Cultura e scienze

Ma è vero che è colpa della Germania se abbiamo il Coronavirus in Italia?

I sovranisti di Internet e la redazione de La Verità ha “scoperto” che il coronavirus “italiano” forse viene dalla Germania, e che quindi sarebbero i tedeschi i veri untori e non gli italiani. Ma che basi scientifiche ha un’affermazione del genere? Al momento nessuna

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Il coronavirus Covid-19? Mentre mezzo mondo ritiene che l’Italia sia il Paese che lo sta esportando in Occidente e ci tratta da untori i sovranisti rialzano la testa. Non è colpa nostra se c’è in Europa c’è il coronavirus, è colpa dei tedeschi. A scriverlo è il quotidiano La Verità che oggi in prima pagina titola «forse il virus viene dalla Germania». Il che ovviamente cambia poco visto che i problemi principali e l’emergenza sanitaria più importante è quella del nostro Paese dove alle 18 di ieri erano stati riscontrati 3.089 casi di infezione da coronavirus con 107  deceduti e 276 guariti.

I tedeschi hanno infettato l’Europa senza dircelo!1

Ma cosa c’entrano i tedeschi? Il dato di partenza, noto da tempo ma “riscoperto” di recente, è quello del primo caso di trasmissione locale di Covid-19 all’interno dell’Unione Europea, avvenuto proprio in Germania e confermato già il 28 gennaio. E proprio dalla Germania, sostengono, il virus si sarebbe diffuso nel resto d’Europa, in Italia e successivamente in altre parti del mondo. Che nella UE fossero stati registrati casi di coronavirus “importato” prima dei due turisti cinesi ricoverati allo Spallanzani è un altra cosa nota. Ma secondo alcuni virologi da tastiera «i tedeschi hanno truffato bene e ora gli untori siamo noi».

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In buona sostanza, spiegano, la Germania avrebbe tenuto nascosti i casi di contagio (e come, visto che sul sito del ECDC gli aggiornamenti sono costanti) per evitare di fare brutta figura di fronte al resto del mondo. In questo modo quando l’epidemia è esplosa in Italia tutti hanno avuto buon gioco a prendersela con noi invece che con i tedeschi, che secondo questa versione dei fatti sarebbero i veri “untori”.

Da dove viene fuori la storia del “ceppo germanico” del coronavirus?

Nessuno però dovrebbe andare a caccia di untori o parlare di coronavirus “italiano”, “cinese” o “tedesco”. Per il semplice motivo che per Covid-19 le frontiere e la nazionalità dei contagiati poco importano. Ma a quanto pare per molti è davvero importante stabilire – non per un’analisi epidemiologica (che avrebbe senso) ma darne una lettura politica – che il caso tedesco è stato “il primo” di trasmissione secondaria e che tutto sia stato nascosto (eppure la notizia è stata data sia sui giornali che dal ministro della Salute della Baviera) per non danneggiare le aziende tedesche che così «hanno sottratto clienti a quelle italiane». Un’affermazione quest’ultima che non è basata su alcun dato macroeconomico (anche perché c’è da considerare che molte aziende tedesche lavorano con fornitori italiani).

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Un’importante voce del sovranismo twittarolo ieri invece annunciava che «in base all’analisi del genoma sembra che il cluster di Baviera sia il responsabile dei contagi in mezza Europa, Italia compresa». La fonte in questo caso è un tweet di Trevor Bedford, ricercatore al Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle che ha messo a confronto la diffusione del coronavirus basandosi sui dati relativi alle varie sequenze genetiche di Covid-19 pubblicate fino ad oggi.

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In uno dei tweet Bedford scrive che il cluster epidemico emerso in Baviera (collegato come sappiamo ad un paziente di ritorno dalla Cina) sembrerebbe il progenitore diretto di altri virus identificati altrove in Europa. La pistola fumante che il “ceppo” tedesco è responsabile dei casi successivamente emersi a Codogno? Non proprio. La prima ragione è che ad oggi non è stato identificato il paziente zero italiano e che non ci sono nemmeno prove che di rapporti tra i contagiati del lodigiano e la Germania (non è escluso che potrebbero emergere in futuro). La seconda ragione è che come scrive lo stesso Bedford «questa  non è una scoperta definitiva. Altri campionamenti di casi dalla Cina potrebbero mostrare che il caso della Lombardia è dovuto ad un’introduzione diversa». Non ci sono dati a sostegno di questa tesi.

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Andrew Rambaut è docente di Molecolar Evolution alla University of Edinburgh

Un’ipotesi quindi “altamente suggestiva” ma niente affatto definitiva. I dati a disposizione sono ancora troppo pochi e questa è solo una possibile interpretazione. Un’altra – che è altrettanto probabile – è che sia il caso bavarese che quello lombardo siano invece collegati ad un “progenitore” comune proveniente dalla Cina. Ma questo naturalmente i sovranisti evitano di dirlo.

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E che per il Covid-19 che circola in Italia si tratti di un unico cluster di genomi isolati in altri Paesi europei (in particolare in Germania e Finlandia) lo hanno confermato anche le analisi condotte dall’Università Statale di Milano e dall’Ospedale Sacco, ma questo non significa che il coronavirus sia arrivato a Codogno passando per la Finlandia o la Germania. Del resto al momento l’unica cosa nota è che l’epicentro dell’epidemia è localizzato a Wuhan, in Cina. Così come è fuori di dubbio che molti casi di coronavirus esportati siano collegati al nostro Paese. Vi fa sentire meglio sapere che non siamo degli “untori”? Sappiate però che non esistono popolazioni o nazioni di “untori”, e fa sorridere che a dolersi dell’immeritata reputazione degli italiani siano quelli che fino a qualche settimana fa strillavano sul coronavirus che arriva sui barconi.

 

EDIT: due agenzie dell’ANSA tornano sul tweet di Bedford circa l’ipotesi – non confermata – che il focolaio di Monaco sia collegato a quello di Lodi. Di fatto i ricercatori dicono qualcosa che è già nota e confermata dalla Statale, ovvero che il coronavirus è arrivato in Europa più volte (il che è senz’altro ragionevole viste le dimensioni del focolaio epidemico cinese). L’ANSA però omette di riportare che questa è solo un’ipotesi e non riferisce le critiche a questa teoria. Di seguito le due agenzie:

Il coronavirus Sars-Cov-2 è entrato in Europa più volte e il primo focolaio potrebbe essere quello isolato in gennaio in Germania, a Monaco. Lo indica la mappa genetica pubblicata sul sito Netxstrain, fondato e diretto dal gruppo guidato da Trevor Bedford, del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle. La mappa, che ricostruisce una sorta di albero genealogico del virus, indica che il focolaio tedesco potrebbe avere alimentato silenziosamente la catena di contagi al punto da essere collegato a molti casi in Europa e in Italia.

Analizzando il percorso e le mutazioni genetiche del coronavirus, gli studiosi hanno rilevato che è entrato in Europa più volte. “Dal primo febbraio circa un quarto delle nuove infezioni in Messico, Finlandia, Scozia e Italia, come i primi casi in Brasile, appaiono geneticamente simili al focolaio di Monaco”, rileva Bedford. Il paziente 1 di Monaco aveva mostrato i primi sintomi il 24 gennaio, dopo aver incontrato una collega proveniente da Shangai, poi risultata positiva. Nei quattro giorni seguenti sono risultati positivi anche molti dipendenti della stessa azienda tedesca. Il caso era diventato celebre a fine gennaio come esempio della capacità del coronavirus di trasmettersi anche in assenza di sintomi. Sebbene la sede dell’azienda fosse stata chiusa dopo la comparsa dei primi casi, i ricercatori ritengono che il focolaio di Monaco possa essere collegato a una buona parte dell’epidemia in Europa, compresa l’Italia. “Il messaggio importante – rileva Bedford – è che il fatto che un focolaio sia stati identificato e contenuto non significa che questo caso non abbia continuato ad alimentare una catena di trasmissione che non è stata rilevata finché non è cresciuta al punto da avere dimensioni consistenti“.

 

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