Fact checking

Che differenza c'è tra le espulsioni di Grillo e quelle del Partito Democratico?

Ieri Grillo ha pubblicato il Regolamento del Movimento 5 Stelle e ne abbiamo parlato qui, ma perché, immagino si chiederanno in molti, non parlate mai del Partito Democratico? Questo è articolo è dedicato a chi non si accontenta della risposta “la notizia del giorno è che il Movimento 5 Stelle ha un regolamento mentre che il PD ne abbia uno è cosa abbastanza nota e insiste con i “chi vi paka?” e con gli “scommetto che siete troll piddini pagati con i soldi della ka$ta”. Ma anche a coloro che, infastiditi dall’attenzione dei media sulle numerose espulsioni decise da Grillo si interroga sul perché e e sul come mai si parli tanto delle espulsioni all’interno del Movimento 5 Stelle ma nessuno dice mai nulla di quelle del Partito Democratico (hint: le espulsioni dal Movimento sono decisamente più lollosine). E allora dajie col fact checking e andiamo a vedere come sono concepiti i regolamenti interni del Partito Democratico.
 
LO STATUTO DEL PARTITO DEMOCRATICO
A differenza di quello dell’Associazione Movimento 5 Stelle lo statuto del PD non è stato scritto davanti ad un notaio dal padrone del partito, da suo nipote e dal loro commercialista ma è il frutto di un processo leggermente più democratico e più complesso. Tra le altre cose lo statuto del Partito Democratico può essere sottoposto a modifiche e revisioni (c’è pure una Commissione Statuto, raga), cosa che non è possibile per quello del Movimento 5 Stelle. L’assemblea dei grillini infatti può votare su:

a) programmi politico-elettorali di indirizzo per gli eletti sotto il simbolo del MoVimento 5 Stelle e relativi aggiornamenti;
b) scelta dei candidati da presentare alle elezioni sotto il simbolo del MoVimento 5 Stelle;
c) eventuali modifiche al presente regolamento;
d) nomina dei membri di competenza dell’assemblea del comitato d’appello;
e) espulsioni, ove la questione venga sottoposta all’assemblea;
f) qualsiasi altro argomento che venga sottoposto dal capo politico del MoVimento 5 Stelle o da almeno un quinto degli iscritti

ma non sulla modifica del sì-statuto (e nemmeno su quella del non-statuto) che assegna la presidenza dell’associazione a Beppe Grillo. L’articolo 42 dello statuto del Partito Democratico prevede invece la possibilità di modificare lo statuto stesso:

Revisioni dello Statuto e dei Regolamenti
1. Le modifiche del presente Statuto, comprese quelle della denominazione e del simbolo, sono approvate dall’Assemblea nazionale con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei componenti.
2. Sono sottoposte all’esame ed al voto le proposte che siano state sottoscritte da almeno cinquanta componenti l’Assemblea nazionale.
3. Le modifiche allo Statuto e ai Regolamenti di competenza dell’Assemblea nazionale possono essere sottoposte a referendum interno ai sensi dell’articolo 27 qualora non siano state approvate a maggioranza di due terzi dei componenti dell’Assemblea.

Naturalmente, lo statuto del PD enuncia anche i regolamenti per l’elezione del Segretario nazionale, degli organi direttivi nazionali del partito e dei componenti dell’Assemblea nazionale. Al Segretario spetta la nomina dei membri della Segreteria nazionale. Tra le altre cose lo statuto prevede anche la creazione di un regolamento (qui) per l’accesso all’anagrafe degli iscritti al partito. Nel caso del Movimento 5 stelle invece gli unici a sapere quali e quanti sono gli iscritti all’associazione è il proprietario della piattaforma, ovvero Beppe Grillo, in collaborazione con il gestore del sito, ovvero Gianroberto Casaleggio. Sembrerà una cosa di poco conto ma poter accedere alle liste degli iscritti è ciò che dovrebbe rendere possibile la raccolta di firme per poter richiedere cose come la ripetizione delle votazioni come da nota 8 del Regolamento del Movimento.
regolamento grillo - 1
Probabilmente Grillo si immagina che gli iscritti decidano indipendentemente di chiedere la ripetizione della votazione, oppure che alcuni di loro vadano casa per casa come i mormoni a cercare coloro che sono iscritti alle sacre liste del Blog. Ma questo non è altro che un modo per mantenere il controllo sull’associazione.
 
GLI ORGANI DI GARANZIA E LE ESPULSIONI
Lo Statuto del PD prevede l’elezione della Commissione di Garanzia il cui funzionamento e le cui modalità di nomina sono però differenti da quelli della commissione d’appello nominata da Grillo. Se da un lato infatti la commissione d’appello è composta da nominati la cui scelta viene ratificata (per due terzi) dall’assemblea, nel caso della Commissione di Garanzia del PD invece i componenti sono scelti dall’Assemblea Nazionale. Ancora una volta il poco democratico e poco trasparente Partito della Ka$ta si mostra più democratico e trasparente del liquido partito della Rete di proprietà di Beppe Grillo. È possibile leggere il regolamento della Commissione di Garanzia qui. Ci sono state delle espulsioni dal Partito Democratico? Certamente, ma le modalità con cui avvengono sono differenti da quelle usate dal Movimento. Tra i compiti della Commissione di Garanzia è quello di stabilire se un iscritto possa o meno essere espulso dal partito. La procedura di espulsione avviene nel seguente modo: un iscritto ha la possibilità di presentare “il caso” presso la Commissione (nell’associazione di Grillo invece il caso va presentato a Grillo che deciderà se mandare avanti la cosa o meno) ad esempio qualora venisse ravvisata una violazione del Codice Etico del partito. La Commissione sentirà poi la controparte per stabilire se procedere con l’espulsione. Ancora una volta non è chi propone l’espulsione a decidere dell’espulsione (come invece fa Grillo) ma esiste un organo giudicante separato. Non è la Commissione di Garanzia a chiedere l’espulsione, altrimenti cosa garantirebbe? Nel caso del comitato d’appello invece anche se venisse stabilito per la non-espulsione di un iscritto a 5 stelle e Grillo invece volesse procedere ancora all’espulsione avrebbe la possibilità di sottoporre il caso all’Assemblea per la votazione. Ed eventualmente avendo a disposizione le liste degli iscritti potrebbe anche farla ripetere.

Perché mi espelli dal Movimento? Avevo le palle girate ora zitto e muto
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SI MA QUELLI DEL PDL INVECE…
No. Anche il PDL incredibilmente ha un organo, il “Collegio dei Probiviri”, deputato a risolvere le controversie tra gli iscritti e a decidere nel merito della violazione dello statuto del partito. Come si legge all’articolo 45 dello statuto del Popolo della Libertà:

Ogni associato che ritenga sia stata violata una norma dello Statuto o che sia stata commessa una infrazione disciplinare o un atto comunque lesivo della integrità morale del Popolo della Libertà o degli interessi politici dello stesso, può promuovere con ricorso scritto il procedimento disciplinare avanti al competente Collegio dei Probiviri. Il procedimento disciplinare si svolge nel rispetto delle regole del contraddittorio e del diritto di difesa, secondo la normativa regolamentare approvata dall’Ufficio di Presidenza.
Le sedute degli Organi giudicanti non sono pubbliche.
Il procedimento disciplinare non può durare oltre 30 giorni per ogni grado di giudizio.
Il termine per le impugnazioni è di 10 giorni dalla comunicazione della decisione all’interessato.
Le decisioni vengono depositate presso la segreteria del Collegio giudicante e ciascun associato può prenderne visione.
Gli stessi principi si applicano ai procedimenti nei confronti di Organi di altre associazioni riconosciute.

E chi elegge i Probiviri? Ancora una volta lo statuto ci viene in soccorso:

Il Collegio regionale dei Probiviri è composto da 9 membri eletti dal Coordinamento regionale, secondo le modalità previste da apposito Regolamento, fra gli associati con almeno 40 anni di età che non ricoprano cariche a livello locale all’interno del Popolo della Libertà.
Restano in carica 3 anni e sono rieleggibili.
Il Collegio regionale dei Probiviri nomina nel suo seno un Presidente e un Segretario del Collegio.
Il Collegio regionale dei Probiviri è competente a giudicare nel proprio ambito territoriale in primo grado, sentiti i Coordinatori regionale, provinciale o di Grande Città

Insomma, il partito che criticava i partiti perché non sufficientemente democratici si è fatto dare un regolamento che lo rende ancora meno democratico. Fatti in là Silvio, c’è un nuovo partito padronale in città.

Leggi sull’argomento: Beppe Grillo dona le tavole della legge ai grillini