Economia

La Bad Bank leggera che tremare il mondo fa

«La bad bank grande ora non si può più fare, si poteva fare prima che entrassero in vigore le nuove regole», ha confermato Matteo Renzi ieri a Porta a Porta. L’Italia quindi lavora a un meccanismo di garanzia statale a titolo oneroso con aste competitive e la partecipazione di due o più soggetti che valuteranno “caso per caso” sui singoli istituti. Una soluzione che dovrebbe avvicinare i valori in carico alle banche italiane a quelli di mercato. Secondo fonti italiane citate dal Financial Times, “l’accordo sulla bad bank deve essere concluso nei prossimi giorni o settimane, altrimenti l’intera iniziativa collasserà”. Ma le stesse fonti spiegano che, anche se il piano venisse approvato, “lo schema non sarebbe una panacea per i problemi che affliggono le banche perché l’Italia ha dovuto significativamente limitarne l’impatto per rispettare le regole sugli aiuti di Stato”. La Commissione Ue ha chiesto maggiori dettagli sulla proposta italiana presentata la scorsa settimana, visto che le informazioni ricevute non erano sufficienti a decidere se lo schema ricade negli aiuti di stato o no. Il piano italiano, scrive Ft, si concentra sul garantire gli npl a prezzi di mercato, per incoraggiare gli investitori privati ad acquistare. “Secondo una persona vicina al dossier, il piano attuale è più realistico del precedente modello di bad bank che l’Italia aveva preparato, e questo ha determinato un passo avanti nel negoziato”, si legge nel testo.

bad bank leggera
L’infografica di Repubblica sulla Bad Bank leggera (22 gennaio 2016)

La Bad Bank leggera che tremare il mondo fa

Il modello, scrive oggi Andrea Greco su Repubblica, è quello delle cartolarizzazioni, cioè il meccanismo che permette di vendere crediti bancari tramite l’emissione di obbligazioni che li incorporano. Spiega Andrea Greco su Repubblica:

Mettendo a disposizione una cinquantina di miliardi di euro di garanzie per alleggerire le sofferenze. Come funzioneranno? Saranno forme di assicurazione attivabili su richiesta dei singoli istituti che volessero creare una o più “bad bank” in cui conferire le loro sofferenze. Ecco il meccanismo. La banca cede il cattivo credito; il fondo compratore mette un po’ di capitale, si stima un 20%, il resto debito; poi emette nuovi prestiti cartolarizzati. Sono bond che colloca sul mercato, con dentro le vecchie sofferenze. Quei bond saranno rimborsati ai sottoscrittori recuperando i vecchi crediti. Nel rimborso ci saranno tre priorità. Il bond che contiene crediti meno rischiosi, chiamato senior, dovrà avere equilibrio patrimoniale sufficiente da meritarsi un rating almeno Bbb-.
A far salire questo rating di credito contribuiranno le garanzie del Tesoro, che si farà pagare un tasso vicino all’1% annuo. Una volta emessi e garantiti, questi titoli avranno un rischio quasi da Btp e pertanto saranno acquistabili non solo dai “fondi avvoltoi” delle sofferenze, ma da tutta la platea degli investitori istituzionali: assicurazioni, fondi comuni, fondi alternativi. Questi li potranno tenere in portafoglio, o scontare alla Banca centrale europea in cambio di liquidità. Tra i compratori potrebbe esserci anche la stessa Bce: proprio ieri Mario Draghi ha fatto capire che da marzo le tipologie di titoli acquistabili dall’Eurotower per stabilizzare i mercati potrebbero ampliarsi. E il Tesoro, erogando tutte le garanzie, potrebbe incassare mezzo miliardo l’anno senza grossi rischi. E’ previsto che le garanzie impattino sui conti pubblici solo se effettivamente esercitate. E in più non dovrebbero essere valutate come aiuti di Stato.

Già oggi è quindi in agenda una riunione tecnica sul tema a Bruxelles. E a spingere l’idea che un accordo sia molto vicino – possibile già per questo fine settimana – c’è il fatto, scrive la Stampa, che per martedì 26 la commissaria europea alla Concorrenza Margrethe Vestager ha segnato un appuntamento con il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. In quel giorno si potrebbe chiudere l’accordo. Poi la parola passerà al mercato.