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A chi vanno chiesti la prova del tampone e il test del sangue

Ecco come funziona in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, le prime tre regioni più colpite

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Il Corriere della Sera oggi spiega come si possono chiedere il test del tampone e il test sierologico per il Coronavirus SARS-COV-2 e per COVID-19 nelle varie regioni italiane, dove la procedura in ordine sparso porta a notevoli differenze da caso a caso. Il punto di partenza per tutte le Regioni è lo stesso: «Il test nasofaringeo per la conferma della malattia è a carico del sistema sanitario ed è organizzato dall’Asl o dall’ospedale —scrive l’Istituto superiore di sanità—. Attualmente il tampone basato sulla rilevazione dell’Rna del virus è l’unico affidabile per accertare l’infezione da nuovo coronavirus. I test cosiddetti sierologici vengono usati solo in alcune condizioni, ma i risultati non sono così affidabili, anche perché non diagnosticano infezioni molto recenti. I risultati devono essere confermati dai tamponi». Però, poi, in Italia ci confrontiamo con regole diverse a seconda di dove abitiamo. Ecco come funziona in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, le prime tre regioni più colpite.

Da lunedì in Lombardia potrà essere sottoposto a tampone anche chi ha sintomi Covid-19 ma non è ricoverato in ospedale. Lo stesso vale per i contatti stretti, se sintomatici. Lo potrà prescrivere il medico di famiglia. Il provvedimento, approvato ieri sera, è una svolta rispetto alla circolare del 10 marzo che, all’apice dell’epidemia, restringeva l’esecuzione dei test nasofaringei al momento del ricovero. Di fatto, finora, i tamponi a domicilio non sono mai stati eseguiti nonostante le numerose segnalazioni dei medici di base: «Ce l’hanno impedito i troppI casi con cui stiamo stati costretti a confrontarci», dice l’assessore alla Sanità Giulio Gallera. D’ora in avanti la Regione s’impegna a farli tramite le Asl nel giro di 48 ore.

Il medico di famiglia segnalerà il paziente. I cittadini che possono muoversi saranno invitati a recarsi nell’ambulatorio che gli verrà indicato. Chi non è in condizione di spostarsi in sicurezza potrà ottenere l’esame a casa tramite le Unità speciali di continuità assistenziale (Usca), che dovranno però essere potenziate. Qui come nelle altre Regioni continuerà a essere sottoposto a tampone — 2 nel giro di 24 ore — anche chi è clinicamente guarito, per avere conferma dell’effettiva negatività. L’obiettivo è di arrivare a smaltire 30mila test nasofaringei al giorno, più del doppio di oggi (solo Bergamo ha un progetto per smaltirne duemila al giorno). Per riuscirci, con ogni probabilità, la Lombardia si appoggerà anche su un laboratorio di analisi dell’Aquila (oltre A i suoi 43) e acquisterà altri tre macchinari appositi.

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I tamponi effettuati nelle Regioni (Corriere della Sera, 8 maggio 2020)

Già dall’inizio dell’epidemia chi abita in Emilia-Romagna, in presenza di sintomi, può ottenere un tampone senza bisogno di essere ricoverato in ospedale. Con un provvedimento del 24 aprile il test nasofaringeo adesso può essere prescritto dal medico di famiglia anche ai contatti stretti con sintomi. Il proposito è di arrivare a 15 mila tamponi in un giorno, cioè quasi il triplo degli attuali.

Nella Regione di Luca Zaia già dall’inizio dell’epidemia possono ottenere il tampone tutti i soggetti sintomatici e le persone considerate «contatti stretti o non stretti» di caso sospetto anche se asintomatici. Oltre a recarsi in ospedale (cosa sconsigliata), il cittadino che avverte sintomi o che pensa di essere stato a contatto con un caso sospetto può procedere in due modi: 1) Chiama il numero messo a disposizione da ogni azienda sanitaria 2) Telefona al medico di medicina generale che, dopo avere effettuato il triage telefonico, segnalerà il cittadino al Servizio di Igiene. È di imminente pubblicazione una delibera che prevede la possibilità da parte del medico di famiglia di prescrivere il tampone. Oggi vengono eseguiti fino a 13mila tamponi al giorno, l’idea è di arrivare a 50mila entro settembre.

Le indicazioni per i test sierologici sono diverse:

Al di fuori degli operatori sanitari, delle forze dell’ordine e dei volontari del 118 che sono sottoposti al test sierologico dalla Regione, in Emilia-Romagna chi vuole eseguirlo a proprie spese (con un costo intorno a 25 euro) lo può fare in 25 laboratori autorizzati, ma su prescrizione di un medico. Se positivo, sarà preso in carico dal Servizio di prevenzione pubblica. Linea simile in Veneto: se un cittadino, autonomamente e a proprie spese, va a effettuare il test sierologico, in caso di positività, deve chiedere al medico di famiglia la prescrizione del tampone.

In attesa della sua esecuzione e dell’esito rimane in isolamento. Come Regione, invece, il Veneto sta svolgendo lo screening con il tes trapido su lavoratori dei servizi essenziali e, nell’ambito di un progetto pilota, su chi ha ripreso l’attività produttiva. In Lombardia l’esecuzione del test sierologico, che avviene prevalentemente per gli operatori sanitari e i contatti dei casi sintomatici (dopo 14 giorni), non è ancora disciplinata per i cittadini.

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