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Le famiglie del Camping River? A Monteverde

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Dopo lo sgombero del Camping River ieri è arrivata la presa di posizione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, a cui avevano fatto ricorso tre famiglie che abitavano nel campo assistite dall’Associazione 21 luglio. La decisione della Corte di Strasburgo sui tre nomadi è arrivata ore dopo il loro sgombero dal Camping River. La Corte ha spiegato che allo stato attuale non si può escludere che i tre nomadi possano proseguire la loro azione legale contro l’Italia e chiedere ai togati se i loro diritti siano stati o meno lesi. In caso di violazione dei loro diritti l’Italia sarebbe condannata. Per la Corte il caso resta dunque aperto in attesa che i tre dichiarino o di abbandonare o di proseguire nel ricorso.

Le famiglie del Camping River? A Monteverde

Ma alcune delle famiglie sgomberate dal Camping River ieri sono state alloggiate presso l’area di proprietà della Croce Rossa in via Ramazzini, tra Monteverde e Portuense. Per questo ieri Casapound ha pubblicato sulla sua pagina Facebook una lettera aperta al ministro dell’Interno Matteo Salvini per protestare contro la decisione.

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Il Campidoglio ha fatto sapere che 44 persone hanno accettato la presa in carico presso il circuito di accoglienza (altre 25 «stanno valutando»), rinforzato con ulteriori 70 posti approntati ad hoc nell’hub in via Ramazzini, a Monteverde, per non separare i nuclei familiari. Altri posti letto sono disponibili nei centri d’accoglienza in via Toraldo, a Torre Angela, in via Di Sacco Pastore. Inoltre 14 persone sono ripartite per i paesi di origine, 5 stanno per farlo e 10 hanno accettato il rimpatrio volontario assistito.

L’occupazione del Camping River

Diverse famiglie però, scrive Repubblica Roma,  visitati i moduli in via Ramazzini, hanno voltato le spalle e sono tornati in strada. «Sono andata a Monteverde — racconta Adriana Staicu, 36 anni, 4 figli, uno disabile — nella casetta con noi c’erano dei barboni. Io non voglio vivere così». Adriana lavora come donna di servizio per le famiglie di Roma Nord. E in serata un centinaio di persone, non appena è cominciata la pioggia, ha forzato il cancello ed è rientrata nella struttura.

camping river chiusura sgombero raggi cedu - 4

L’Associazione 21 luglio scrive intanto su Facebook che la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo ha “riconsiderato la richiesta alla luce delle informazioni fornite dalle parti in data 26 luglio 2018 e alla luce di queste di non prolungare la misura ad interim” (queste le parole adottate nella comunicazione della CEDU). Una misura che aveva perso di senso alla luce del mancato rispetto delle indicazioni fatte al Governo italiano di sospendere lo sgombero sino al 27 luglio 2018 e dell’offerta solo orale fatta dal Comune di Roma alla sola capofamiglia di un centro di accoglienza per l’intero nucleo famigliare senza separazione dello stesso. Offerta accettata e con riserva di verificare quanto “concordato” con il Comune poiché alcuna comunicazione formale è stata loro notificata in merito e per la quale è stato riferito di far accesso agli atti. Si chiude quindi la misura “ad interim”, relativa allo sgombero, ma si apre la violazione di altri articoli molto più gravi, tra cui il mancato rispetto della decisione della Corte.

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