Economia

La frase della Boschi su Bankitalia e Banca Etruria

Ieri abbiamo parlato della frase di Maria Elena Boschi sugli “autorevoli personaggi” che volevano la fusione tra Banca Popolare di Vicenza e Banca Etruria – che è sembrata ai più un velato attacco a Bankitalia – contenuta nell’intervista rilasciata a Maria Teresa Meli sul Corriere della Sera. Oggi Stefano Feltri sul Fatto Quotidiano torna sulla questione per circostanziare meglio i fatti e anche ricordare altri motivi per cui la frase della Boschi era quantomeno inopportuna:

I guai della Banca popolare dell’Etruria e del Lazio erano noti almeno dall’ispezione della Banca d’Italia del 2013. Proprio via Nazionale, consapevole della fragilità dell’istituto, prova a spingerlo verso una fusione con la più grossa Banca Popolare di Vicenza (indicata, in una fase, come cavaliere bianco anche per la Banca Marche, oggi smembrata). Nel maggio 2014 il presidente dell’Etruria Giuseppe Fornasari si deve dimettere per un’indagine (gran parte delle accuse, a cominciare dal falso in bilancio, sono cadute).
Ascende al suo posto Lorenzo Rosi che si porta come vice Pier Luigi Boschi, fino ad allora semplice membro del cda peri suoi rapporti col mondo degli agricoltori locali. Compito di Rosi-Boschi è proprio guidare l’Etruria verso una fusione e salvarla. Ma bloccano l’offerta della Popolare di Vicenza (oggi malconcia): secondo le ricostruzioni della stampa locale, gli orafi di Arezzo temevano l’aggregazione del loro istituto di credito con quello dei concorrenti vicentini.

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L’infografica che riepiloga l’intreccio di società (Corriere della Sera, 17 dicembre 2015)

Quando la Popolare dell’Etruria viene commissariata, nel febbraio 2015, via Nazionale contesta proprio la mancata fusione, che ha condannato l’istituto:

“Non è stata portata all’attenzione dei soci l’unica offerta giuridicamente vincolante (quella avanzata dalla Banca Popolare di Vicenza di 1 euro per azione estesa al 90 per cento del pacchetto azionario) per divergenze riguardo alle modalità di aggregazione”. A quel punto è troppo tardi, del patrimonio della banca non è rimasto più niente, il tentativo delle autorità di vigilanza di cercare una soluzione “di sistema”combinato con i localismi aretini aveva ormai messo le premesse per il disastro esploso con il decreto del governo del 26 novembre, quello che ha trasformato l’Etruria in una bad bank.
Nella sua intervista, il ministro Boschi sostiene che,se si fosse fatta l’operazione voluta da Bankitalia, avrebbero sofferto “i correntisti”aretini e veneti. Attenzione: il decreto del governo non ha sfiorato i conti correnti. Con le nuove regole, i depositi vengono intaccati solo se il dissesto della banca è totale, con perdite enormi. Sembra che la Boschi accusiil governatoreViscodi aver tentato di causare questo apocalittico scenario. Per fortuna, è il sottinteso, papà Boschi e il governo Renzi-Boschi hanno spinto l’Etruria in un’altra direzione.

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