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Il complotto dei frigoriferi fa arrabbiare il M5S

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Ieri è stato un grande giorno per Virginia Raggi: esordio e prima intervista con Repubblica e subito spettacolare teoria del complotto sui frigoriferi che ha fatto discutere e ridere tutti. Quasi tutti. Perché in realtà c’è chi non si è divertito per niente.

Il complotto dei frigoriferi fa arrabbiare il M5S

Ad esempio nel MoVimento 5 Stelle. Dove, racconta oggi Tommaso Ciriaco su Repubblica, non si è apprezzato il tempismo dell’uscita. In un colpo solo, Raggi ha oscurato la missione romana del leader e la battaglia di Roberta Lombardi per dimezzare lo stipendio dei deputati. La furia si trasforma presto in rappresaglia.

È proprio l’ex capogruppo, sostenuta dai suoi fedelissimi, a scrivere direttamente a Beppe Grillo: «Come è stato possibile avallare una scelta tanto sbagliata, che mortifica il nostro lavoro? – è il senso del ragionamento – Ora la comunicazione si assuma la responsabilità di questo passo falso». In un istante finisce sulla graticola l’intera filiera dello staff pentastellato, che dal Campidoglio conduce fino a Ilaria Loquenzi e Rocco Casalino. Nel mirino, insomma, finisce il braccio operativo della Casaleggio associati.
L’intervento di Raggi, in realtà, era fissato da diversi giorni. Lo ripetono i “comunicatori” che governano le sorti dei cinquestelle, provando a sedare la rivolta. E il fondatore? Nero come la pece, svuotato come piazza Montecitorio disertata dai militanti grillini, lascia la Camera avvilito. I nemici della sindaca vorrebbe lo scalpo di Raggi, «è fuori controllo – ripetono – buttiamola fuori dal Movimento!» – ma il leader non può far altro che frenare: «State calmi. Di Virginia ne riparliamo a gennaio, ora non possiamo certo mollarla». È stufo quanto loro, soltanto non può muovere un dito fino al referendum costituzionale: «È l’unico modo – ricorda – per mandare a casa Renzi».

E a quanto pare con l’uscita sui frigoriferi la Raggi ha fatto arrabbiare anche Chiara Appendino (che però smentisce su Twitter, vedi EDIT in fondo all’articolo). Alla domanda sull’appello per la legalizzazione della cannabis firmato dalla sindaca di Torino la Raggi ha risposto che lei non lo avrebbe fatto: «Non lo so. Non è un tema che ritengo fondamentale per un sindaco. Io mi sto occupando di tutt’altro». Scatenando, racconta Repubblica, la reazione della torinese: «Che ingrata, io mi sono mostrata con lei nel momento più difficile – l’estrema sintesi dello sfogo – e lei mi ripaga in questo modo?». Certo, la Raggi ha incassato il sostegno della Muraro che ha rilanciato sul ruolo dei materassi nel Grande Gombloddo, ma l’impressione è quella ben evidenziata da Stefano Costantini, sempre su Repubblica:

 Certo, la sporcizia che attanaglia la città non è colpa di Raggi. C’era anche prima e le responsabilità sono in capo innanzitutto a quei cittadini che hanno comportamenti incivili. La responsabilità della giunta cinquestelle sta invece nell’aver solo puntato il dito contro le precedenti amministrazioni, dalle quali ha ereditato, questo è vero, una situazione disastrosa, dalla “monnezza” ai trasporti. In questi tre mesi e mezzo di governo però, ci si aspettava di più, e le reazioni dell’elettorato grillino cominciano a diffondersi oltre l’angusto e controllato spazio dei social. Chi li ha votati e chi no, non ha visto finora quei provvedimenti che possano far respirare la capitale e i suoi sfortunati abitanti. Dire no agli inceneritori obbliga a scelte coraggiose, altrimenti si resta imprigionati nel mondo delle buone intenzioni; annunciare il ricorso massiccio alla differenziata significa avere il personale in più che può farla. Tutto il resto è propaganda. In buona o cattiva fede.

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Il complotto dei frigoriferi (Foto da: Twitter)

La difesa dell’indifendibile

Inutile ricordare alla sindaca che il servizio di raccolta dei rifiuti ingombranti è sospeso da giugno fino a novembre perché è saltata la gara. Inutile anche ricordarle, come fa Paolo Conti sul Corriere, che le segnalazioni di rifiuti abbandonati in città esistono da ben prima che lei fosse chiamata a fare la sindaca:

È il 22 aprile 2016 e l’attore Tullio Solenghi si sfoga sul disastro romano scrivendo alla rubrica di dialogo con i lettori «Una città, mille domande» che io curo dall’ottobre 2009: «L’altro disastro è la Cassia Veientana, le piazzole di sosta sono ridotte a discariche da anni, ho visto materassi, cucine a gas, televisori». In Campidoglio siede il commissario Francesco Paolo Tronca. Virginia Raggi dev’essere ancora eletta e Roma è una discarica a cielo aperto. L’archivio della rubrica (sia su carta che on line su roma.corriere.it) registra negli anni decine di avvistamenti di frigoriferi, materassi, cucine, pezzi di mobilio sfuso, sedie, divani, librerie. Qualche data: 1 novembre 2014, 30 ottobre 2009, 13 marzo 2015, 15 gennaio 2015, 14 gennaio 2010, 30 gennaio 2011 (un’accurata denuncia sulla Magliana), 28 novembre 2010, e potrei continuare a lungo. Se non bastasse, ci sono anche le decine di foto pubblicate nello spazio curato dalla collega Ester Palma. Dunque, sindaca Raggi, non c’è alcun «complotto dei frigoriferi», come lei immagina parlando con «La Repubblica». Il disastro romano è sotto gli occhi di tutti da anni, e stupisce che lei si stupisca solo ora.

Molto più cogente è invece segnalare l’alto tasso di disperazione con cui si è mosso chi nel M5S ha tentato di difenderla. Come ad esempio Angelo Diario su Facebook:

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Lo status del consigliere Diario

Come è evidente anche a un cieco, infatti, nessuno sta difendendo chi abbandona i rifiuti in strada, ma soprattutto il giallo sui frigo è stato costruito dalla sindaca e non dall’opposizione. Un piccolo, grande caso di rovesciamento della verità dettato dalla situazione. Ma si sa, quando seeeei disperato….
EDIT: Chiara Appendino su Twitter smentisce quanto affermato nell’articolo di Repubblica che la chiamava in causa “Assurdo. @Tommasinoc, su @repubblicait, riporta un mio virgolettato su Virginia Raggi. Parole mai dette ne’ pensate”.
Foto copertina da qui

Leggi sull’argomento: Come Grillo vuole usare il DDL Lombardi per fare campagna sul referendum costituzionale