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Il medico che dice che i vaccini antinfluenzali sono in ritardo in Lombardia (anche se per Salvini è una fesseria)

Matteo Salvini ieri a L’aria che tira aveva troncato bruscamente Myrta Merlino che parlava di ritardi nell’approvigionamento di vaccini antinfluenzali in Lombardia con un “Ma non diciamo fesserie”. Cosa ne pensa il Presidente dell’Ordine dei Medici di Milano?

Salvini vaccino antinfluenzale garantito in Lombardia soggetti fragili

Matteo Salvini ieri a L’aria che tira aveva troncato bruscamente Myrta Merlino che parlava di ritardi nell’approvigionamento di vaccini antinfluenzali in Lombardia con un “Ma non diciamo fesserie”. Oggi Roberto Carlo Rossi, Presidente dell’Ordine dei Medici di Milano, in un’intervista al Corriere della Sera conferma che il ritardo c’è:

Dottor Rossi, pare di capire che siano due le situazioni di disagio che i milanesi stanno affrontando in questi giorni: il primo è la (im)possibilità di vaccinarsi contro il virus dell’influenza. Il secondo riguarda l’accesso ai tamponi. Partiamo dal primo.
«Sui vaccini siamo in ritardo. Molto in ritardo. Di solito le campagne vaccinali anti-influenza cominciano a metà ottobre perché i vaccini diventano protettivi dopo quindicitrenta giorni. Anche se il picco dell’infezione, di solito, si registra a fine gennaio-febbraio, il virus comincia a circolare prima, a seconda delle stagioni. Oggi proteggersi in anticipo significa eliminare condizioni di malattia che potrebbero interferire con la diagnosi di Covid. Non tutto però è influenza. Ci sono altri virus respiratori che, nella stagione autunno-inverno, possono provocare problemi respiratori (le cosiddette Ili, Influence Like Illness, dall’inglese, e sono accompagnate da tosse, mal di gola, febbre e spossatezza, ndr). Sono queste condizioni che potranno creare difficoltà nel distinguerle dal Covid».

Ma dove si possono trovare, al momento, i vaccini antiinfluenzali in Lombardia?
«A ora non sono disponibili nelle farmacie. Fra qualche giorno saranno distribuiti ai medici di medicina generale, ma in trenta dosi, una quantità ridicola, a fronte di oltre 300 persone “candidate” per età o patologie a riceverlo, almeno nel mio ambulatorio di medico di medicina generale (l’offerta dei privati è un’altra storia, ndr)».

Ieri Giorgio Monti, medico di base a Voghera (Pavia) e presidente provinciale della Fimmg (Federazione italiana dei medici di medicina generale) commentava così la notizia che ogni medico di base avrà a disposizione solo 30 dosi di vaccino alla settimana; “Ho chiesto 350 dosi di vaccino e ho 250 pazienti fragili. Mi dica la Regione cosa posso raccontare a queste persone, a malati cronici che hanno anche quattro patologie da curare. Che facciamo, tiriamo a sorte per decidere chi vaccinare?”

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