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La storia del compito «Come facciamo a cacciare Salvini»

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Daniele Marchetti, consigliere regionale della Lega Nord in Emilia-Romagna, ha “denunciato” su Facebook e in una nota stampa che un’insegnante di italiano di una scuola media inferiore di Castel Del Rio, nel bolognese, avrebbe inserito in un compito in classe sottoposto ai propri studenti.

La storia del compito «Come facciamo a cacciare Salvini»

La storia ha fatto ovviamente già il giro dei social network con tanto di immancabile bannerino anche se Marchetti stesso ha detto di stare ancora indagando sulla veridicità della segnalazione. “Se le verifiche che stiamo facendo porteranno a confermare i fatti – aggiunge il segretario della vallata imolese, Fabio Morotti – chiederemo al Provveditorato di prendere immediati provvedimenti contro quella professoressa che ha scelto la scuola non per educare, quanto per fini di propaganda politica. Tutto ciò è inaccettabile, soprattutto alla luce del fatto che anche a livello didattico, quella classe necessità più di altre di insegnanti capaci di insegnare le materie basilari per un’istruzione degna di quel nome: a quanto risulta, infatti, la classe sarebbe composta da 11 studenti stranieri e 8 italiani“.

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Tuttavia c’è qualche dubbio sulla segnalazione. Il TG Vallata del Santerno, che è di zona, sulla sua pagina Facebook scrive: «Stiamo cercando di capire come siano andati i fatti. Le fonti sono discordanti e non è nella nostra linea dare notizie senza verificare attentamente quanto accaduto. Non è chiaro se si sia trattato di un compito assegnato dall’insegnante o di un esercizio svolto in autonomia dallo studente. Vi terremo informati su come evolverà la situazione che va certamente chiarita stante l’ampio risalto di queste ore».

EDIT: E alla fine era una bufala:

Il caso, sottolinea all’ANSA il direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per l’Emilia-Romagna, Stefano Versari, “non esiste nemmeno”. Non c’è nessun compito in classe o a casa, precisa Vasari, dato dall’insegnante ai bambini – come denunciato da un commissario provinciale della Lega -, ma un incidente nato da un esercizio fatto in classe. “Si tratta della ‘bottega dei desideri’, una pratica didattica fatta all’inizio di un nuovo ciclo scolastico per far conoscere i bambini tra di loro e all’insegnante”. Ogni alunno esprime un desiderio e trascrive sul quaderno quelli degli altri, per parlarne poi insieme al docente e conoscersi.

Il ‘casus belli’ sarebbe un desiderio particolare, “cacciare Salvini”, che l’insegnante, secondo quanto riferito dalla dirigente scolastica dell’istituto al direttore Versari, avrebbe anche chiesto di non trascrivere insieme agli altri (tra questi figurano “risolvere la desertificazione” o “guarire le malattie”). Qualche bambino zelante non l’ha ascoltata e una volta portato a casa il quaderno un genitore avrebbe fatto il resto pubblicando sui social la pagina del quaderno. “Per precauzione – sottolinea Versari – ho chiesto sull’ episodio una relazione scritta. Ma ho la percezione di una realtà che cerca l’esorbitanza, e che quando l’esorbitanza non c’è tende a costruirla”, a “stravedere rispetto alla realtà”, “non è un bel segnale”.

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