Economia

Il boom della disoccupazione dopo i 50 anni

A marzo i disoccupati con oltre 50 anni d’età hanno superato per la prima volta il numero dei giovani senza lavoro tra i 15 e i 24 anni. Tra i 3 milioni e 22 mila disoccupati registrati a marzo, 569 mila avevano oltre 50 anni, con una crescita di 59 mila unità rispetto a febbraio e di 103 mila rispetto al marzo 2016, mentre i senza lavoro tra i giovani erano 524 mila, in aumento di 3 mila unità rispetto al mese precedente.

Il boom della disoccupazione dopo i 50 anni

Il dato impatta su un quadro complessivo in lento miglioramento, dove il tasso di disoccupazione aumenta a causa del calo degli inattivi, ovvero quelle persone che non fanno parte delle forze di lavoro, e quindi non classificate come occupate o disoccupate. A marzo, secondo l’Istat, gli occupati invece erano 22 milioni e 870 mila, con un aumento dello 0,9% su base annua. Il tasso di occupazione, sempre a marzo, resta stabile al 57,6%, risultato di un aumento dell’occupazione alle dipendenze di 63 mila unità (41 mila a tempo indeterminato) e di un calo di 70 mila occupati tra gli autonomi.

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La disoccupazione per fasce d’età (Corriere della Sera, 3 maggio 2017)

Ma il punto è che la situazione degli occupati, come segnala oggi Repubblica, è l’ultima a beneficiare dell’economia italiana finalmente in ripresa dopo la crisi, come testimoniano i diversi tassi di crescita degli altri indicatori economici rispetto all’indice degli occupati.

Ma proprio questa tendenza ha un riflesso preoccupante: se venisse confermata nei prossimi mesi si profilerebbe una ripresa senza creazione di posti di lavoro, un po’ come accadde tra gli Anni Ottanta e Novanta, quando nei Paesi Ue a causa dell’ondata di nuove tecnologie si verificò una forte espansione della produttività, ma a danno dell’occupazione.

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Gli indicatori dello stato dell’economia italiana (La Repubblica, 3 maggio 2017)

I cinquantenni sospesi

In questa ottica va inquadrato il dato dei cinquantenni senza lavoro. Linda Laura Sabbadini sulla Stampa ne traccia il profilo socioeconomico:

Si tratta in gran parte di persone che hanno lasciato forzatamente il lavoro (74%), lo hanno perso, e che stanno incontrando difficoltà a trovarlo, visto che il 61,4% è disoccupato di lunga durata, cioè sta cercando un’occupazione da più di un anno. L’età avanzata rende più difficile il tutto, e a parità di altre condizioni è noto che più aumenta la durata della disoccupazione, più è grande la probabilità di non trovare il lavoro. Non facilita il fatto che in Italia ancora il principale canale per la ricerca di lavoro sono i contatti informali e personali che durante la crisi hanno riguardato l’80% dei disoccupati, perché essendo costoro fuori da ambienti lavorativi hanno sempre meno contatti con occupati.

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La disoccupazione mese per mese (La Stampa, 3 maggio 2017)

Inoltre, le imprese sono molto restie ad assumere non solo disoccupati in età adulta, ma anche in stato di disoccupazione da molto tempo. Tanto più che il livello di istruzione dei disoccupati adulti è prevalentemente basso (63,7%), al massimo la secondaria di primo grado, e ciò crea maggiori difficoltà di reinserimento, perché limita le loro chance. Anche perché il nostro Paese non ha mai agito seriamente sulla formazione continua.

Finora la visibilità della questione era mitigata dalla legge Fornero; mentre questi numeri producono effetti stranianti – come quello raccontato oggi dalla Stampa – di figli occupati ad 800 euro al mese che mantengono genitori che hanno perso il lavoro. In attesa della pensione, quando magari i ruoli si scambieranno.