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L'imprenditore che lascia i no vax a casa, ma li paga lo stesso

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Cucinelli

Dopo la lettera inviata da Confindustria a Mario Draghi, il tema dei lavoratori non vaccinati in azienda è diventato oggetto di confronti e scontri. Secondo la Confederazione degli imprenditori, infatti, chi rifiuta l’immunizzazione non può accedere all’interno delle strutture e lavorare fianco a fianco con i colleghi. Per questo motivo, si chiede l’estensione del Green Pass anche per questo settore. In che modo? Chi ha detto no al vaccino deve essere demansionato e se non ci sono ruoli in linea con ciò, deve essere lasciato a casa senza stipendio. Una posizione che ha provocato molte reazioni. Ma c’è chi, come Brunello Cucinelli, promette di non voler arrivare fino a questo punto.

Cucinelli, l’imprenditore che lascia i no vax a casa ma li paga lo stesso

Nella sua intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, il noto imprenditore del settore tessile ha ribadito la sua fiducia nel vaccino e nella campagna di immunizzazione. Adesso, però, deve fare i conti con tutti quei dipendenti che hanno rifiutato di sottoporsi all’iniezione anti-Covid e che mettono a rischio la salute di tutti in azienda.

“Io non voglio certo licenziare nessuno e sono pronto a garantire un’aspettativa remunerata per sei mesi a chi non si vaccina. Sono morte migliaia di persone, abbiamo passato notti dolorose, non possiamo più riviverle. Abbiamo fatto la nostra parte, adesso tocca a loro”.

Nessun licenziamento, nessun demansionamento. Cucinelli parla di sei mesi di aspettativa pagata per i suoi dipendenti no vax. Insomma, pagati senza andare a lavorare negli stabilimenti della sua azienda.

“Finché posso cercherò di convincere chi è contrario al vaccino sotto il profilo umano, poi, se chi fa le norme non prende provvedimenti, mi muoverò io – ha detto ancora l’imprenditore -. Ho il dovere morale di essere il custode di questa impresa e del 99% delle persone che lavorano”.

La percentuale di dipendenti no vax nella sua azienda, rivela Cucinelli, si attesta attorno all’1% (dopo una campagna di immunizzazione, approvata dalla Asl, avvenuta in tre giorni all’interno dei suoi stabilimenti). E molti lavoratori hanno detto di non voler operare fianco a fianco con persone che hanno detto no al vaccino.

(foto: da Frontiere, Rai1)