Economia

Perché la “rivolta” di chi non vuole pagare 35 euro di aumento della bolletta elettrica è inutile

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L’Internet italiano è in fibrillazione per colpa di 35 euro. Questa volta non sono i famosi 35 euro che lo Stato spende per mantenere i migranti in alberghi a cinque stelle con WiFi gratuita, piscina riscaldata e tavoli da black jack. Si tratta invece dell’aumento della bolletta dell’energia elettrica. Un rincaro dovuto non tanto ai costi dell’energia ma ai mancati pagamenti da parte degli utenti morosi. Tutto è nato in seguito alla pubblicazione di un articolo del Sole 24 Ore che dava conto di una delibera dell’Autorità dell’energia (ARERA) che prevede di “spalmare” sugli utenti il costo delle bollette non pagate.

Cosa sono gli oneri generali elettrici?

Il tutto è la conseguenza di una serie di ricorsi e sentenze del Tar e del Consiglio di Stato che hanno avuto come conseguenza la decisione di redistribuire fra tutti i consumatori una parte degli “oneri generali” (come spiegato qui da ARERA) elettrici pari a circa 200 milioni di euro arretrati non pagati dai titolari delle utenze “morose”. Gli oneri generali non corrispondono alla fornitura di energia elettrica ovvero a quanto effettivamente consumato dall’utente che non paga. Nelle bollette dell’energia elettrica, oltre ai servizi di vendita (materia prima, commercializzazione e vendita), ai servizi di rete (trasporto, distribuzione, gestione del contatore) e alle imposte, si pagano alcune componenti per la copertura di costi per attività di interesse generale per il sistema elettrico nazionale: si tratta dei cosiddetti oneri generali di sistema, introdotti nel tempo da specifici provvedimenti normativi.

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Tra questi ci sono quelli per il decommissioning nucleare, gli incentivi alle fonti rinnovabili, le agevolazioni alle industrie ad alto consumo di energia, quelli per la promozione dell’efficienza energetica oppure le compensazioni territoriali per quegli enti locali che ospitano impianti nucleari. In buona sostanza gli oneri generali sono all’incirca il corrispettivo delle accise sui carburanti. Soldi che ogni utente paga ma che vengono “girati” poi allo Stato I fornitori dell’energia elettrica che non riescono a farsi pagare le bollette hanno già versato gli oneri e quindi ora si trovano nella spiacevole (per loro) situazione di dover coprire questa perdita che però non ammonta al totale degli insoluti la cui cifra secondo alcune stime è superiore al miliardo di euro.

L’aumento delle bollette elettriche e il solito annoso problema di chi non paga le tasse

A nessuno naturalmente fa piacere pagare per gli altri soprattutto quando il conto viene presentato direttamente in bolletta. Se non fosse per quello, ovvero per il fatto che ogni utente vedrà di persona quanto pesa la morosità, probabilmente nessuno si sarebbe lamentato troppo. Non si sono mai viste sollevazioni popolari (a mezzo Facebook) contro aumenti delle tasse dovuti ad esempio all’evasione fiscale. Eppure per consentire il funzionamento dei servizi pubblici (dei quali usufruiscono quotidianamente anche gli evasori) chi paga le tasse lo fa anche per coloro che non pagano. Una parte dell’aumento della tassazione è necessario per coprire il minor gettito dovuto all’evasione. Succede a tutti i livelli, di recente a Roma è emersa l’esistenza di dodicimila “scrocconi” che non pagano la tassa sui rifiuti. Servizio di cui usufruivano lo stesso di fatto danneggiando i loro concittadini che erano costretti a pagare di più. Il paradosso è che da molte persone l’evasione fiscale viene vista addirittura come una cosa giusta. Non serve ricordare qui chi era quel politico che qualche anno fa diceva che era “moralmente giustificato” evadere le tasse.

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La differenza naturalmente è che in seguito alla privatizzazione del settore elettrico i gestori sono società private e quindi il “sopruso” è più sentito. Ma il punto è che già ora paghiamo i costi dell’evasione, sia delle tasse che delle tariffe. Non è giusto, ma indignarsi perché gli “oneri generali” (ovvero la componente parafiscale delle bollette) viene fatta pagare a chi è in regola non fa altro che mettere in luce un problema generale. Senza contare ovviamente che se le aziende saranno costrette a chiudere probabilmente alcune persone perderanno il lavoro. E di nuovo lo Stato (ovvero i cittadini) dovrà aprire il portafoglio per pagare eventuali ammortizzatori sociali.

La bufala del messaggio WhatsApp che invita a non pagare i 35 euro

Insomma è un serpente che si morde la coda, ma essendo i cittadini la parte più debole (ma al tempo stesso i colpevoli, visto che a non pagare sono altri cittadini) il pagamento è particolarmente odioso. Ecco che quindi i soliti rivoluzionari da tastiera propongono fantasiosi metodi per non pagare, ad esempio scorporando autonomamente i “35 euro” dall’importo della propria bolletta. Il problema è che l’entità dei rincari non è ancora stata definita e quella dei 35 euro, cifra quanto mai evocativa in Italia, non corrisponde alla reale entità dell’aumento. ENEL ha fatto sapere infatti che “il relativo impatto sulle bollette dei consumatori finali non è ancora stato quantificato da ARERA, ma in ogni caso l’Autorità ha precisato che sarà molto contenuto (all’incirca il 2% degli oneri di sistema, e non certo 35 euro)”.

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Così come il messaggio-catena che circola su WhatsApp e invita tutti a pagare “solo quanto mi spetta” (semmai il dovuto) non ha alcun senso e non funzionerà nemmeno se lo faranno tutti i consumatori.  Non solo perché i gestori si rifaranno su ciascuno degli utenti ma anche perché, e questo è l’aspetto interessante, quegli oneri servono per finanziare altre voci di spesa delle quali usufruiscono i cittadini. Alcune – come quelle per il decomissioning delle centrali nucleari sono la diretta conseguenza delle decisioni dei cittadini stessi (il referendum sul nucleare) altre invece finiscono nel calderone degli incentivi per le rinnovabili (ovvero anche gli sgravi fiscali).