Politica

Casapound e Salvini: la squadraccia elettorale contro euro e immigrati

Il piano l’ha tratteggiato Simone Di Stefano, seduto comodamente sulla poltrona di Piazzapulita ieri sera: un’alleanza con la Lega Nord e Matteo Salvini per partecipare alle prossime elezioni politiche. «Vi siete sentiti con Matteo Salvini», ha chiesto ieri al leader di Casapound il conduttore Corrado Formigli. «Certo, la cosa nasce in precedenza con l’elezione di Mario Borghezio che noi abbiamo contribuito a far eleggere nel collegio dell’Italia Centrale (si riferisce alle elezioni europee, ndr), in questo momento Salvini dice le stesse cose che diciamo noi sull’immigrazione e sull’euro…». «Da cosa può nascere cosa, dipende da cosa vuole fare la Lega nel centrosud, se tutti saltano sul Carroccio del vincitore non ci interessa. Con Fratelli d’Italia c’è una differenza sostanziale: se loro ripartono da Fiuggi (il luogo dell'”abiura di Fini”, ndr) non possiamo starci». Infine, tratteggia i contorni dell’alleanza possibile: «Noi possiamo allearci con la Lega, e loro in coalizione, purché si sia fuori dal centrodestra e lontani da Forza Italia, noi ci potremmo essere».

simone di stefano piazza pulita
Simone Di Stefano: a Piazza Pulita ha spiegato ieri i contorni dell’alleanza tra Casapound e Lega Nord

SALVINI E CASAPOUND: ALLEANZA POSSIBILE?
L’alleanza diventa possibile dopo la partecipazione di Casapound alla manifestazione della Lega Nord il 18 ottobre scorso, che ha sancito i tanti punti in comune tra i due elettorati e le tante vicinanze nel nome della lotta all’immigrazione e sulla sovranità monetaria: anche Casapound, come la Lega Nord, vuole uscire dall’euro. E questo nonostante le critiche di Umberto Bossi, che ha chiesto di interrompere le relazioni del Carroccio con i fascisti come rappresentante della minoranza interna che ha perso il congresso che ha eletto Matteo Salvini.
Uno scatto della manifestazione del 18 ottobre (Corriere.it)
Uno scatto della manifestazione del 18 ottobre (Corriere.it)

Un’alleanza che sarebbe benedetta dai sondaggi. La gente sembra infatti ormai decisa: la popolarità del leader della Lega travalica di molto i voti del suo partito (e prende tanto al centrodestra, dove il tappo di Silvio Berlusconi impedisce di saltare agli altri). Spiega Pagnoncelli:

Lo stesso profilo, sia pure con valori differenti, si registra tra i fan di Berlusconi e Alfano,mentre risulta molto diverso quello dei simpatizzanti di Grillo, Salvini e Vendola: i sostenitori del leader del Movimento 5 Stelle sono prevalentemente maschi, di età compresa tra 35 e 54 anni, molto istruiti, appartenenti ai ceti medi impiegatizi; quelli di Salvini, oltre a essere ovviamente più concentrati nelle regioni settentrionali, sono più concentrati tra 45 e 64 anni e tra i cattolici praticanti (assidui e saltuari) mentre non hanno particolare caratterizzazioni in termini di istruzione e condizione occupazionale. Da ultimo,i fan di Vendola sono più giovani (da 18 a 34 anni), più istruiti (laureati e diplomati,come i sostenitori di Grillo),più concentrati nelle regioni meridionali e con una quota di studenti e di disoccupati maggiore rispetto alla media.

salvini grillo sondaggi
Il sondaggio IPSOS pubblicato sul Corriere della Sera (2 novembre 2014)

La prospettiva farà felici i sostenitori di Salvini. Da molto tempo infatti la strategia di Matteo Salvini è chiara: sta cercando di erodere il consenso dei Cinquestelle ancora imbrigliati dalle figure paterne di cui i leghisti si sono liberati con l’addio a Bossi e compagnia. La strategia di Salvini ha avuto chiara attuazione e successo rispetto alla propaganda del Movimento in questi mesi. Mostrandosi come giovane e diverso, Salvini potrebbe davvero rosicchiare a Grillo tanti voti. E se il MoVimento canna anche le prossime elezioni, e continua a espellere tutti i dissidenti, alla fine avrà soltanto due persone con cui prendersela: Grillo e Casaleggio. L’attrazione tra Grillo e Salvini rischia di essere fatale. Per il primo.
 
LA CONVERGENZA A DESTRA
A questo punto per Salvini un’alleanza con Casapound potrebbe arrivare a fagiolo. Di certo gli consentirebbe di proseguire quella strategia di conquista dei voti del Sud attraverso la visione di una Lega non più padana ma bensì italiana, che molli o renda meno stretti i legami con l’autonomismo in nome del superiore interesse comune. A questo punto manca solo una data: quella delle prossime elezioni in cui mettere alla prova quest’alleanza inedita. L’unica incognita rimasta a questo punto è il valore dell’intero movimento rispetto alla realtà della destra europea. Alla manifestazione del 18 ottobre Gianluca Iannone, presidente di Casapound, aveva detto che avrebbe portato 200 persone a Milano e alla fine ne sono arrivate duemila. Molte di più, ma anche praticamente i due terzi dell’elettorato a Roma, dove alle ultime elezioni la candidatura di Simone Di Stefano aveva ricevuto poco più di settemila voti per una percentuale dello 0,50%. Un po’ poco per sognare un’alleanza in cui si ha potere di veto. Alla Lega conviene ancora cercare prima accordi con Forza Italia e Fratelli d’Italia, rispetto ai fascisti del terzo millennio.