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Come si diffonde il panico da Ebola su Facebook

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Un’intera cittadina, Purdon in Texas, è stata messa in quarantena a causa dell’epidemia di Ebola. Questa è una notizia falsa, scrive The Verge in un articolo che analizza in che modo si diffonde il panico da Ebola su Facebook, messa in giro dal National Report – lo stesso della nazionale nordcoreana e del microchip con il vaccino – e arrivata a 340mila condivisioni in poche ore. Eppure non c’è modo di fermare la sua diffusione, spiega Josh Dzieza che intervista sull’argomento Craig Silverman, fondatore di Emergent.info.
 
IL PANICO DA EBOLA SU FACEBOOK
«Abbiamo visto articoli su siti di satira o fake news che ottengono un enorme seguito in termini di share, perché si nutrono delle paure della gente. Questa è la vera epidemia», dice Silverman, fondatore con il Center for Digital Journalism della Columbia del sito che monitora la diffusione delle bufale e la loro propagazione in tempo reale. La maggior parte di queste “notizie” sono solo sciocchezze o storie comiche, ma quando scende in campo Ebola le cose cambiano: «La gente mi scrive email per chiedermi se sono vere le storie più strane, come questa di Purdon», dice Silverman. «Alcune di queste storie costituiscono tentativi deliberati di ingannare gli utenti, e spesso ci riescono». Questi siti si dichiarano satirici ma quando trattano l’argomento non hanno nulla a che fare con l’umorismo: pubblicano storie spaventose e utilizzano i social network come Facebook per diffonderle attraverso la condivisione: qui, scrive The Verge, riescono ad arrivare ai massimi livelli di propagazione e massimizzazione dei risultati, in termini di visite e di conseguenza in termini di incassi. National Report ha toccato quota due milioni di utenti unici la settimana scorsa, secondo le misurazioni di Quantcast. C’è differenza, spiega Silverman, tra The Onion e National Report. Mentre il primo è un vero sito di satira, il secondo ha capito che le notizie false sono un business a prescindere dalla comicità, e agisce in modo da ingannare il lettore allo scopo di propaganda. E combattere con le armi tradizionali del debunking sembra inutile. The Verge pubblica questo grafico sulla storia della cittadina texana messa in quarantena e fa notare che il numero di condivisioni dell’articolo non è stato per nulla intaccato dalla scoperta che la storia era falsa, anzi.
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Il primo ottobre il National Report ha lanciato la storia della cittadina di Purdon messa in quarantena per Ebola, dopo che una famiglia è risultata positiva al test per il virus. La storia è esplosa subito su Facebook e da quel momento il sito ha cominciato a pubblicare «approfondimenti» naturalmente falsi sulla storia, come le cronache dal fronte dell’inviato in città. Qualche giorno dopo ha parlato di una classe di bambini dell’asilo infettati da uno studente liberiano lì per un programma di scambio, un dettaglio che conferma l’accento xenofobo del sito. Facebook è il vettore principale di diffusione delle false notizie, visto che alcune caratteristiche del newsfeed lo rendono ideale per la diffusione di voci come questa, visto che i siti internet sembrano tutti uguali nel feed di notizie del social blu, scrive The Verge. Anche perché spesso c’è chi condivide senza leggere, e soprattutto: le storie inverosimili sono sempre più apprezzate dei debunking. Secondo TheVerge anche i trend su Facebook spesso ospitano notizie bufala, mentre i siti tendono a nascondere la loro natura al lettore occasionale (Snopes pubblica il disclaimer adesso eliminato dal National Report).
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COME POTREBBE ANDARE A FINIRE
Tuttavia, ricorda sempre The Verge, è anche vero che questo tipo di siti è protagonista di fiammate di notorietà ma poi torna nell’oblio. I siti di fake news e quelli di complottisti hanno la tendenza a farsi leggere da molti affezionatissimi e avere qualche exploit ogni tanto: tutto questo potrebbe rendere la diffusione del panico da Ebola in qualche modo controllabile, esattamente come per ora sembra sotto controllo l’epidemia. Don’t panic, insomma. E comunque c’è sempre di peggio, come quelli che consigliano le cure omeopatiche per l’Ebola. Oppure come quello che si riesce a fare in Italia.
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