Economia

Cinquemila buone ragioni per non tagliare le poltrone

Il Corriere della Sera ci ricorda oggi in un articolo a firma di Michelangelo Borrillo che ci sono cinquemila buoni motivi per non tagliare i costi delle municipalizzate. Ad essere precisi sono 5008, e il numero ricalca quello dei posti di consigliere nelle aziende private-pubbliche, posti che spesso vanno a politici trombati o ex assistenti di parlamentari. Spiega il quotidiano:

La possibilità di effettuare tale marea di nomine deve rappresentare un incentivo molto valida a mantenere le partecipazioni se è vero, come è vero,che il portafoglio delle società partecipate (da Comuni, Province e Regioni) vale 15,8 miliardi,di cui 4,2 in valore di Borsa considerando le società quotate A2a, Acea, Hera, Iren e Acsm-Agam. E un’eventuale loro vendita — dagli acquedotti agli aeroporti, dalle autostrade all’energia elettrica e gas, dall’igiene urbana ai trasporti pubblici locali — consentirebbe un abbattimento di un quinto (il 17%) del debito degli stessi enti locali. A tutto il 2013 — così come si legge nello studio — i 115 enti locali azionisti avevano insediato negli organi societari delle partecipate 2.048 propri rappresentanti, dei quali quasi 900 in posizioni apicali. A tali nomine se ne aggiungono almeno altre 2.960 — da cui le 5.008 poltrone complessive — in enti non societari come fondazioni e consorzi. In media, quindi, ogni ente ha espresso poco più di una quarantina di nomine: in particolare, 960 nomine societarie dei Comuni con Province e Regioni che si sono suddivise in maniera paritetica le restanti mille posizioni.

I numeri sono tratti dal rapporto sulle local utilities di Mediobanca e riguardano il periodo 2006-2013:

5mila poltrone municipalizzate
I risultati delle municipalizzate (Corriere della Sera, 16 luglio 2015)

Le 5 mila nomine sono anche ben remunerate, sebbene nell’ultimo quadriennio il monte compensi si sia ridotto del 28,5% (a fronte di nomine calate del 27,8%) e il valore medio per carica abbia subìto una decurtazione del 5,4%. Agli amministratori di nomina pubblica risultava infatti riconosciuto nel 2013-2014 un monte compensi pari a 36,4 milioni di euro, 27,3 dei quali (75%) appannaggio delle cariche apicali. Il compenso medio è risultato pari a 24.700 euro, compreso tra i 36.700 euro degli apicali e i 12.500 euro dei non apicali. Gli emolumenti percepiti dai rappresentanti regionali sono significativamente superiori: circa 30mila euro contro i 24mila euro delle nomine comunali e i 18mila di quelle provinciali.