La macchina del funky

Calenda fa a Renzi un'offerta che non potrà rifiutare

carlo calenda

Il Partito Democratico è perfettamente unito nel chiedere le elezioni anticipate come vuole il suo segretario Matteo Renzi. Lo è talmente tanto che oggi Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo Economico, rilascia un’intervista al Corriere della Sera per spiegare al segretario che no, non è proprio il caso di andare al voto subito. E lo fa con toni che ricordano il motto «speak softly and carry a big stick» mentre gli fa “un’offerta che non potrà rifiutare”, come nel Padrino, offrendogli una via d’uscita in nome della responsabilità nazionale. E quindi sottintendendo che se il segretario non la percorre si assume la responsabilità dell’ingovernabilità futura. Le parole di Calenda nell’intervista di Francesco Verderami:

«Ecco. Tanto per citarne una: se Trump imponesse dazi protezionistici verso Cina e Messico, gli Stati Uniti metterebbero in discussione il Wto. E il meccanismo di governance degli scambi commerciali mondiali finirebbe con conseguenze che è difficile prevedere. D’altro canto in Europa quest’anno il ciclo elettorale sarà durissimo e potrebbe minare le fondamenta dell’Unione. Se nonstiamo attenti l’Italia rischia di diventare l’anello fragile di un Occidente diviso e sbandato. E un governo dimissionario che presiede il G7 ne sarebbe una plastica rappresentazione».
Così mette il mondo sulle spalle di Renzi, che vorrebbe invece andare subito al voto.
«Renzi ha le spalle larghe. A lui ho offerto le mie opinioni. Non mi sarei espresso pubblicamente, se prima non lo avessi fatto. Gli anni della crisi sono stati per l’Italia peggiori rispetto a ogni altro grande paese europeo. Dal punto di vista economico e sociale l’esito è stato paragonabile a quello di una piccola guerra. Solo negli ultimi due anni e mezzo, anche grazie al lavoro del governo Renzi, abbiamo iniziato un lento processo di recupero. Ma le fratture e le fragilità sono ancora tutte qui. L’Italia è stata già provata nell’ultimo anno — dal referendum sulle trivelle in poi — da continui ed esasperanti appuntamenti elettorali. Fermarsi per dodici mesi mi sembra saggio e auspicabile. Il mio suggerimento è costruire un percorso che tenga insieme il governo e il Partito democratico. Immagino che Renzi stia considerando la soluzione».

Inutile segnalare che l’intervista arriva il giorno dopo la notizia dell’accordo per estendere l’Italicum al Senato (come vuole il M5S) e andare a votare al più presto circolata in seguito alla fissazione del dibattito alla Camera sul tema il 27 febbraio. E proprio quando il segretario è finito nella bufera nel suo stesso partito per le fregnacce populiste sui vitalizi che rincorrono il MoVimento. Il segnale a Beppe Renzi pare chiaro: si va a votare tra dodici mesi.

matteo renzi vitalizi
La risposta all’sms di Floris di Matteo Renzi sui vitalizi (foto da: Polisblog)

Altri ministri la pensano come lei?
«Non parlo per altri colleghi e ripeto di esprimermi a titolo personale. Penso esista un percorso alternativo rispetto alle elezioni subito. Non privo di rischi, ma certamente più sicuro di quello che si va profilando. Usiamo i mesi da qui all’estate per mettere in sicurezza i dossier più difficili. Nel frattempo lavoriamo a una legge elettorale solida e condivisa. Apriamo subito la discussione sulla prossima legge di bilancio costruendo un vero e proprio piano industriale per l’Italia che abbia al centro gli investimenti e misure incisive sull’inclusione sociale, capaci di accelerare il percorso di crescita del Paese».
Servirebbe una legge di Stabilità che tagliasse le tasse e mettesse in conto uno sforamento dei parametri europei.
«Al di là dei numeri, serve una Finanziaria che dia una scossa al Pil. Sarebbe importante anche per l’Europa, perché si darebbe un segnale di tenuta delle forze non populiste. E su questo piano dovremmo iniziare in Italia un confronto proprio con la parte più responsabile dell’opposizione, per presentarci ai mercati in modo forte e coeso. A questo punto le elezioni di febbraio potrebbero avere un esito molto diverso rispetto a quello che si prospetta oggi».

Insomma: Renzi voleva votare subito anche per scrollarsi di dosso il Congresso. Calenda gli spiega che è il caso di ricucire nel partito e tenere il governo in vita per affrontare i dossier più importanti. Costringendo così Renzi ad affrontare una battaglia (che comunque sembra poter vincere senza troppi problemi) e lasciarsi rosolare come candidato premier. Con il rischio che la balcanizzazione elettorale si ampli invece che rientrare se il governo non fa bene. Mentre se il governo fa bene sarà difficile, se non impossibile, attribuirsene il merito. D’altro canto, se l’«opinione personale» di Calenda non fosse un’opinione personale ma condivisa a Renzi potrebbero mancare i voti per far approvare tante cose. In primis la legge elettorale a marzo. Nino Rota is not amused.

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