Economia

Come la pensava Padoan sulla soglia del contante un anno fa?

Padoan

C’è stato un tempo, nemmeno tanto lontano, in cui Pier Carlo Padoan la pensava in maniera molto diversa da oggi riguardo la soglia del contante. Quel tempo era il novembre 2014, e, come è stato ieri ricordato da Gianni Cuperlo sulla sua pagina Facebook, era all’epoca della sua risposta al deputato Giancarlo Librandi di Scelta Civica, il quale, appunto, chiedeva all’epoca di alzare la soglia del contante. Nella sua replica, Padoan spiegava che la scelta di limitare la circolazione del contante e di procedere ad un progressivo innalzamento della soglia era motivata dall’esigenza di far emergere le economie sommerse, per ostacolare evasione ed elusione fiscale.
 

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Quando Padoan spiegava che la soglia del contante era adeguata (Interrogazione del deputato Giancarlo Librandi alla Camera, 19 novembre 2014)

Signor Presidente, la previsione di una soglia all’utilizzo del denaro contante è stata introdotta per la prima volta nel 1991, con il decreto legge n. 143, e successiva conversione in legge. Questo recava: «Provvedimenti urgenti per limitare l’uso del contante e dei titoli al portatore nelle transazioni e prevenire l’utilizzazione del sistema finanziario a scopo di riciclaggio». Tale indicazione non è stato modificata nella sostanza nel corso degli anni. La limitazione prevista della soglia riguarda complessivamente il valore oggetto di trasferimento, indipendentemente dalla causale, e si applica anche alle cosiddette operazioni frazionate. Successivamente, il decreto legislativo n. 231 del 2007 ha vietato il trasferimento di denaro contante per importi pari, o superiori a 1.000 euro. Al generale divieto di utilizzo del contante per importi pari, o superiori alla soglia sono state previste due deroghe. La prima per gli operatori del settore commercio al minuto, e le agenzie di viaggio e turismo, che possono vendere beni e servizi ai cittadini stranieri non residenti in Italia entro il limite di 15.000 euro, utilizzando un’apposita procedura. Inoltre, la soglia per l’attività svolta dai cambiavalute con i clienti è elevata a 2.500 euro. Ricordo che alla normativa nazionale sull’uso del contante si aggiunge quella comunitaria, la terza Direttiva antiriciclaggio e il Regolamento n. 1889/2005 relativo ai passaggi di denaro contante al seguito attraverso le frontiere. Nel nostro Paese l’uso del contante è superiore a quello di alcuni Paesi europei, e si avvicina ai valori della Grecia e della Spagna. Sul fenomeno incidono fattori di abitudine, fattori culturali e anche fattori istituzionali, oltre che, naturalmente, la presenza di una vasta area di economia sommersa ed evasione fiscale. Inoltre, in Italia è minore l’utilizzo di strumento di pagamento elettronici, per quanto la loro diffusione non è distante dalla media europea.
La scelta di limitare la circolazione del contante e di procedere ad un progressivo abbassamento della soglia, è motivata dall’esigenza di fare emergere le economie sommerse in considerazione del vasto utilizzo di tale modalità di pagamento in Italia e alla necessità di aumentare la tracciabilità delle movimentazioni finanziarie per contrastare il riciclaggio dei capitali di provenienza illecita; l’evasione e l’elusione fiscale. Va ricordato, poi, l’elevato costo di gestione del contante, che secondo le più recenti stime, comporta un onere in media pari allo 0,4 per cento del PIL, che diventa 0,5 in un Paese come l’Italia, per un ammontare pari a circa 8 miliardi di euro l’anno. La normativa volta a limitare la circolazione del contante, se rafforzata da interventi paralleli tesi ad incentivare l’utilizzo della moneta elettronica e degli altri strumenti di pagamento, produce prevedibili effetti positivi sui consumi.

O tempora o mores. Giusto ieri Padoan all’assemblea dei giovani di Confindustria ha detto: «C’è chi dice che aumentando il contante aumenta l’evasione: non è vero». Già, “c’è chi dice”. Ed è facile anche sapere chi: Padoan.