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Berlusconi apre all’accordo con Lega e M5S

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Silvio Berlusconi apre all’accordo con la Lega e il MoVimento 5 Stelle e Forza Italia potrebbe ottenere la presidenza del Senato. Ieri la svolta decisiva per la trattativa sulle presidenze delle Aule (in ballo anche il candidato governatore in Friuli Venezia Giulia, dove Fedriga ha sorpassato Tondo) che a questo punto potrebbe preludere a un accordo tra centrodestra e M5S per il governo.

Berlusconi apre all’accordo con Lega e M5S

Dopo giorni di stallo nelle trattative Berlusconi ha incontrato in privato Salvini alla vigilia del vertice esteso del centrodestra. Carmelo Lopapa su Repubblica scrive che l’ex premier e il capo leghista si trovano d’accordo sulla necessità di far valere e dar peso al 37 per cento che fa del centrodestra la coalizione vincente. Allo stesso tempo, come va ripetendo da tempo Salvini, Berlusconi riconosce che non si possano chiudere le porte al primo partito, il M5S, e così raccoglie la sfida e rilancia.

«Noi non abbiamo preclusioni nei confronti del Movimento e pensiamo si possa trovare un’intesa su un governo di programma», conferma nel colloquio col capo leghista e poi nelle ore successive agli altri dirigenti di Forza Italia. Si tratterebbe di un accordo basato su alcuni punti fondamentali in tema di economia, lavoro, sicurezza, immigrazione.

sondaggio swg lega m5s
Il sondaggio SWG pubblicato dal Messaggero (16 marzo 2018)

Se poi saranno i grillini a dire no – è il ragionamento del leader forzista – allora il quadro si ribalterà: si assumeranno loro la responsabilità del mancato accordo, Salvini non potrà più rompere per accordarsi da solo con Di Maio e, in caso di ritorno alle urne, la colpa ricadrebbe su chi ha fatto saltare il tavolo.

A quel punto, secondo Berlusconi, il no del M5S all’accordo di programma con il centrodestra aprirebbe spazio a un’altra alleanza, quella che il Cavaliere considera più fattibile: con il Partito Democratico. Che però non potrebbe certo gestire in prima persona Salvini. Così la “sua” Forza Italia tornerebbe al centro dell’agone politico come garante dell’accordo tra centrodestra e PD.

La trappola di Silvio

Per il candidato a Palazzo Madama si fanno i nomi di Paolo Romani e Annamaria Bernini. Il primo però è già stato bocciato dai grillini che si appellano a un processo in cui è coinvolto per peculato per aver lasciato utilizzare un telefono di servizio alla figlia. Il punto però sarà l’accordo e non il nome su cui si farà. Perché il MoVimento 5 Stelle si troverà così costretto a votare un candidato dell’odiato Berlusconi per rispettare il patto che porterà uno dei loro alla Camera. E già questo sarebbe di per sé abbastanza shockante. Ancora di più però lo sarebbe l’apertura a un accordo di programma con il centrodestra: i grillini sanno che nessuno a destra vuole il loro candidato presidente del Consiglio e non ci sono possibilità nemmeno per i nomi del governo che Di Maio ha anticipato alla fine della campagna elettorale.

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Fonte: Il Sole 24 Ore del 06/03/2018

Su chi si può fondare un accordo con il centrodestra? Quando Gianni Letta ha chiesto un incontro ai grillini o una telefonata con Silvio Berlusconi è arrivato in risposta un no secco. Ma se non vogliono sporcarsi con il telefono, come potrebbero sporcarsi con un governo? Per questo Claudio Tito su Repubblica sostiene invece che il tutto faccia parte di una trappola tesa da Berlusconi a Salvini e Di Maio.

Perché se i grillini risponderanno con un no alle avance del Cavaliere, Salvini dovrà decidere cosa fare della sua coalizione. Tagliare i ponti con Forza Italia significa infatti allearsi con Di Maio in posizione subalterna. Adesso può dire di rappresentare il 37 per cento degli italiani, da solo ne vale il 17. I pentastellati quasi il doppio. Qualsiasi governo di quel tipo, vedrebbe Di Maio a Palazzo Chigi. Il capo lumbard può certo alzare ancor di più il tiro: minacciare una riforma elettorale con un premio di maggioranza che curvi il sistema politico in senso bipolarista. Ma si tratta di una scommessa terminale: deve puntare a conquistare il restante 20 per cento del centrodestra per essere competitivo con i grillini.

Il contropiede di Di Maio

Salvini dovrebbe poi mettere nel conto la crisi in tutte le giunte regionali e comunali a guida leghista, a cominciare dalla Lombardia. E forse fronteggiare la scissione della corrente maronian-bossiana. E alla fine misurarsi anche con un altro centrosinistra.

Che a quel punto diventerà l’unico ed esclusivo punto di riferimento di tutti gli elettori impauriti dalla svolta destrorsa e anti-europea impressa da M5S e Lega. Il bipolarismo, insomma, potrebbe assumere un altro carattere. Non quello immaginato tra grillini e leghisti, ma tra populisti e antipopulisti. Ecco la trappola del Cavaliere, pensata ad uso e consumo di Salvini e del fronte filoleghista dentro Forza talia.

L’agnellino Berlusconi insomma potrebbe fregare tutti ancora una volta. E intanto anche nel M5S c’è chi si prepara a un’evenienza del genere. Tentando ancora la strada del dialogo con il Partito Democratico. Che potrebbe passare per la candidatura alla presidenza della Camera di Roberto Fico, che è l’ala “sinistra” del M5S e potrebbe aiutare il dialogo e il compattamento delle fila di chi tra i grillini non vuole assolutamente un accordo con il centrodestra e con Salvini. Oppure, se proprio questo dovesse arrivare, si troverebbe nel ruolo di garanzia che non gli permetterebbe di sabotarlo.

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