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Il bonus da 80 euro? Va ai benestanti

chi deve restituire bonus 80 euro - 2

Il bonus da 80 euro del governo Renzi va per metà a lavoratori che vivono in famiglie con redditi alti e medio alti; soltanto un terzo è destinato ai poveri. Lo sostiene l’ISTAT, che rafforza così i dubbi sull’efficacia del famoso bonus su cui il governo ha costruito la propria fortuna politica e Renzi la vittoria alle elezioni europee del 2014. Luigi Grassia ci racconta dell’audizione dei tecnici dell’istituto di statistica davanti ai senatori della Commissione Lavoro, dove è in discussione il disegno di legge sulla povertà che mira al riordino delle prestazioni sociali:

Eppure in Italia «i due terzi delle risorse destinate alla famiglia e all’infanzia sono rappresentati dal cosiddetto bonus Irpef da 80 euro», ha osservato il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva. Parlando più in generale, l’Istat sottolinea che «con una certa frequenza» una singola persona (meritevole o non) beneficia di «un cumulo di più prestazioni». È così per «quasi un milione di italiani» fra chi riceve assegni sociali, di invalidità e altri sussidi. Questo può indicare che le risorse oltre che poche sono mal distribuite. L’Italia, rispetto ad altri Paesi europei «spende sistematicamente meno per la protezione dei deboli». Anche per questo, all’Istat tocca constatare quanto numerose siano le famiglie in condizione di povertà assoluta, in particolare quelle con a carico minorenni.

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Nel 2015 il numero dei bambini e ragazzi sotto la soglia minima di reddito è raddoppiato rispetto a quattro anni prima: sono più di un milione. Invece il presidente dell’Istat Giorgio Alleva conferma un «quadro più roseo» per le «famiglie di anziani». «Il 44% degli individui» che fruiscono delle principali prestazioni assistenziali è costituito proprio da persone anziane.
D’altra parte le risorse che vanno ai vecchi non beneficiano soltanto loro: spesso i nonni aiutano figli e nipoti e quindi c’è un flusso di risorse fra generazioni. «Più vulnerabili» sono invece le famiglie di stranieri. Un fatto da biasimare è che «non solo l’Italia è molto lontana» dagli altri Paesi dell’Unione europea per le risorse pubbliche destinate ad abbattere la povertà, ma si distingue anche per una quota più alta di spesa sociale non sottoposta alla verifica dei mezzi».

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