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Perchè Belleggia, Pincarelli e i fratelli Bianchi sono accusati di omicidio volontario per la morte di Willy

La procura di Velletri ha deciso di procedere per omicidio volontario e non più per omicidio preterintenzionale. Dall’esame autoptico, infatti, i colpi inferti a Willy sono stati “ben assestati e non casuali”

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Per i due fratelli Bianchi, Marco e Gabriele, Mario Pincarelli e Francesco Belleggia, i 4 indagati per la morte di Willy Monteiro Duarte, cambia il capo di imputazione: ora sono accusati di omicidio volontario. Gli indagati, tre in carcere e uno ai domiciliari, erano stati accusati in un primo momento dalla Procura di Velletri, di omicidio preterintenzionale. Qual è il motivo lo racconta bene Repubblica:

willy monteiro morto colleferro 1

Per il pm, insomma, i pugni e i calci inferti al 21enne sono stati sferrati con la chiara consapevolezza che potessero essere mortali. «Colpi ben assestati e non casuali», li ha definiti il medico legale, come sono quelli assestati da chi è pratico di uno sport da combattimento come l’Mma e, soprattutto, è abituato alla violenza da strada. Si aggrava la posizione dei quattro indagati. Il pm Luigi Paoletti ha deciso di modificare il capo di imputazione dopo aver acquisito nel fascicolo altre testimonianze oculari di chi, nella notte del 5 settembre, era davanti al risto-bar “Duedipicche” a Colleferro e dopo aver ricevuto una preliminare valutazione dei traumi multipli subiti da Willy (per l’esito completo dell’autopsia bisognerà aspettare una sessantina di giorni). Pare essergli stato fatale un violentissimo cazzotto ricevuto sul collo, nella zona tra la tiroide e la giugulare. Un colpo micidiale, che potrebbe mettere ko un pugile professionista, figuriamoci un ragazzo di cinquanta chili come Willy. Omicidio volontario in concorso, dunque. Aggravato dai futili motivi e con la formula del “dolo eventuale”, che inquadra i delitti in cui l’aggressore accetta il rischio di poter causare, con la propria azione, la morte dell’aggredito.

Altri soggetti potrebbero finire sotto inchiesta oltre ai quattro già arrestati. Almeno tre testimoni, come ha scritto il Gip Giuseppe Boccarrato nell’ordinanza di custodia cautelare, sono concordi nel dire che i due fratelli Bianchi, Marco e Gabriele, sono giunti con il Suv nero e una volta scesi dalla vettura “quando ormai la lite era finita, iniziavano a picchiare selvaggiamente qualsiasi persona che era presente lì sul posto”

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