Economia

Come funziona la nuova procedura per le dimissioni online

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Dal 12 marzo sarà attiva la nuova modalità per la presentazione delle dimissioni. Secondo quanto previsto dal Jobs Act infatti da ora in poi un lavoratore che intende licenziarsi potrà farlo unicamente tramite la procedura online e non più in forma cartacea. L’intenzione del legislatore è quella di scoraggiare in questo modo la pratica delle dimissioni in bianco, ovvero della richiesta da parte del datore di lavoro della presentazione di una lettera di dimissioni già compilata ma senza l’indicazione della data che viene messa al momento di “far dimettere” (ovvero licenziare) il dipendente. La procedura è valida per quasi tutti i lavoratori subordinati ma non si applica ai dipendenti pubblici.
https://youtu.be/Q5GfFwUbmgg

Come presentare le dimissioni sul sito del Ministero del Lavoro

Sia che si tratti di dimissioni volontarie che di risoluzione consensuale del rapporto lavorativo il lavoratore dovrà quindi completare la procedura esclusivamente per via telematica. Non basta però un semplice click per poter inoltrare le proprie dimissioni. Occorrerà infatti essere già registrati al portale INPS ed essere in possesso del codice PIN identiticativo che può essere richiesto qui oppure recandosi presso una delle sedi dell’Istituto. Una volta ottenuto il PIN sarà possibile quindi effettuare l’accesso e selezionare l’apposita voce dal menù della propria area personale.
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Una volta inseriti i dati del lavoratore, quelli relativi all’azienda e al rapporto di lavoro – indicando la data di decorrenza delle dimissioni –  sarà finalmente possibile inviare la lettera di dimissioni (qui un fac simile del modulo) che verrà trasmessa al datore di lavoro e agli uffici del lavoro competenti per il territorio. Il lavoratore avrà sette giorni di tempo per ripensarci e annullare la comunicazione revocando le dimissioni tramite la procedura del sito del Ministero del Lavoro. Sarà possibile, per tutti gli utenti non esperti di cose dell’Internet farsi aiutare nella presentazione delle dimissioni da personale di un ente abilitato come possono essere i patronati, i sindacati, enti bilaterali o commissioni di certificazione.

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I campi da compilare per inoltrare la domanda di dimissioni

Il nodo dei costi per lo Stato

Ma non è detto che questa novità possa comportare anche una minore spesa per l’apparato statale. Secondo un’indagine dell’Osservatorio della Fondazione Studi Consulenti del lavoro l’introduzione delle dimissioni per via telematica ha i suoi costi non tanto per la messa in opera dell’apparato quanto per alcuni casi particolari di dimissioni, quelle non convalidate. Complessivamente, tenendo conto del fatto che ogni anno in Italia si dimettono circa 1,4 milioni di lavoratori (ovvero circa il 10%) che si traduce in costi potenziali di 10,5 milioni di euro per i lavoratori che sceglieranno di farsi assistere da patronati e altri enti nella presentazione della domanda. Ci sono poi circa 105 milioni di euro per le aziende che dovranno pagare il ticket licenziamento (per una anzianità fino a 3 anni) a tutti i lavoratori che abbandoneranno improvvisamente (perché sono tornati al paese d’origine o per altri motivi) il posto di lavoro senza presentare le dimissioni. Si tratta di circa 70.000 rapporti di lavoro all’anno che secondo la Fondazione Studi Consulenti del lavoro “la legge lascia nella completa incertezza poiché senza la compilazione del modulo on-line le dimissioni non sono valide“. In questi casi le aziende si vedono costrette a licenziare il lavoratore per giusta causa, con tutti gli oneri conseguenti. Ci sono infine 1,47 miliardi di euro per le casse dello Stato sui 24 mesi dal momento che potrebbe essere chiamato a corrispondere ai lavoratori perché “Tramutare una dimissione (anche di fatto) in “licenziamento effettivo” per maggiore certezza, determina per il lavoratore che abbandona il posto anche il diritto alla indennità di disoccupazione“. Una soluzione potrebbe essere quella di ripristinare il sistema della convalida delle dimissioni – attualmente in vigore, in questo modo l’azienda potrebbe inviare una comunicazione al dipendente che non avesse convalidato le dimissioni online che in caso di mancata conferma diventa automatica trascorso il periodo di sette giorni per il recesso. “Si tratta di una norma di buon senso – dichiara Rosario De Luca, presidente della Fondazione Studi Consulenti del lavoro -, con la quale si potrebbero evitare le nefaste conseguenze economiche della nuova normativa. Anche se la soluzione migliore rimane l’abrogazione di un gravosissimo onere introdotto per tutti ma efficace solo per un fenomeno più che residuale. Mi auguro che la richiesta formulata nei mesi scorsi dal nostro Consiglio Nazionale possa essere accolta”.