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Per i neofascisti il problema di CasaPound è l'amicizia "con gli zingari"

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Una delle ricadute più interessanti dell’aggressione di Roberto Spada ai giornalisti di Nemo – Nessuno escluso è il cortocircuito dei neofascisti che si trovano a dover giustificare l’essere sodali di mafiosi che per giunta sono anche zingari. Ma non è finita qui, perché ci sono anche neofascisti che accusano CasaPound di non essere abbastanza di destra proprio perché si è alleata con una famiglia di zingari e di mafiosi. In mezzo c’è Nina Moric, che ieri ribadiva che Roberto Spada non è un esponente di CasaPound.

Quelli che ci spiegano che CasaPound ha fatto un solo errore: allearsi con gli zingari

Non è chiaro al momento se la Moric sia tesserata di CasaPound o meno (di questi tempi meglio fare attenzione) ma che negli ultimi mesi ha espresso – ricambiata – parecchio amore nei confronti della formazione neofascista guidata da Iannone e Di Stefano. Il contributo della Moric è assolutamente irrilevante ai fini della discussione, perché già Simone Di Stefano già qualche ora prima aveva “chiarito” che Spada con CasaPound non c’entra nulla. Tempismo perfetto, se l’avesse fatto qualche giorno prima del voto, quando Roberto Spada aveva invitato a votare per Luca Marsella forse sarebbe stato credibile.
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Ma proprio nei commenti al post di Nina si scatenano quelli che ne approfittano per criticare CasaPound. Sorprendentemente le critiche non vengono solo “da sinistra” ma anche da destra. C’è chi ci spiega che il povero Roberto Spada non ha diritto alla solidarietà dei camerati perché è “un mafioso di merda”.
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Ma più interessante è quello che ci spiega che siccome “al movimento è sempre mancata una concezione coerente dell’identità razziale” era ovvio che le cose sarebbero finite così. Perché se CasaPound fosse davvero un partito di destra-destra “un casamonica qualunque si sarebbe ben guardato dal sostenervi”. Il motivo? I Casamonica sono “zingari” e la vera destra gli zingari li schifa, marcia sui campi (giusto venerdì è prevista una manifestazione di CPI al campo di via Salone) e non ci fa affari e amicizia.
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Sembra che la reputazione di Di Stefano sia ormai compromessa. C’è chi lo bolla come “amico degli zingari” che ha pure il coraggio di andare a Predappio. Che affronto! La Buonanima li avrebbe messi su un trento senza biglietto (ah, pure a gratis quindi!) in direzione nord.
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A complicare le cose c’è anche il fatto che gli Spada (non Roberto in particolare ma alcuni suoi familiari tra cui suo fratello) siano dei mafiosi. E come spiega qualcuno a Nina Moric: i fascisti i mafiosi li ammazzavano.
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Insomma che senso ha dichiarare – come ha fatto Marsella – che il fascismo è per CasaPound “un punto di riferimento, una radice storica” quando poi si sbagliano i fondamentali in modo così clamoroso?
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E ci vuole davvero poco perché qualcuno faccia notare che non solo CasaPound è “amico degli zingari” ma pure di una che è croata. Insomma che modo è mai questo di difendere la razza?
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E i simpatizzanti di Forza Nuova, accusati da CasaPound di essere dei caciaroni, si prendono la loro rivincita accusando CasaPound di andare a caccia di poltrone facendo “accordi con gli zingari”.

È tutto un complotto per screditare CasaPound

È probabilmente la prima volta che CasaPound prende le distanze da un picchiatore. Questo senza dubbio è un grande passo avanti per il movimento di Simone Di Stefano. Certo, il fatto che l’aggressore non fosse un tesserato fa pensare che forse se Spada avesse avuto la tessera in tasca le cose sarebbero andate diversamente. Succede.
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Nel frattempo c’è chi prova a girare la frittata di Ostia con il solo aiuto della logica. Ha riscosso molto successo un copia-incolla originato in ambienti probabilmente vicini a CasaPound che spiega come in realtà tutta la storia, le botte di Spada al giornalista di Rai2 e tutte le polemiche successive siano state fatto con “intento diffamatorio contro CasaPound”. Facciamo due conti, scrivono in molti su Facebook, “gli Spada e i Casamonica sono padroni di mezza Roma e hanno un chiaro legame col PD e con Mafia Capitale”. Per di più sono zingari.
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Succede quindi che “questo tizio” passi tutto il tempo ad atteggiarsi e a dire di CasaPound quando non lo è. Arrivano i giornalisti e Spada perde la testa rompendo il naso al giornalista. Avete capito il trucchetto?

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Una delle regole non scritte dell’Internet italico è che in qualsiasi discussione c’è sempre modo di tirare in ballo Laura Boldrini

Il fine ultimo è quello di “affermare che CasaPound è appoggiata dalla mafia”. E ci manca ancora – dio ce ne scampi e liberi – che qualcuno dica che quelli di CasaPound sono degli zingari.

Il rapporto di CasaPound con la mafia di Ostia

Anche sul PrimatoNazionale ci si sforza di minimizzare le relazioni pericolose tra il Clan Spada e CasaPound. Il tutto perché una persona che “nega ripetutamente interesse verso il risultato di CasaPound” qualche giorno prima aveva fatto un endorsement per Marsella?

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L’endorsement indiretto di Roberto Spada per Casapound

Eppure come ricorda Luca Laviola dell’ANSA il rapporto tra CasaPound e Spada non è nuovo. Come scrisse la giornalista di Repubblica Federica Angeli

Nel 2012 l’allora leader di CasaPound a Ostia Ferdinando Colloca, poi condannato in primo grado per corruzione con l’aggravante del metodo mafioso, fece una società con il genero di Armando Spada, esponente di peso del clan. Con la complicità dell’ex direttore dell’Ufficio Tecnico del Municipio, Aldo Papalini, presero uno stabilimento togliendolo ai proprietari.

Scrive il Primato Nazionale che “non dovrebbe succedere che CasaPound, che con sforzo immane e impegno documentato sul territorio riesce a scardinare logiche partitiche consolidate e a sfiorare il 10% in un municipio difficile, venga accusata di collusioni mafiose senza uno straccio di prova“.
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E invece succede, ma non perché c’è un complotto contro CasaPound, ma perché un candidato di CasaPound alla Regione Lazio è stato condannato a tre anni e quattro mesi nel processo sull’assegnazione di alcuni chioschi a Ostia. Vicenda che ha visto coinvolto un parente di Spada, Armando Spada, condannato ad una pena di 6 anni per corruzione con aggravante del metodo mafioso. E Roberto Spada è il fratello di Carmine “Romoletto” Spada, il presunto boss del Clan ostiense.