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Cosa c'è dietro il Muro del Brennero

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Una rete metallica di 370 metri e fuori dalle regole dell’Europa. Le decisioni dell’Austria sul Brennero si legano però a quello che farà l’Italia. Se Roma non consentirà ai poliziotti austriaci di salire sui treni già in Italia per fare i loro controlli contro l’ingresso di migranti, la frontiera sarà blindata : “Non sarà un muro e non ci sarà filo spinato – ha detto il capo della polizia della regione del Tirolo Helmut Tomac – ma sarà una recinzione per incanalare gli eventuali flussi di migranti”.

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Brennero, gli effetti economici della chiusura (La Stampa, 28 aprile 2016)

Cosa c’è dietro il Muro del Brennero

Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni è convinto che non verrà innalzata alcuna barriera perché il codice sulle frontiere di Schengen prevede il ripristino temporaneo del controllo alle frontiere interne solo in circostanze eccezionali. Circostanze legate a carenze gravi e persistenti nel controllo alle frontiere esterne. E queste carenze, secondo il governo italiano, «non sussistono». Marcello Sorgi sulla Stampa però spiega che dietro il Muro del Brennero c’è una tensione politica interna che non è destinata a riassorbirsi nelle prossime ore:

Il quadro politico che s’è affermato a sorpresa venerdì a Vienna è infatti senza precedenti. A parte la difficoltà di fermare la corsa di Hofer e del suo partito xenofobo, la scelta che gli elettori si troveranno di fronte al secondo turno non sarà tra forze di governo e opposizione antisistema, com’è già accaduto, ad esempio, in Francia (con Chirac contro Le Pen), ma tra due diversi tipi di estremismi radicali. E anche se alla fine i due partiti di governo, socialdemocratici e popolari, dovessero decidere di appoggiare i Verdi per contrastare Hofer, la stabilità della tranquilla Austria sarà comunque rimessa in discussione e le tensioni per il temuto eccessivo flusso di migranti saranno destinate a influire ancora per molto tempo sulla politica austriaca. Con conseguenze destabilizzanti anche per l’Italia, a meno di un serio intervento delle autorità europee, di cui finora non si vede l’ombra.

Intanto ieri il Parlamento ha approvato con 98 voti a favore e 67 contrari una controversa legge «blocca-profughi». In base al provvedimento il governo può dichiarare «lo stato d’emergenza» se il numero dei migranti dovesse improvvisamente aumentare, consentendo di respingere la maggioranza dei richiedenti asilo direttamente al confine, inclusi quelli provenienti da Paesi in guerra come la Siria. Per questo sembra difficile pensare che Vienna si pieghi subito. Anche se, segnala Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, le entrate dall’Austria sono in crescita e con la barriera del Brennero potrebbero finire bloccate, a discapito di Vienna:

C’è un dato che il governo italiano sta facendo pesare nei colloqui con i rappresentanti dell’Unione Europea per tentare di contrastare l’offensiva austriaca. Riguarda gli arrivi nel nostro Paese attraverso il valico del Brennero, ma anche i passaggi dal Tarvisio. E dimostra — questa è la contestazione — che in realtà il problema sono i flussi in entrata più che quelli in uscita. Perché nel 2015 sono state 3.143 le persone che hanno varcato il confine mentre nei primi quattro mesi del 2016, vale a dire da quando è cominciata la «campagna» di Vienna, sono 2.051. E dunque siamo già oltre il 65 per cento rispetto al totale degli ingressi di un anno fa. Nella maggior parte si tratta di pachistani e afghani, dunque nazionalità che non hanno il diritto automatico a vedersi riconosciuto lo status di rifugiati.

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Brennero, la vignetta del Giornale

Intanto, l’Italia…

Il ministro dell’Interno Angelino Alfano, ribadirà la posizione dell’Italia oggi quando riceverà il nuovo collega austriaco, Wolfgang Sobotka. Al Viminale fanno i conti e ragionano su come rispondere alle richieste austriache, fomentate dalla vittoria della destra anti-migranti alle elezioni presidenziali. Risale allo scorso 8 aprile il precedente incontro tra Alfano ed il predente ministro dell’Interno austriaco, Johanna Mikl-Leitner. Quell’incontro si concluse con una nota congiunta in cui i due ministri si proponevano di rafforzare la collaborazione per il controllo della frontiera comune, ma con l’obiettivo di “garantire la fluidita’ di passaggio al Brennero e di salvaguardare la libera circolazione prevista da Schengen”. La posizione di Alfano non è cambiata, mentre è cambiato il ministro austriaco, espressione di un Governo che vuole il pugno di ferro sui flussi migratori. Da parte italiana, nell’incontro di domani, si farà presente che attualmente non c’è alcun esodo di stranieri irregolari che dall’Italia di riversa in Austria via strada o ferrovia. Lo dimostrano i bassi numeri dei migranti fermati. anzi, sono più numerosi quelli che fanno il percorso inverso. Confronti sono in corso da tempo tra le forze di polizia italiane e quelle austriache per una più efficace gestione del confine comune. Riunioni operative sono state tenute dalla Polfer per affrontare al meglio la situazione. Sono stati, ad esempio, intensificati i controlli a campione sui treni diretti verso l’Austria. Ed anche per quanto riguarda l’autostrada c’è disponibilità a collaborare. Già ci sono pattuglie miste di polizia italo-austriache in azione. Ma resta fermo che il Brennero non può essere chiuso. C’è un traffico di 40mila veicoli al giorno che non può essere bloccato da un ‘muro’ di controlli senza causare anche un consistente danno economico che colpisce in egual misura Italia ed Austria. Anche per questo Alfano ha definito “inaccettabile” quel che sta accadendo al Brennero e domani lo ripeterà anche al ministro Sobotka. Dal Viminale sono pronti a ricordare numeri di attraversamenti di migranti irregolari e l’impegno delle forze di polizia. Difficile anche accettare la richiesta arrivata oggi di permettere ai poliziotti austriaci di fare controlli sui treni già in territorio italiano. Un accordo in questo senso tra i due Paesi era stato sottoscrittoi nel 1985, ma poi è stato superato da Schengen. E l’Italia non sembra intenzionata a riportare indietro le lancette della storia.