Fact checking

Come lo Staff Casaleggio vuole «controllare Roma»

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È quasi l’ora delle Comunarie per l’elezione del candidato Sindaco del Movimento 5 Stelle a Roma, tempo di far firmare agli aspiranti portavoce al Campidoglio un bel contratto vincolante per far capire chi è comanda davvero nel MoVimento. Non i cittadini, anche se l’illusione è ovviamente quella. Non il futuro Sindaco e i futuri Assessori e Consiglieri, gente della quale – essendo sostanzialmente scelta a caso – l’organismo di controllo centrale del partito noto anche come Direttorio non si può fidare davvero troppo. Ecco quindi che nel Codice di comportamento per i candidati ed eletti del Movimento 5 Stelle alle elezioni amministrative di Roma 2016 fatto firmare nei giorni scorsi spunta la penale da 150mila euro da pagare in caso di violazione del suddetto Codice per risarcire i danni all’immagine del M5S. A notificare l’infrazione sarà, come al solito “lo staff“. Ed è proprio l’organismo che gestisce e cura il Blog dell’Umile Portavoce (non eletto) ad avere molto potere su Sindaco, Assessori e Consiglieri.
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Grazie per le preferenze, Lo Staff

L’importanza dello Staff è evidente fino dal punto 3 del Codice di comportamento, dove viene indicato che gli eletti del MoVimento dovranno operare in accordo con il programma (già scritto che deve essere solo “ratificato” dagli iscritti) e su indicazione dello Staff e dei garanti. Questo è per quanto riguarda l’argomento del: decide la Rete/laggente/i cittadini. Il programma è dato, i candidati non lo hanno deciso (non essendo ancora candidati) e in ogni caso sarà lo Staff a indicare cosa fare e come. Evidentemente qualcuno vuole evitare che succeda come a Parma. Altro aspetto dove la Casaleggio (ovvero lo Staff) entra in gioco in modo decisivo: la comunicazione. Viene indicato lo strumento ufficiale per la diffusione delle informazioni, ed è guarda caso ospitato sul sito di Grillo. Ma è sulla costituzione dello “staff della comunicazione” che Casaleggio e la sua azienda entrano in gioco in maniera predominante. Come nei migliori franchising (in fondo si tratta pur sempre di una concessione temporanea del marchio M5S) tutta la comunicazione verrà gestita centralmente da Grillo e Casaleggio. Spetterà a loro la scelta dei membri dello staff del Sindaco “al fine di evitare una dispersione delle risorse disponibili“, e non si capisce quali risorse, quelle della Casaleggio o quelle messe a bilancio del Comune?
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Anche per la nomina dei colllaboratori il Sindaco e gli eletti del M5S all’Assemblea di Roma Capitale non avranno alcuna autonomia decisionale (pena come sappiamo la scomunica) e tutto dovrà essere approvato dallo Staff e dai Garanti (ovvero i componenti del Direttorio). Non male come Democrazia Diretta. Certo, gli eletti dovranno rendere conto periodicamente ai cittadini, i quali a loro volta potranno sfiduciarli secondo il principio noto con il nome di “recall”; strumento già applicato negli Stati Uniti, chiosa orgogliosamente l’estensore del Codice quasi fosse un “visto in TV!1” appiccicato sopra la pubblicità di un prodotto. Ma per farlo serviranno almeno 500 firme di iscritti certificati romani, oppure ci si può sempre limitare ad approvare tramite apposita votazione in Rete la proposta. Avanzata da chi? A quanto pare vige il principio dell’uno vale cinquecento.
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Chi c’è dietro lo Staff?

È indubbio quindi che la maggior parte del potere decisionale sia, stando al documento, in mano alla Casaleggio e al suo Staff. Ma di chi stiamo parlando realmente? Stando a quanto scrive Jacopo Iacoboni oggi su La Stampa il cuore dello staff, l’inner circle è costituito da tre persone (oltre a Grillo e allo stesso Casaleggio):

Alla Casaleggio tre persone hanno tenuto in mano operativamente la cosa, nel corso di questi anni in varie fasi: Pietro Dettori, che gestisce anche gli account twitter di Grillo, e molto spesso è autore materiale dei post (Grillo incredibilmente lascia fare anche quando poco o nulla sa di ciò che viene scritto, anche delle uscite più tremende), figlio di un imprenditore sardo legato in precedenza a Casaleggio. Biagio Simonetta, un giornalista, esperto di new media. Marcello Accanto, un social media manager. E, ultima entry, Cristina Belotti, che si occupa della tv La Cosa, una bella ragazza cresciuta curiosamente alla più pura scuola del centrodestra milanese, la scuola di Paolo Del Debbio – lavorava nella redazione del suo programma – e arrivata alla Casaleggio attraverso il network dei fratelli Pittarello

E volete sapere qual è il vero motivo per cui Casaleggio ci tiene tanto che la comunicazione e le informazioni passino attraverso il sito. Il motivo è questo:

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Se volete vedere l’intervento del Dibba su La Cosa dovete togliere AdBlock, altrimenti potete andare sul sito della Camera

Insomma in Rete è tutto gratis, anche le repliche di Otto e Mezzo, ma su La Cosa le cose stanno diversamente:
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Spiega Iacoboni:

I video non vengono caricati su youtube (che non accetta caricamenti con monetizzazione di video protetti da copyright), ma su un altro servizio di cloud storage di video, che non ha evidentemente ancora stipulato accordi con le tv italiane e le società di produzione. A questo servizio la Casaleggio paga una quota per ricevere in cambio dei ritorni pubblicitari dagli spot che partono prima del video, e dai banner (attraverso Adwords o altre piattaforme di monetizzazione pubblicitaria). Per ogni video caricato e visto la Casaleggio incassa in percentuale una quota stimabile fino ai mille euro e oltre per ogni video visualizzato almeno centomila volte (dati variabili)

Ecco quindi che Casaleggio ha tutto l’interesse – economico ancor prima che politico – che tutta l’informazione “ufficiale” relativa ai Cinque Stelle sia convogliata sui suoi siti.