Economia

Le banche tedesche hanno paura di un collasso dell'euro

uscire dall'euro

Banche tedesche in fuga da Italia, Spagna e Francia. Dal 2012 l’esposizione degli istituti di credito teutonici nei confronti dei tre paesi è in robusto calo. E secondo Federico Fubini su Repubblica questo vuol dire che hanno paura della tenuta di quei paesi nella crisi internazionale e dell’eventuale collasso della valuta unica.

Nel frattempo, l’élite bancaria in Germania si è mossa in direzione opposta. Ha continuato ad alleggerire la sua esposizione al rischio di un crac a Roma o di rottura dell’euro. L’Italia, quarta economia europea, è per le banche tedesche solo sesta per volume di investimenti. L’esposizione in attività italiane valeva 269 miliardi di dollari all’inizio del 2008, era crollata a 125 miliardi nella fase più drammatica della crisi nel 2012, ma è oggi ai minimi di 124 miliardi di dollari(99,5 miliardi di euro). Anchele posizioni tedesche in Spagna,Irlanda o Portogallo — i Paesi oggi in ripresa più o meno forte — si sono ridotte o sono rimaste ai minimi dal 2012.

Insomma, i tedeschi “vedono” una prossima crisi dell’euro e si comportano di conseguenza. Esattamente come faceva notare ieri Wolfgang Munchau sul Financial Times, che nel suo editoriale di commenti ricordava come l’euro fosse maggiormente in pericolo oggi rispetto alla crisi del debito del 2011-2012. Perché oggi la maggior parte del debito pubblico è detenuto dai cittadini e dalle banche, e nei paesi l’euroscetticismo prevale, come dimostrano i casi Le Pen, Grillo, Tsipras (che però non è contro l’euro). Per questo, secondo Fubini, le banche tedesche starebbero pensando a una fuga:

Questi numeri raccontano una storia: dicono che i grandi banchieri di Francoforte, Amburgo o Berlino non sono sicuri che l’euro durerà. Quindi non prendono rischi, anzi se ne disfano. Ma con la loro stessa incertezza, dissolvendo i legami finanziari nell’area, rendono il futuro della moneta ancora più indecifrabile. Inoltre, i banchieri tedeschi sono posizionati in modo tale che la vecchia teoria italiana ormai non appare più fondata: la Germania oggi è molto meno vulnerabile di prima a un cedimento sistemico dell’Italia. L’esposizione verso questo Paese è appena il 4% del rischio totale che le banche tedesche hanno verso l’estero. In caso di rottura dell’euro e svalutazione della (nuova) lira, molte imprese tedesche comprerebbero a prezzo meno caro i componenti made in Italy di auto o macchinari made in Germany poi destinate alla vendita in Cina o negli Stati Uniti. Poche imprese tricolori sarebbero in grado di competere con le tedesche.

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