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Colmar si dissocia da Salvini e dalle sue esternazioni "presenti, passate e future"

@neXt quotidiano|

colmar salvini giacca polonia

Della lunghissima sfilza di marchi presenti sul giaccone indossato da Matteo Salvini durante il suo viaggio – tutt’ora in corso di svolgimento – in Polonia, in seguito all’eco mediatica avuta per il gesto del sindaco di Przemyśl che ha “regalato” al leader della Lega una maglia con raffigurato il volto di Vladimir Putin, Colmar ha deciso di prendere pubblicamente le distanze.

Colmar si dissocia da Salvini e dalle sue esternazioni “presenti, passate e future”

“In merito a quanto emerso a mezzo social circa l’associazione erronea del marchio Colmar alle esternazioni di una rappresentanza della politica italiana – ha scritto l’azienda in un comunicato apparso sui profili social ufficiali – Colmar rimarca la propria opposizione a qualsiasi forma di promozione o sponsorizzazione di personalità politiche italiane ed estere e di qualsiasi loro esternazione passata, presente o futura. Colmar afferma la propria assoluta opposizione alla guerra in ogni sua forma”.

Anche Audi prende le distanze

Simile l’approccio di Audi, che ha fatto pervenire un messaggio meno articolato: “In merito a quanto erroneamente evidenziato a mezzo social circa l’associazione del marchio Audi alle esternazioni, passate, presenti o future di una rappresentanza politica italiana, Audi Italia rimarca con fermezza la piena adesione alle regole di compliance del Gruppo Volkswagen che impediscono qualsiasi forma di promozione o sponsorizzazione di personalità politiche. Audi Italia unitamente a Volkswagen Group Italia conferma inoltre la propria assoluta opposizione alla guerra in ogni sua forma”. Come riporta Giornalettismo, Matteo Salvini è andato in Polonia con un’associazione di volontariato, la “Ripartiamo Onlus”, e ha quindi indossato la data in dotazione da quest’ultima ai suoi volontari. Sulla parte anteriore sono quindi presenti tutti quei marchi che sostengono le iniziative benefiche di questa associazione, che fa capo a Francesca Immacolata Chaouqui, condannata a 10 mesi, nel 2016, nell’inchiesta Vatileaks 2, con pena sospesa.