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Stupro Firenze: i nomi dei due carabinieri e i sospetti sulle complicità nell'Arma

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Sono Marco Camuffo, 50 anni di Prato, appuntato scelto, e Pietro Costa, 30 anni di Palermo, i due carabinieri accusati da due studentesse americane di stupro a Firenze. Il secondo oggi è atteso con il suo avvocato in procura per rispondere alle domande dei magistrati, mentre per il primo, che ha detto di non essersi accorto che la ragazza con cui ha avuto un rapporto, a suo dire consenziente, fosse ubriaca. Il nome di Marco Camuffo è oggi sul Corriere della Sera e sulla Stampa, mentre Pietro Costa è nominato sulla Nazione.

Marco Camuffo e Pietro Costa: i due carabinieri accusati di stupro a Firenze

Ma a quanto pare il test alcoolico smentisce la ricostruzione di Camuffo. Il test alcolemico effettuato in ospedale alle 5 della mattina di giovedì scorso, racconta Grazia Longo sulla Stampa, due ore dopo l’aggressione subita, racconta un’altra verità. Il risultato è infatti molto alto: «Non solo, a breve sarà effettuato un altro esame per la proiezione retroattiva che consente di misurare la percentuale alcolica nel sangue al momento della violenza. Lo eseguirà l’istituto di genetica forense dell’ospedale Careggi su incarico della Procura guidata da Giuseppe Creazzo».

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La versione delle due ragazze (Corriere della Sera, 9 settembre 2017)

È stato chiarito che le ragazze avevano, come tutti gli altri studenti americani, una assicurazione omnicomprensiva stipulata dai rispettivi atenei e neppure sapevano che la polizza copre anche le violenze. Il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo ha seminato altri dubbi: «Non so se fosse la prima volta. Probabilmente non erano una coppia rodata da anni». L’idea è che anche altre persone potrebbero aver subito la stessa sorte capitata alle due studentesse americane.

Il video e i carabinieri nei guai

Il procuratore ieri ha anche parlato del video trovato nel cellulare di una delle due studentesse: un fotogramma brevissimo, probabilmente partito per sbaglio, con un audio che fa pensare che sia stato girato in una situazione di confusione, con molta gente, forse nella discoteca, in cui si vede il busto di una persona in divisa: «Impossibile da identificare e di nessuna rilevanza per le indagini». La Repubblica poi segnala che “in un forum di carabinieri, accanto allo sgomento per la condotta dei colleghi, non mancano giudizi feroci e sprezzanti sulle ragazze americane, ma in generale all’interno dell’Arma il sentimento prevalente è il dolore”.

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Infografica e didascalia: La Stampa, 11 settembre 2017

La Procura militare accusa Marco Camuffo e Pietro Costa di violata consegna e peculato proprio per il loro comportamento di quella sera. Reati gravissimi che potrebbero accelerare la «cacciata» dall’Arma. Anche perché è lungo l’elenco delle norme che hanno infranto, compresa quella che li obbligava a compilare la relazione di servizio. E invece nessun documento sull’intervento di quella notte è mai arrivato ai superiori.

La ASL e la perdita di reperti smentita

“Ad oggi nessun campione prelevato è stato perso o eliminato anzitempo dal laboratorio e i risultati analitici sono sempre stati confermati anche in sede di controanalisi”, ha precisato ieril’Azienda Usl Toscana Centro in riferimento agli articoli di stampa apparsi in questi giorni che ipotizzavano che sarebbero stati persi i campioni delle tracce biologiche prelevati nel palazzo del centro storico di Firenze. L’Azienda Usl Toscana Centro precisa che i campioni prelevati con il “codice rosa” – il percorso riservato alle persone vittime di violenza e abusi – prelevati dai pronto soccorso relativi ai campioni per gli esami tossicologici, vengono inviati al Laboratorio di Tossicologia clinica e Antidoping dell’Asl “in regime di catena di custodia”. “I campioni di sangue e urina sono prelevati in due aliquote, opportunamente sigillate, una delle quali viene conservata e congelata per un anno o fino alla chiusura dell’eventuale procedimento giudiziario – si legge in una nota della Asl – Questo per ogni matrice prelevata: sangue per la ricerca dell’etanolo, sangue per la ricerca di sostanze di abuso e urina per la ricerca di metaboliti di sostanze di abuso”.
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Intanto si fa l’elenco delle contestazioni da rivolgere ai due militari, con un sospetto ben preciso. Il primo “errore” è stata la decisione di entrare nella discoteca e fermarsi al bar nonostante fossero in servizio. Poi c’è la scelta di far salire le due ragazze in auto, che è consentita soltanto in casi eccezionali e informando la centrale operativa. Infine c’è l’entrata nel palazzo. Ma il punto è un altro, spiega oggi Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera:

La spregiudicatezza di entrambi convince i magistrati della procura militare ad ampliare gli accertamenti. Secondo le prime informazioni trasmesse da Firenze, mercoledì era la seconda volta che i due carabinieri uscivano insieme in pattuglia. Eppure si sono fidati l’uno dell’altro, hanno violato tutte le regole evidentemente consapevoli che non sarebbero stati traditi.
Ecco perché si ipotizza che il loro comportamento possa non essere isolato e dunque si vuole accertare se ci sia una rete di complicità che «copre» eventuali abusi. Proprio come accaduto in Lunigiana dove un’inchiesta della Procura di Massa Carrara ha portato agli arresti otto carabinieri di caserme diverse per aver abusato sessualmente di almeno una donna e aver picchiato numerosi stranieri. Per questo nell’elenco dei testimoni da convocare ci sono gli altri quattro carabinieri intervenuti mercoledì sera alla discoteca Flo, senza escludere di poter interrogare anche altri colleghi e superiori.

In copertina: foto di archivio