Economia

La tempesta finanziaria è vicina?

tempesta finanziaria

“Quelli che vediamo potrebbero non essere fulmini isolati,ma i segnali di una tempesta vicina, che si sta preparando da molto tempo” . È l’allarme del capo del dipartimento monetario della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) Claudio Borio che illustra il rapporto trimestrale dell’istituzione. “Malgrado condizioni monetarie eccezionalmente espansive, la crescita nelle giurisdizioni più importanti è stata deludente e l’inflazione è rimasta bassa. Gli operatori di mercato ne hanno preso atto e la loro fiducia nei poteri curativi delle banche centrali – forse per la prima volta – vacilla. Anche i policymaker farebbero bene a prenderne atto”.

La tempesta finanziaria è vicina?

La BRI nel rapporto rileva come vi sia “una grande incertezza sul comportamento di privati e istituzioni se i tassi dovessero ulteriormente scendere in territorio negativo o se dovessero restare negativi a lungo”. E l’allentamento monetario senza precedenti solleva preoccupazioni sul fatto che la politica monetaria possa aver contribuito alla disuguaglianza, scrivono Dietrich Domanski, Michela Scatigna e Anna Zabai, gli autori dello studio che accompagna il rapporto. Le banche centrali hanno abbassato i tassi di interesse a livelli estremamente bassi e iniettato liquidità attraverso il Quantitative Easing; queste politiche hanno influenzato in negativo il mercato immobiliare e la curva dei rendimenti prossima allo zero ha influenzato la valutazione delle attività. I risultati? La ricchezza delle famiglie più ricche è cresciuta due volte più velocemente rispetto a quella dei più poveri in Germania e Italia, quattro volte negli Stati Uniti e cinque volte in Francia. Nel Regno Unito le disuguaglianze sono tornate ai livelli pre-crisi dopo un calo iniziale. Lo studio ha valutato anche gli effetti delle politiche monetarie sulle diverse componenti del patrimonio: tra l’altro secondo gli autori le obbligazioni, il cui rendimento è stato ridotto dai tassi bassi, hanno giocato un ruolo minore nell’influenzare le differenze di ricchezza, visto che la quota di questi strumenti nei portafogli delle famiglie più ricche e più povere è simile. Diverso il discorso delle azioni, che rappresentano il 7,3% della ricchezza delle famiglie più ricche in Francia contro l’1,2% delle più povere, e che hanno preso il posto delle obbligazioni nei portafogli. Gli autori dello studio, tuttavia, hanno sottolineato i limiti di questa ricerca empirica, osservando che avevano lo scopo di fornire idee a un dibattito che è ancora “nella sua infanzia”.

La turbolenza in arrivo

“Il 2016 è iniziato con una delle peggiori turbolenze mai viste”, ha poi dichiarato ancora Borio nei commenti alla sua relazioni. Gli investitori avevano appena digerito l’aumento dei tassi da parte della Federal Reserve quando i mercati hanno dovuto subire i segnali di un rallentamento senza precedenti in Cina, che ha sollevato timori sulla fragilità delle economie emergenti. La seconda ondata di febbraio è stata più breve ma forse più preoccupante, visto che era causato dalle sofferenze delle banche europee. Il debito che è stato all’origine della crisi finanziaria ha continuato a crescere, soprattutto a livello aziendale nelle economie energenti, che erano state il motore della crescita dopo la crisi. Il debito spiega anche il motivo per cui i prezzi del petrolio sono così bassi. Nonostante il calo della domanda in Cina, le compagnie petrolifere sono costrette a continuare a produrre per rimborsare il loro “debito enorme” e questo pesa sui prezzi. “Potrebbe essere che non siamo di fronte a una serie di tuoni, ma davanti ai segni di una tempesta che si sta preparando”, haconcluso Borio. La turbolenza è arrivata nonostante i segnali rassenenanti delle banche centrali sulla moneta, la crescita rimane deludente e l’inflazione è ancora bassa. A questo punto per gli investitori è lecito dubitare che le banche centrali abbiano poteri di guarigione.