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Cosa sappiamo dell'attentato di Dortmund

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Chi ha piazzato le tre bombe che ieri sono esplose al passaggio del pullman della squadra di calcio del Borussia Dortmund? Gli inquirenti tedeschi stanno seguendo diverse piste e si muovono con la massima cautela e indagano in tutte le direzioni. Al momento sarebbero due le ipotesi al vaglio della polizia: l’attentato di matrice islamista e la pista anti-fascista. L’autenticità della lettera trovata sul luogo delle tre esplosioni infatti deve essere ancora accertata con sicurezza e potrebbe essere falsa. In questo caso potrebbe trattarsi di una matrice di destra. Intanto  un sospetto “islamista” è stato arrestato poco fa dalla polizia.  Il procuratore Frauke Koehle ha dichiarato che l’inchiesta in corso riguarda due sospettati appartenenti al movimento islamista. Gli appartamenti dei due sospettati sono stati perquisiti.
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I dubbi sull’autenticità della rivendicazione islamista

Parlando da Karlsruhe, la portavoce della procura federale Frauke Koehler ha riferito “di un retroscena terroristico e di possibili collegamenti islamisti”. La procura federale riferisce adesso anche di tre volantini di rivendicazione, attualmente al vaglio degli esperti. Gli ordigni esplosi ieri a Dortmund vicino l’autobus del Borussia contenevano delle punte metalliche. Una di queste si è conficcata nel poggiatesta di uno dei sedili del bus. Lo ha riferito la portavoce della procura federale tedesca, Frauke Koehler, a Karlsruhe. “Per questo possiamo dire per fortuna che non è successo nulla di più grave”, ha affermato. Gli ordigni avevano una capacità esplosiva di oltre 100 metri. Proseguono le analisi per chiarire il tipo di innesco e di esplosivo utilizzati. Il primo sospettato è un 25enne irakeno ed è stato fermato. Il secondo sarebbe un 28enne tedesco di Froendenberg. Secondo i giornali Koelner Stadt-Anzeiger ed Express, i due avrebbero legami con lo Stato islamico.  Secondo la Dpa, il 25enne di origine irachena viene dalla città di Wuppertal, non lontano da Dortmund.

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Uno striscione dei tifosi del BVB nel 2015 a favore dei rifugiati

La polizia tedesca invita alla prudenza perché – come riferisce la Süddeutsche Zeitung – “è possibile che che chi ha commesso l’atto voglia creare una falsa pista”. Nella lettera, che non è ancora stata pubblicata integralmente si farebbe riferimento al coinvolgimento della Germania nella coalizione contro il gruppo Stato Islamico (aerei da combattimento tedeschi sono impegnati in Siria dal dicembre 2015) e all’attentato di dicembre ai mercatini di Natale a Berlino il 19 dicembre 2016. La presunta rivendicazione dell’ISIS inizierebbe con la frase “Nel nome di Allah il misericordioso” e annuncerebbe la possibilità di nuovi attentati a sportivi e obiettivi sensibili sia in Germania che “in altre nazioni di crociati” che si trovano nella “lista di morte dello Stato Islamico”. Si tratta però di una rivendicazione che alcuni ritengono “strana” o anomala dal momento che non è firmata, è scritta in tedesco e non sarebbero presenti simboli. L’unica certezza però è che l‘obiettivo era proprio il pullman del Borussia che stava viaggiando verso il Signal Iduna Park in occasione dell’andata dei quarti di Champions contro il Monaco. Gregor Lange – capo della polizia locale – ha commentato lo stato delle indagini dicendo che “al momento non è ancora chiaro cosa ci sia dietro questo atto. Il rischio di un attentato terroristico non è una novità, è qualcosa per cui siamo preparati da tempo ma non voglio dire che sia questo il caso. Le indagini sono ancora in corso e vogliamo essere prudenti”. Dello stesso avviso anche il magistrato Sandra Luecke che ha fatto sapere che al momento la procura federale sta indagando per tentato omicidio.

La pista della “rivendicazione” da sinistra e il possibile coinvolgimento degli ultrà neonazisti

La seconda pista è quella indicata dall’agenzia di stampa tedesca DPA che ha reso nota l’esistenza di una seconda lettera (o volantino) di rivendicazione che invece starebbe circolando su alcuni forum on line e che sarebbe inizialmente stata pubblicata alle 23:53 sulla piattaforma aperta Indymedia dove peraltro chiunque può pubblicare quello che vuole. Questa seconda presunta rivendicazione invece proverrebbe da ambienti vicini alla scena anti-fascista di sinistra in particolare il gruppo Antifa-Duktus. In questa lettera – della quale non è ancora stata confermata l’autenticità e che pare sia stata immediatamente cancellata dai moderatori di Indymedia – si fa riferimento all’attacco di martedì sera spiegandolo con la politica di tolleranza del club tedesco nei confronti di atteggiamenti razzisti tenuti da parte di alcuni settori della tifoseria del Borussia, accuse che la società di calcio ha peraltro sempre respinto ed anzi il Borussia è una squadra che si è molto impegnata a favore dell’accoglienza dei rifugiati. Secondo un messaggio pubblicato su Indymedia per fare luce su queste accuse quella presunta rivendicazione sarebbe un falso che “imita lo stile dei comunicati dei gruppi di sinistra” per addossare loro la responsabilità dell’attacco.

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Il messaggio in cui si minaccia Aki Watzke di “finire in un bagagliaio”

Infine ci sarebbe una terza ipotesi, che però al momento non è ancora al vaglio degli inquirenti, che riguarda gli ambienti neonazisti della tifoseria del Borussia. Sempre la Süddeutsche Zeitung riferisce che a febbraio alcuni gruppi di destra del tifo organizzato avevano minacciato di morte il proprietario del Borussia Hans-Joachim Watzke dopo che questi li aveva fatti allontanare dallo stadio. Proprio questa storia però smentirebbe la tesi di un attacco partito “da sinistra” perché confermerebbe che il Borussia ha preso le distanze dagli ultrà di destra. In questi ultimi tempi a Dortmund, città operaia e tradizionalmente “di sinistra”, i gruppi di hooligan di destra sono particolarmente attivi e stando a quanto riportava Der Spiegel uno di questi (che si chiama 0231 Riot ed è noto per la violenza e per gli slogan antisemiti) avrebbe preso il controllo della curva del Borussia. Sarebbero stati loro a minacciare Watzke di morte con scritte sui muri dove lo si avvertiva che “sarebbe finito in un bagagliaio”.