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La strana storia della Eco.Tech e delle mascherine mai arrivate alla Regione Lazio

I magistrati penali e contabili hanno avviato un’inchiesta e indagato i soci di Eco.Tech per frode in pubbliche forniture. Ma il punto riguarda i soldi pubblici spesi dalla Regione Lazio. Il rischio di aver perso milioni di euro è alto e non è escluso che altri soldi possano essere stati spesi inutilmente

zingaretti raggi

Il 16 marzo scorso la Regione Lazio ha stilato tre determine in cui, con una trattativa diretta, acquista dalla Eco.Tech mascherine per un totale di 35 milioni e 800mila euro. Già che c’è, l’ente guidato da Nicola Zingaretti stipula anche una polizza fidejussoria con la società Seguros Dhi-Atlas LTD e svolge verifiche sull’idoneità della società consultando i registri pubblici.

La strana storia della Eco.Tech e delle mascherine mai arrivate alla Regione Lazio

Il 25 aprile viene rescisso il contratto da parte della Regione Lazio, per la “totale inaffidabilità” da parte della società che non ha mai consegnato le mascherine, ma le cose che non tornano in tutta questa vicenda sono molte. Prima, però, erano stati pagati 14 milioni di euro di acconto alla piccola società di Frascati, appena 10mila euro di capitale versato, che aveva garantito la fornitura di 9,5 milioni di mascherine Ffp2, Ffp3 e chirurgiche, fin lì portando a termine la consegna di sole 2 milioni di “triplo strato”, nonostante le scadenze non rispettate del 30 marzo e del 17 aprile. La Ecotech, a sua volta, si serve dalla svizzera Exor Sa cui – si legge nelle determine della Protezione civile – “la Ecotech srl ha effettuato tutti i pagamenti necessari per ottenere i beni oggetto di fornitura”. La Procura di Roma ha ordinato alla Guardia di Finanza l’acquisizione di tutti i documenti in possesso dell’agenzia regionale della Protezione civile del Lazio relativi all’affidamento Ecotech. Fra questi, anche la polizza stipulata da Ecotech con la Seguros Dhi-Atlas. Ma intanto si scopre anche l’IVASS aveva segnalato che la polizza stipulata dalla Regione non era valida. Spiega oggi Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera:

La Regione stipula una polizza fidejussoria con la società Seguros Dhi-Atlas ltd e specifica di aver svolto verifiche sull’idoneità della società consultando i registri pubblici. Una dichiarazione che nella mail del 29 aprile Ivass smentisce. Il testo è fin troppo esplicito: «Si comunica che con la denominazione Seguros Dhi-Atlas Ltd non esiste alcuna società italiana o estera autorizzata ad esercitare l’attività assicurativa in Italia, come emerge dalla consultazione dell’albo delle imprese. Per completezza di informazione si fa presente che da una ricerca effettuata consultando il registro pubblico The financial service register, tenuto dalle autorità di vigilanza del Regno Unito, risulta iscritta la società che non è tuttavia autorizzata».

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Ivass chiarisce di aver«interpellato i competenti uffici della Banca d’Italia secondo cui la Seguros non risulta soddisfare nemmeno le condizioni per il rilascio in Italia di garanzie fideiussorie di natura finanziaria perché non risulta iscritta nell’albo delle banche». La conclusione non lascia dubbi: «I documenti emessi dalla società non sono idonei a fornire una copertura assicurativa». A questo punto bisognerà capire chi abbia effettuato le verifiche che la Regione Lazio sostiene di aver svolto oppure se negli atti pubblici sia stato dichiarato il falso.

I magistrati penali e contabili hanno avviato un’inchiesta e indagato i soci di Eco.Tech per frode in pubbliche forniture. Adesso dovranno verificare la versione di tutti i funzionari che si sono occupati della vicenda, a partire dal direttore dell’Agenzia regionale della Protezione civile Lazio, Carmelo Tulumello, che ha firmato i contratti.

Il rischio di aver perso milioni di euro è alto e non è escluso che altri soldi possano essere stati spesi inutilmente. Con una mail trasmessa il 6 maggio proprio all’ufficio di Tulumello, l’Agenzia delle dogane ha infatti comunicatoche un’altra fornitura della società European Network Tlc srl «non ha la certificazione idonea per l’immissione in consumo» e in ogni caso ha richiesto l’autorizzazione per «mascherine diverse da quelle indicate nelle dichiarazioni doganali». Che quindi al momento rimangono bloccate.

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