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Quando sgomberano Casapound da via Napoleone III?

Ieri Castelli e Raggi hanno annunciato un ordine di sgombero che non è stato mai notificato ai Fascisti del Terzo Millennio. Questura, Digos e la stessa CasaPound smentiscono la notifica di qualsivoglia provvedimento. Soprattutto, la Prefettura di Roma tiene ancora lo stabile di via Napoleone III nelle retrovie delle priorità rispetto ai 78 palazzi romani da sgomberare

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La prima ad annunciare pubblicamente l’ordine di sgombero di Casapound da via Napoleone III è stata la viceministra Laura “Questo lo dice lei” Castelli su Twitter, sostenendo che “Ho appena saputo che è stato ordinato lo sgombero da via Napoleone III a Casapound. Ci lavoriamo da tanto, finalmente si ristabilisce la verità”.

casapound laura castelli

Subito dopo ad andarle dietro è stata Virginia Raggi:

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Ma poi è arrivato il colpo di scena: dalla questura in serata hanno in realtà smentito di aver notificato ai responsabili del movimento di estrema destra alcun atto che li obblighi a lasciare il palazzo di via NapoleoneIII. Ma allora quando sgomberano Casapound da via Napoleone III?

Quando sgomberano Casapound da via Napoleone III?

Intanto cerchiamo di capire cosa è successo. Mezz’ora prima del tweet di Laura Castelli infatti un lancio dell’agenzia di stampa AdnKronos recitava testualmente: “CasaPound dovrà liberare lo stabile occupato in via Napoleone III, all’Esquilino. A comunicarlo a una piccola rappresentanza del movimento sono stati i poliziotti. Ad agosto scorso la rimozione della scritta dal palazzo, su disposizione della sindaca di Roma, Virginia Raggi”. A dispetto del ruolo di Castelli al ministero dell’Economia, con quell’«ho appena saputo» la viceministra potrebbe nascondere una semplice lettura del lancio di agenzia.

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Anche il Fatto Quotidiano in prima pagina titola dando il merito dello sgombero a Virginia Raggi, che “vince la sua battaglia”. Ma poi nell’articolo racconta tutta un’altra storia nella quale l’ordine di sgombero non è ancora arrivato:

“Vi arriverà un ordine di sgombero”. Una frase “sfuggita”a un poliziotto durante una riunione in Questura con un gruppo ristretto di militanti di CasaPound Italia. “Non ci risulta, è una notizia non vera, non è stato notificato nulla”, si sgolano dalla polizia dopo un lancio dell’Adnkronos. Fatto sta che qualcosa si muove sul caso della sede del movimento di estrema destra, uno stabile nel centro a Roma di proprietà del Demanio –e dunque del ministero Economia e Finanze –occupato abusivamente da 17 anni. L’ordine potrebbe arrivare con un sequestro disposto dalla Procura.

In via Napoleone III, rione Esquilino, c’è la sede nazionale di Casapound e vi alloggiano 18 famiglie legate ai militanti di punta del movimento. Sull’edificio pende una diffida del Mef impugnata da Cpi prima al Tar e ora al Consiglio di Stato e un’inchiesta della Procura sempre su denuncia del ministero.

Difficile prevedere tempi e modalità dello sgombero. Di sicuro, Questura, Digos e la stessa CasaPound smentiscono la notifica di qualsivoglia provvedimento. Soprattutto, la Prefettura di Roma tiene ancora lo stabile di via Napoleone III nelle retrovie delle priorità rispetto ai 78 palazzi romani da sgomberare (le operazioni sono rimaste bloccate per l’emergenza Covid).

Lo sgombero di Casapound smentito da Questura e ministero dell’Economia

Anche l’ufficio stampa del ministero dell’Economia e delle Finanze dice di non saperne nulla. “C’è stato solo un incontro sulla richiesta di sgombero” della sede di Casapound di via Napoleone III, conferma il responsabile romano del movimento di estrema destra, Davide Di Stefano. Rinaldo Frignani sul Corriere della Sera dice che c’è massimo riserbo anche riguardo l’indiscrezione secondo la quale dietro all’improvvisa accelerazione nella procedura di sgombero del palazzo ci possa essere la richiesta della Procura in merito a un’indagine per razzismo, accolta dal gip: “Si vedrà comunque nei prossimi giorni, anche se al momento non sarebbe prevista alcuna operazione in via Napoleone III. Tanto più che — emergenza Covid a parte — all’interno si trovano 18 famiglie occupanti alle quali proprio il Comune dovrebbe trovare una sistemazione alternativa”.

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L’allaccio abusivo di corrente elettrica in via Napoleone III

Sede in epoca fascista dell’ente per l’istruzione media e superiore, in seguito di uffici del Miur, il palazzo in zona Esquilino è stato occupato a fine dicembre 2003, nel corso degli anni e’ divenuto il cuore del movimento di estrema destra. Ora a reclamare il palazzo è il Demanio ma nel rimpallo di competenze sulla titolarità della gestione sono trascorsi quasi due decenni. Attualmente all’interno di CasaPound vivrebbero circa 20 famiglie, stando alle norme sull’emergenza abitativa il Campidoglio sarebbe tenuto ad offrire una sistemazione alternativa agli eventuali aventi diritto prima dello sgombero. Negli ultimi anni la Corte dei Conti ha approfondito la vicenda. “La tolleranza e l’inerzia dimostrata dalle amministrazioni e dai suoi dirigenti nella gestione – del tutto carente ed omissiva – della vicenda immobiliare” dello stabile di via Napoleone III “appaiono del tutto ingiustificate e in contrasto con l’ordinamento”, ha sentenziato a fine marzo il procuratore generale della Corte dei Conti del Lazio, Andrea Lupi, all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2020. Il danno erariale è stato stimato in 4,5 milioni di euro, con 8 funzionari statali citati in giudizio dalla magistratura contabile. Virginia Raggi ha fatto dello sgombero di CasaPound uno dei suoi refrain, ingaggiando una disputa con gli esponenti della formazione.

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