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Ciccio Bucci e Dino Mocciola: l'altro ultras della Juventus scomparso

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Raffaello Bucci, 41 anni, detto Ciccio, impiego alla Telecontrol, era un capo ultrà dei tifosi della Juventus. Aveva appena testimoniato e nelle indagini che hanno portato, lunedì scorso, all’arresto di 18 persone accusate di associazione mafiosa. Tra quelli dei presunti boss e malavitosi spicca il nome di Fabio Germani, storico capo ultrà bianconero. Poche ore dopo la deposizione si è gettato da un viadotto della Torino-Savona (lo stesso dove nel 2000 perse la vita Edoardo Agnelli, figlio dell’Avvocato).

Ciccio Bucci e Dino Mocciola: l’altro ultras della Juventus scomparso

Da un anno Bucci era diventato consulente per la sicurezza della biglietteria Juve; il pm Monica Abbatecola e il capo della mobile di Torino Marco Martino durante l’interrogatorio avevano avuto l’impressione che Ciccio fosse stato molto reticente. «Da quando è morta sua mamma, Ciccio è cambiato. Si stava separando dalla moglie», fa sapere però al Corriere della Sera il fratello della vittima, Gianni Bucci. Ma c’è di più: nell’inchiesta sui possibili legami tra mafie e curva bianconera, la Procura di Torino aveva convocato come testimone il leader storico dei «Drughi», Dino Geraldo Mocciola, 52 anni, che non si è presentato. Ora è ricercato. Era stato condannato a 20 anni per una rapina del 1989 in cui morì un carabiniere. Scrive Marco Bardesono sul Corriere della Sera:

Due testimoni: uno morto, l’altro scomparso. Entrambi decisivi per rendere esplicite le considerazioni del gip Stefano Vitelli che nella sua ordinanza scrive: «Non si può concludere senza fare riferimento al preoccupante scenario che vede alti esponenti di un’importantissima società calcistica a livello nazionale e internazionale consentire di fatto un bagarinaggio abituale e diffuso come forma di compromesso con alcuni esponenti del tifo ultrà (“voi non create problemi… e noi vi facciamo guadagnare con i biglietti delle partite”).
Avere consentito da parte di taluni responsabili della società juventina un sistema di questo tipo, ha determinato la formazione di un importante giro di facili profitti su cui (come non era difficile prevedere) hanno messo gli occhi e poi le mani anche le famiglie mafiose operanti in zona, creando un pericoloso e inquietante legame di affari fra esponenti ultrà e soggetti appartenenti a cosche mafiose». Ieri la società bianconera non ha voluto commentare.

Nelle carte dell’indagine compare anche il direttore generale della Juventus, Beppe Marotta, che non è indagato.
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L’indagine sui capi della ‘ndrangheta allo stadio della Juve

La storia si dipana insieme all’indagine sui capi della ‘ndrangheta allo stadio della Juventus con i biglietti gratisFabio Germani è presidente di «Bianconeri d’Italia», organizzazione no profit di tifosi che raccoglie fondi per beneficenza: è stato arrestato con l’accusa di associazione di stampo mafioso. Bucci, fanno sapere dagli ambienti della tifoseria bianconera, era stato nominato rappresentante dei tifosi presso il club e questo aveva suscitato le proteste degli altri che accusano il club di essersi compromesso con gente poco raccomandabile. In particolare si accusava Marotta che avrebbe tenuto i contatti. Ma nelle carte dell’indagine c’è altro:

Lo storico capo dei «Drughi» (ultrà bianconeri) proclama uno sciopero del tifo per Juve-Toro del febbraio 2014. La telefonata interessante avviene due giorni prima. Rocco Dominello, all’epoca 38 anni, figlio di Saverio, appartenente alla cosca Pesce/Bellocco di Rosarno (il gotha della ‘ndrangheta), si offre di fare da mediatore. Non chiama un criminale, né un picchiatore da stadio. Telefona ad Alessandro D’Angelo, «security manager» della Juventus.
Ed è proprio quest’ultimo a pronunciare la frase che scolpisce il marcio nei rapporti tra società calcistiche e tifosi in Italia: «Io voglio che voi state tranquilli e che noi siamo tranquilli e che viaggiamo insieme, allora se il compromesso è questo a me va bene! Se gli accordi saltano, ognuno faccia la propria strada». Gli accordi sono: la società (o almeno alcuni suoi dirigenti apicali) concede i biglietti che gli ultrà (o la criminalità) sfruttano per il bagarinaggio; in cambio, ottiene la calma nei rapporti con i tifosi.

L’indagine comincia con la vicenda della partita Juventus-Real Madrid di Champions League: all’epoca Germani accredita Dominello con i capi della Juventus e contatta proprio Marotta per avere una busta di biglietti, recapitata all’hotel Principi; Dominello li rivende a 750 euro (assegno intestato alla Juventus) più altri 200 di guadagno suo. Secondo i pm e il gip torinesi, in questo caso è stata direttamente la ‘ndrangheta a «fondare» un gruppo ultrà (i «Gobbi») per entrare nel business del bagarinaggio. Per questo Stefano Merulla, responsabile del ticket office della Juventus, si lamenta con Germani: hanno fatto pagare un biglietto anche 640 euro un biglietto della partita. Ciò nonostante Germani, Dominello e Marotta si incontrano in un bar di via Duchessa Jolanda a Torino per parlare del provino del figlio di Umberto Bellocco, ‘ndranghetista di Rosarno, con i bianconeri. Alla fine il ragazzo non viene preso. Intanto però fioccano le domande: che bisogno c’è da parte del club più vincente d’Italia di lisciare il pelo ai suoi tifosi? Queste cose di solito accadono nelle società che vogliono frenare le contestazioni alla squadra, ma nel caso della Juventus a cosa servirebbero? C’è chi sostiene che i punti d’attrito tra tifoseria e società potrebbero essere l’aumento dei prezzi dei biglietti o vicende come quella di Franco Rosso e della partita di Berlino. Ma sono questioni in effetti marginali. La chiusura dell’indagine potrà svelare i molti misteri attorno alla morte di Bucci e alla scomparsa di Mocciola.