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Calenda rompe il patto tra Azione e Partito Democratico | VIDEO

@Asia Buconi|

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Carlo Calenda ha rotto il patto con il Pd, siglato martedì scorso con il segretario dem, Enrico Letta. Il leader di Azione lo ha comunicato a Mezz’ora in più su Rai 3, intervistato da Lucia Annunziata. “Questa è una delle decisioni più sofferte, la più sofferta. Lo ho comunicato al Pd, poco prima di venire qui a Dario Franceschini, di non portare avanti questa alleanza. Credo sia contraria a tutto quello che ho promesso. Con grande dispiacere, ci avevo creduto, forse sono stato ingenuo. Non credo ci sia la possibilità di raccontare alleanze che sono un pezzo con uno un pezzo con l’altro. A Letta ho chiesto perché ha detto di no al M5S che ha il 10% perché ha votato la sfiducia a Draghi e dice sì a partiti che hanno votato la sfiducia a Draghi 55 volte e che hanno un terzo dei loro consensi. Che senso ha?”, ha detto il leader di Azione.


Clima molto diverso si respira invece tra le fila di Più Europa. “La Segreteria di +Europa ribadisce il forte apprezzamento per il patto sottoscritto martedì scorso dalla Federazione +Europa/Azione con il Partito Democratico. In particolare la Segreteria apprezza le parole usate ieri dal Segretario del PD Enrico Letta, che ha ribadito come il patto tra PD e Federazione +Europa/Azione sia un accordo di governo fondato sull’agenda Draghi e sulla collocazione europea e atlantica del nostro Paese, mentre gli accordi con altre liste siano accordi elettorali, finalizzati a non consegnare la vittoria a tavolino dell’alleanza guidata da Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Enrico Letta inoltre ha escluso qualsiasi tentazione di riapertura al M5S di Conte. Se dovessero emergere nuovi elementi di valutazione sul patto, la Direzione di +Europa si riunirà per discuterne e assumere decisioni”, questo quanto si legge in una nota, commentata con soddisfazione dal Pd.

Le parole di Carlo Calenda

“Non mi sento a mio agio, non c’è dentro coraggio, bellezza, serietà e amore a fare politica così, ho quindi comunicato ai vertici del Pd che non intendo andare avanti con questa alleanza”. Così Carlo Calenda, leader di Azione a Mezz’ora in più, su Rai Tre. “L’ho detto poco fa a Franceschini – rivela – . E’ una delle decisioni più sofferte che ho preso da quando sono in politica”, aveva spiegato poco prima.

“Ho deciso di fare politica dopo le elezioni in cui il Pd aveva preso la quota piu’ bassa nel 2018. Pensavo potesse essere l’unico argine al populismo. Poi ha preso una piega diversa e l’ho lasciato. Alla vigilia di queste elezioni, dopo la caduta di Draghi, ho intrapreso una trattativa col Pd perche’ non ho mai voluto distruggere il Pd. Ho fatto un negoziato con Letta avendo sempre in mente l’idea di costruire un’alternativa di governo. Siamo simili io e Letta, abbiamo la credibilita’ per dire che c’e’ un’altra Italia possibile, un’Italia che non promette ma realizza. E poi mano a mano che si andava avanti si aggiungevano pezzi che stonavano ex M5s e chi aveva votato la sfiducia a Draghi. L’alleanza sempre piu’ si e’ trasformata fino ad oggi che mi trovo a fianco persone che hanno votato 54 volte la sfiducia a Draghi e poi ex M5s. C’erano due pulsioni, una a fare una proposta di governo una a fare un Cln e alla fine in Enrico è rimasto al Cln”, queste le motivazioni dell’ex ministro dello Sviluppo economico.

“Renzi non l’ho sentito, penso che ci parlerò, ma chiederò un passo di idealità molto forte”, ha aggiunto Carlo Calenda. “Non ho ricevuto nessun segnale da Renzi, da Italia viva negli ultimi due giorni ho ricevuto una quantità di contumelie mai ricevute prima. Comunque, da domani, costruiremo liste molto forti, e diremo agli italiani ‘per la prima volta potete votare per e non contro'”.

Sul nodo firme, invece, il leader di Azione ha dichiarato: “Se dovremo raccoglierle le raccoglieremo. Se non ci riusciremo, vorra’ dire che la nostra proposta era davvero debole”.

Tutti i dubbi di Carlo Calenda

Il nodo era sempre quello: Carlo Calenda non aveva intenzione di entrare in coalizione con “gente che ha sfiduciato Draghi”, come aveva ricordato anche ieri su Twitter, e con chi “ha votato contro l’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato”. I più ottimisti sottolineavano come il leader di Azione non potesse rompere “perché nel patto che Letta ha firmato con lui erano previste altre alleanze” e pure perché sarebbe stato costretto all’incubo di raccogliere firme per presentare il simbolo, dato che Emma Bonino, che detiene quello di +Europa, non lo seguirebbe e rimarrebbe accanto al Pd.

Ma a bruciare è stata soprattutto la pioggia di critiche degli elettori più moderati di Azione, che dopo l’accordo col Pd si sono dati al fuggi fuggi generale. Tra l’altro, la rottura di Calenda coi dem avrebbe potuto portarlo sì al divorzio con +Europa, ma pure a un nuovo accordo con Renzi per il Terzo Polo, che avrebbe l’appoggio assoluto dei liberal e che, stando ai sondaggi, sarebbe potuto arrivare addirittura al 10-15%. Non era esclusa neanche l’eventualità di una corsa in solitaria, che stando ai sondaggi avrebbe significato per l’ex ministro dello Sviluppo economico addirittura il 15%. Quel che è certo è che Carlo Calenda era “travagliatissimo”, come ha confermato ieri sera un amico a Repubblica. C’è pure chi ipotizzava che il leader di Azione potesse alzare la posta e chiedere al Pd il 50% degli uninominali, una rinegoziazione, questa, che però i dem non avrebbero accettato. L’inusuale silenzio stampa di Calenda, che ha tenuto in bilico un’intera coalizione e, potenzialmente, il destino delle prossime elezioni, è stato poi rotto da Lucia Annunziata su Rai3 a Mezz’ora in più, dove è stato ospite oggi pomeriggio per sciogliere tutti i dubbi.