Economia

Come cambiano i buoni pasto

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Entra in vigore da oggi il decreto del ministero dello Sviluppo che amplia l’utilizzo dei buoni pasto anche negli agriturismi, negli spacci aziendali, nei mercati rionali. Viene introdotta anche la cumulabilità dei ticket mensa fino ad un tetto di otto al giorno. Il buono mensa ha valore nominale, non può essere venduto, né ceduto a terzi. Un decreto del ministero dello Sviluppo, spiega oggi il Corriere della Sera, ne ha ampliato l’ambito di utilizzo anche per servizi e venditori che finora ne erano esclusi, imponendo però il tetto degli otto ticket giornalieri. A conti fatti — considerando che i ticket mensa hanno in media un valore facciale di 5-6 euro— non si potrà pagare con i buoni per un importo superiore ai 40 euro circa. Si tratta di una misura che potrebbe dare una buona spinta ai consumi.

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Come cambiano i buoni pasto (Corriere della Sera, 9 settembre 2017)

Anche se i nodi restano molti e riguardano soprattutto gli esercenti, i marchi della grande distribuzione, gli artigiani, gli agriturismi. Che da ora in poi possono accettarli (ma è un’indicazione facoltativa, non un obbligo), ma saranno chiamati a confrontarsi con i costi occulti delle commissioni (stabilite dalle società emettitrici) e con i tempi dei pagamenti che variano dai tre a sei mesi. Chi deve accettare i buoni mensa — esentasse, se cartacei fino al limite di 5,29 euro, se elettronici fino a 7 euro — deve fornire un servizio, un prodotto, un pasto anticipandone i costi e aspettando un rimborso da parte delle società emettitrici (le più importanti sono Edenred, Sodexo e Qui Group) che può variare a seconda delle loro politiche commerciali e della loro velocità nel disbrigo delle pratiche amministrative.