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La mezza bufala dei terroristi e della Playstation

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«Oggi gli strumenti di comunicazione sono molti. Non c’è più solo il telefono. Quindi dobbiamo potenziare la capacità di intercettare informazioni da qualunque tipo di strumento della rete, dalle playstation ai programmi per scaricare musica, alle chat dove può avvenire lo scambio»: il ministro della Giustizia Andrea Orlando ieri ha lanciato l’allarme console dopo un vertice con il procuratore antiterrorismo Franco Roberto, quello di Roma Giuseppe Pignatone e Giovanni Salvi, procuratore generale di Roma.

La mezza bufala di terroristi e playstation

«Ormai i terroristi comunicano via playstation, e questo strumento oggi, in particolare la playstation 4 della Sony, ma anche le comunicazioni attraverso il satellite, quelle su Whatsapp e su Skype, non sono assolutamente intercettabili. Basti pensare ai provider localizzati all’estero, per esempio negli Emirati, che costringono i magistrati a continue rogatorie destinate per lo più all’insuccesso. Gli investigatori si lamentano, le tracce dei terroristi si perdono, il governo con il ministro della Giustizia vuole cambiare le regole», dice oggi Repubblica a proposito della questione. Ma c’è un piccolo problema da segnalare: la storia della playstation è una mezza bufala. Come hanno spiegato Kotaku e The Verge infatti la notizia è nata dopo una dichiarazione fatta dal Ministro dell’Interno belga Jan Jambon, che riferiva delle difficoltà di intercettare le comunicazioni dei terroristi che utilizzavano la PS4 per comunicare tra loro. Il problema è che quest’intervista è stata fatta il 10 novembre, tre giorni prima della strage di Parigi. Quindi non esiste alcuna correlazione diretta con gli attentati parigini, né tantomeno sembra essere stata trovata una PS4 a Molenbeek nell’abitazione di uno dei componenti del commando che ha portato il terrore nella capitale francese.

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La PS4 che non c’è

Insomma il Ministro parlava di un’ipotesi investigativa, relativa alle azioni di contrasto al terrorismo in Belgio e alla difficoltà di intercettare le comunicazioni dei jihadisti dell’ISIS. Ma oltre a questo non ci sono prove che quella particolare cellula jihadista abbia effettivamente usato la PS4 e il PSN per comunicare con i centri di comando in Siria o per coordinare l’attacco. C’è da dire, ricorda The Verge, che esiste un precedente che fa in ogni caso pensare che l’ipotesi di Jambon non sia del tutto campata in aria: l’anno scorso in Austria un ragazzo di 14 anni è stato arrestato e condannato a due anni di carcere per aver tentato di mettersi in contatto con un esponente dell’ISIS per scaricare le istruzioni su come fabbricare una bomba tramite la chat della playstation. Secondo gli inquirenti il contatto era avvenuto proprio tramite il servizio di comunicazioni online della console Sony. Nonostante le precauzioni però il ragazzo è stato lo stesso individuato e fermato, quindi non è del tutto vero che non sia possibile monitorare quello che avviene all’interno del network della Sony. In fondo due anni fa era venuta alla luce la notizia che la NSA era in grado di osservare quello che avveniva sui server di WOW.

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