Opinioni

Benzina, prezzo alle stelle: è tutta colpa della guerra?

@Iacopo Melio|

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Circolano da giorni foto di cartelli delle pompe di benzina con prezzi alle stelle, e ormai sappiamo tutti che lo scoppio della guerra in Ucraina ha già fatto lievitare il costo del petrolio. Ma davvero l’innalzamento dipende esclusivamente da quest’ultima crisi? E ancora, non possiamo fare niente per tornare indietro? Vediamolo insieme.

Il prezzo della benzina dipende da quattro fattori: dalle accise, dall’IVA al 22% e dal margine di guadagno della distribuzione (che sono tutti dei costi fissi). C’è poi un quarto fattore, ovvero il costo della materia prima (che è invece variabile).
Ecco, sicuramente possiamo dire che è stato quest’ultimo, ovvero il costo del petrolio, a far lievitare il prezzo della benzina: d’altronde la Russia è il terzo produttore di petrolio nel mondo, ovvero produce circa 10.667 barili dei 100 milioni consumati quotidianamente, pari al 10% dell’offerta mondiale (fonte: Statista 2020).

Benzina, prezzo alle stelle: è tutta colpa della guerra?

In realtà, già la lenta ripresa dalla pandemia aveva fatto salire la domanda di carburante, di pari passo con il ricominciare delle nostre vite, così come un cambio sempre più sfavorevole tra euro e dollaro. Ma la guerra in Ucraina ha senz’altro portato alla paura di mancanza del petrolio russo, facendo schizzare il suo prezzo alle stelle, arrivando a un valore che si non si vedeva dal 2008 (129 dollari al barile).

Sebbene l’Europa sia meno esposta al rischio di aumento di spesa del carburante, poiché ha forniture diversificate, ci sono alcune cose che i Paesi potrebbero fare per migliorare la situazione: dal momento che eliminare le accise o ridurre le imposte non cambierebbe la loro situazione, visto che comunque quelle entrate dovrebbero ricercarle poi in altro modo (magari con diverse, nuove, imposte, per ottenere lo stesso gettito), i Paesi devono agire solo ed esclusivamente sull’unica variabile, il prezzo. Ma come?

Intanto, sfruttando le loro riserve di petrolio, immettendo sul mercato più quantità in circolazione (e si sa, se l’offerta aumenta diminuisce anche il prezzo); stessa cosa dovrebbero chiedere di fare all’OPEC (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio), ovvero aumentare la produzione. Infine, banalmente, ridurre il consumo di carburante (solo in Italia, il petrolio rappresenta almeno il 90% dell’energia impiegata per il trasporto).

Insomma, nonostante siamo meno dipendenti dalla fonte russa, di sicuro vedremo aumentare il costo medio della vita di tutti i giorni se le cose non cambieranno. Sarà forse il caso di estendere finalmente l’uso di fonti energetiche più pulite, transitando davvero verso un’economia verde?