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Cinquanta sfumature di autosorveglianza: il caos del governo sui vaccinati che entrano in contatto con positivi

Quanto scritto nel decreto pubblicato in Gazzetta ufficiale sembra essere diverso dalla circolare del Ministero della Salute. Qual è la verità?

Autosorveglianza

Il decreto legge dice una cosa, la circolare del Ministero della Salute sembra dirne un’altra. Alla fine, però, sembra esserci una soluzione al caos introdotto dal nuovo concetto di autosorveglianza inserito dal governo per la gestione delle persone vaccinate (con dose booster, con seconda dose entro 120 giorni o guariti dal Covid sempre entro 120 giorni) che sono entrate in contatto con un positivo.

Autosorveglianza, il pasticcio del governo tra decreto e circolare

La confusione è nata, come spiega Giornalettismo, dal comma 7-ter del comma 2 del decreto legge n°. 229, quello che è stato approvato il 29 dicembre dal Consiglio dei Ministri e pubblicato in Gazzetta ufficiale nella giornata di ieri. Nel testo, infatti, è esplicitamente (ma neanche troppo) scritto:

7-ter. Con circolare del Ministero della salute sono definite le modalità attuative dei commi 6 e 7 sulla base dei criteri stabiliti dal Comitato tecnico-scientifico di cui all’ordinanza del Capo del Dipartimento della protezione civile n. 630 del 3 febbraio 2020. La cessazione della quarantena di cui ai commi 6 e 7 o dell’auto-sorveglianza di cui al comma 7-bis consegue all’esito negativo di un test antigenico rapido o molecolare per la rilevazione dell’antigene Sars-Cov-2, effettuato anche presso centri privati a ciò abilitati. In quest’ultimo caso, la trasmissione, con modalità anche elettroniche, al dipartimento di prevenzione territorialmente competente del referto con esito negativo determina la cessazione del regime di quarantena o di auto-sorveglianza“.

Tutto chiaro? Assolutamente no. Ma come accade in questi casi, il chiarimento e le spiegazioni (con i dettagli) arriva con le circolari dei ministeri, in questo caso da quello della Salute. E, infatti, questa mattina il documento firmato Giovanni Rezza (direttore generale del Dicastero guidato da Roberto Speranza) ha provato a indicare i paletti, anche temporali, sul funzionamento dell’autosorveglianza. Ma anche in questo caso alcuni incisi non hanno fatto altro che aumentare la confusione.

Soggetti asintomatici che:

  • abbiano ricevuto la dose booster, oppure
  • abbiano completato il ciclo vaccinale primario nei 120 giorni precedenti, oppure
  • siano guariti da infezione da SARS-CoV-2 nei 120 giorni precedenti,

non si applica la quarantena ed è fatto obbligo di indossare dispositivi di protezione delle vie respiratorie di tipo FFP2 per almeno 10 giorni dall’ultima esposizione al caso. Il periodo di Auto-sorveglianza termina al giorno 5. È prevista l’effettuazione di un test antigenico rapido o molecolare per la rilevazione dell’antigene Sars-Cov-2 alla prima comparsa dei sintomi e, se ancora sintomatici, al quinto giorno successivo alla data dell’ultimo contatto stretto con soggetti confermati positivi al Covid 19“.

La circolare che parla della quarantena per i non vaccinati (che non è cambiata), di quella dei vaccinati da oltre 120 giorni, dunque, indica il percorso da seguire per le persone vaccinate che entrano in contatto con positivi, inserendo il tema dell’auto-sorveglianza. Cinque giorni. Ma alla fine c’è quella conclusione che fa pensare a un test al termine di questo periodo per verificare l’eventuale infezione.

Quindi, alla fine, come si risolve la situazione?

Ma si tratta di un’interpretazione sbagliata, provocata da una comunicazione tutt’altro che precisa. Perché solamente le persone vaccinate (con booster, con seconda dose entro 120 giorni o guarite dal Covid nello stesso lasso temporale) con sintomi dovranno sottoporsi a un test alla fine di quei cinque giorni (e qui viene introdotta la novità del test antigenico anche in strutture private), mentre chi è stato in auto-sorveglianza per 5 giorni e non presenta alcuna sintomatologia riferibile all’infezione da Covid non dovrà sottoporsi a nessun tampone.