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Chiara Appendino e la storia dell'acqua pubblica «privatizzata»

chiara appendino SMAT acqua pubblica

Il Comitato per l’acqua pubblica di Torino lancia l’allarme: la Sindaca Chiara Appendino sta privatizzando l’acqua dei torinesi. E lo sta facendo, sostengono, in maniera strisciante e soprattutto andando contro quanto dichiarato nel programma elettorale dove la Appendino dichiarava di voler difendere il risultato del referendum del 2010 sull’acqua pubblica. Il riferimento è ad un recente provvedimento del Consiglio Comunale di Torino approvato in forza della larghissima maggioranza che il MoVimento ha in Consiglio con 24 sì, 3 no e 9 astenuti.
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L’acqua di Torino resta pubblica

Il Consiglio Comunale ha così stabilito l’acquisto di 31mila azioni della SMAT, la Società Metropolitana Acque Torino S.p.A. che è la società che gestisce i servizi idrici in città. Le azioni sono state acquistate dalla stessa SMAT a FCT (Finanziaria Città Torino) Holding – ovvero la finanziaria del Comune – per due milioni di euro un’operazione, ha spiegato il vicesindaco Guido Montinari che rientra all’interno «di un piano pluriennale finalizzato al rafforzamento della componente pubblica nella compagine sociale dell’azienda». Ma c’è chi contesta il modo in cui è stato condotto il passaggio di azioni che contribuirebbe ad impoverire le casse della SMAT (e quindi a determinare un possibile abbassamento della qualità dei servizi) a favore di FCT Holding che così avrà quel milione di euro di dividendi da pagare al Comune di Torino il quale a sua volta si troverebbe con 31 mila azioni in meno della società idrica. Le azioni di SMAT però (stando al libro soci aggiornato al dicembre 2015) restano in larga parte in mano al Comune di Torino (che ne detiene circa il 60% ai quali va aggiunto il quasi 5% di proprietà di FCT) e ad altri comuni della cintura torinese. Prima di questa operazione la SMAT deteneva infine il 5,6% delle sue azioni (per un valore pari a sedici milioni e mezzo di euro). Difficile quindi parlare di privatizzazione della SMAT o dell’acqua pubblica di Torino, in primo luogo perché 31 mila azioni corrispondono a poco più dello 0,5% del totale delle azioni in secondo luogo perché l’obiettivo di questa manovra è un altro ed è far risanare le casse comunali alla società dell’acqua. Infine c’è il discorso relativo al fatto che nella bolletta dell’acqua i torinesi non pagano solo il servizio idrico e la manutenzione della rete ma anche i dividenti staccati a fine anno da SMAT ai comuni soci. Proprio su questo punto nel 2013 Chiara Appendino (all’epoca vicepresidente della Commissione Bilancio) si era scagliata contro Piero Fassino presentando una mozione per impedire che la società redistribuisse gli utili ai soci ritenendo che i proventi dovessero essere reimpiegati nella gestione del servizio. Non a caso nel programma elettorale la Appendino annunciava di voler avviare “con tutti i Comuni della Città Metropolitana un processo istituzionale finalizzato a far uscire SMAT dalle logiche della gestione privatistica proprie della sua natura di società per azioni, riportandola nell’alveo del diritto pubblico con la trasformazione in Azienda di diritto pubblico, partecipata dai cittadini“. Tra le azioni concrete, da realizzarsi nel breve periodo, il programma elencava la:

Redazione del piano di fattibilità finalizzato alla trasformazione di SMAT in Azienda di diritto pubblico (azione vincolata ad approvazione da parte del 90% delle quote azionarie SMAT detenute dai Comuni della Città Metropolitana e del 60% dei partecipanti all’Assemblea, quali condizioni richieste per la modifica dello Statuto di SMAT). Tale Azienda di diritto pubblico dovrà essere orientata esclusivamente alla produzione, erogazione e gestione del servizio idrico integrato (SII) nel territorio degli enti locali coinvolti, senza fini di lucro

Le riserve di SMAT utilizzate per ripianare i bilanci del Comune

Ovviamente però con “breve periodo” la Appendino non intendeva i fatidici “primi cento giorni” del suo governo ma un lasso di tempo maggiore anche per consentire alla sua amministrazione di prendere pieno controllo della macchina amministrativa e di poter iniziare ad operare le proprie scelte senza essere eccessivamente vincolata dalle decisioni prese dalla giunta precedente. Anche se è difficile non notare che la delibera approvata il 3 ottobre va nel senso opposto rispetto a quanto dichiarato nel programma bisogna però tenere conto del fatto che nel 2014 Piero Fassino  fece approvare una modifica allo statuto di SMAT che obbligava i soci “diversi dai Comuni (ad esempio il Consorzio dei comuni CIDIU, la società “Patrimonio Città Settimo Torinese” e appunto la FCT Holding) a ridurre la loro presenza in SMAT ovvero a cedere le proprie azioni ai Comuni o a venderle alla stessa società idrica. Il che è proprio quello che ha deliberato il Consiglio Comunale di Torino a inizio mese. Si arriva quindi alla questione in essere in questi giorni, domani, 14 ottobre, si terrà l’assemblea dei 295 soci di SMAT (291 sono comuni) durante la quale dovrebbe essere discussa la redistribuzione delle riserve accantonate dalla società nel corso del 2015 (si tratta di 15 milioni di euro). La Appendino (a luglio) ha chiesto che ad eccezione di 5 milioni che verranno impiegati per acquistare le azioni in mano dei privati, il 100% della riserva venga destinato ai comuni per esigenze di bilancio; vista la partecipazione azionaria del Comune di Torino in SMAT alla giunta Appendino dovrebbero arrivare qualcosa come otto milioni di euro che la Sindaca ha intenzione di utilizzare per appianare i buchi di bilancio. E qui sta l’unica vera differenza con quanto chiesto già in passato dall’amministrazione precedente che aveva chiesto invece di poter accedere – tra le polemiche dell’opposizione e dei comitati – all’80% delle riserve di SMAT. Difficile però sostenere che la Appendino non sapesse nulla riguardo lo stato delle casse comunali, la richiesta a SMAT è arrivata infatti un mese dopo il suo insediamento e del resto la sindaca per cinque anni è stata in Commissione Bilancio.