeno in parte le spese.

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