Economia

Chi specula contro l’Italia

Chi specula contro l’Italia? Il Sole 24 Ore in un articolo a firma di Morya Longo spiega oggi che ci sono molti motivi concomitanti a spingere la speculazione sui titoli italiani: sui BTP a muoversi sono gli hedge fund che puntano sul ribasso dei prezzi e sul rialzo dei rendimenti; con le speculazioni sui futures si va avanti da ottobre. Secondo Alok Modi, capo della sala di trading di bond governativi di Morgan Stanley, su una scala da uno a 10 gli hedge fund sono ribassisti sui BTp ad un livello di nove. O meglio: questa era la loro posizione fino a settimana scorsa. Poi c’è la necessaria prudenza degli investitori internazionali che aspettano il risultato del referendum ma intanto riducono l’esposizione sull’Italia.

Il saldo finale è quindi negativo per i nostri titoli di Stato. Manca il sostegno domestico Nelle passate crisi dello spread, a partire da quella del 2011, a fronte di una forte speculazione internazionale aveva fatto da contrappeso una altrettanto forte risposta da parte del sistema finanziario italiano. Tutti, cioè banche, assicurazioni e risparmiatori, avevano comprato BTp a quei tempi. Dal novembre 2011 (quando scoppiò la crisi dello spread) all’ottobre 2012 le banche italiane hanno per esempio acquistato titoli di Stato italiani per un ammontare di circa 140 miliardi di euro. E un comportamento analogo l’avevano avuto le assicurazioni.
Ora, invece, le banche italiane non sono più così interventiste. Anzi: gli ultimi dati di Bankitalia (aggiornati solo a settembre) dimostrano che stanno lievemente vendendo: se a giugno 2016 avevano in bilancio titoli di Stato italiani per 414 miliardi, a settembre la posizione era stata ridimensionata a 394 miliardi. Secondo le testimonianze che arrivano dal mercato, anche le assicurazioni italiane sono oggi meno disposte a sostenere i BTp. Per molteplici motivi. E un discorso analogo si può fare per i piccoli risparmiatori, ormai – a causa di tassi d’interesse bassi – disaffezionati ai titoli di Stato. Le loro scelte si stanno dirottando più sui fondi, che investono sempre più su mercati esteri. Bene inteso: gli investitori italiani restano “stabilizzatori” fondamentali per i BTp. Ma sono meno interventisti di un tempo. E questo pesa.

Poi c’è un terzo motivo: la speculazione internazionale è arrivata in un momento in cui gli investitori italiani – per vari motivi – non sostengono più i titoli di Stato della Penisola come facevano un tempo.Gli acquisti della Bce hanno ovviamente mitigato la speculazione. Infatti lo spread è ben lontano dai livelli del 2011 e del 2012. Eppure, per la prima volta da quando esiste il quantitative easing, Draghi non è riuscito ad annullarla del tutto. Questo deve far riflettere.

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La speculazione ribassista sui BTP (Il Sole 24 Ore, 30 novembre 2016)

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