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Michael Zehaf-Bibeau: l'uomo che ha attaccato il parlamento di Ottawa

Michael Zehaf-Bibeau o Michael Joseph Hall. Sarebbe questo il nome del terrorista morto ieri nell’attacco al parlamento di Ottawa. Di cittadinanza canadese, ma convertito: è questo che ha fatto accendere le luci sul rischio ISIS per lui.
 
CHI HA ATTACCATO IL PARLAMENTO DI OTTAWA

Il Canada è alleato degli Stati Uniti e partecipa alla coalizione che sta bombardando Siria e Iran contro lo Stato Islamico. In più, ieri il premier Harper avrebbe dovuto premiare il premio Nobel Malala: doppio motivo per entrare in azione proprio ieri. Spiega Guido Olimpio sul Corriere della Sera:

Michael è rimasto a casa ma diversi connazionali,molti dei quali convertiti, sono partiti per i varifronti. E da molto tempo.Un buon numero si è mescolato ai qaedisti somali. Famoso il ruolo di «Mamma Shebab»,una donna di Toronto stabilitasi a Merca dove ha accolto decine di mujaheddin occidentali.Nella colonna qaedista che assale l’impianto di In Amenas,Algeria, nel gennaio 2013, ci sonodue canadesi dell’Ontarioche moriranno nella successiva battaglia. Xristos Katsiroubas,un greco ortodosso passato all’islamismo, e il suo amico Alì Medlej, fanno parte del commando mandato da Mokhtar Belmokhtar per condurre la clamorosa presa d’ostaggi. Con loro doveva esserci un terzo militante,un compagno di liceo, Aaron Yoon, cattolico d’origine sudcoreana. Solo che lo hanno catturato in Mauritania. Le indagini accerteranno che Xristosè stato tra i più attivi durante l’attacco.

L'attacco al parlamento di Ottawa (infografica del Corriere della Sera)
L’attacco al parlamento di Ottawa (infografica del Corriere della Sera)

I servizi del paese dicono che sono 130 i canadesi che si sono uniti allo Stato Islamico. Tra loro c’era Andre Poilin, esperto di fabbricazione di bombe ed ex anarchico passato alla Jihad con il nome di Abu Muslim e poi morto come kamikaze.

In eredità ha lasciatoun video che l’Isis usa per reclutare all’Ovest. Il messaggio non concede spazio a mediazioni. Mohammed Alì,abbandonati i genitori nellacittadina canadese di Mississauga,è ricomparso a Raqqa,roccaforte Isis. Di recente hapostato su Internet una piccolapoesia: «Le rose sono rosse, leviolette blu, l’Isis sta arrivandonella città vicino a te». Appelliche non cadono nel vuoto.Le vite dei militanti sono sintesidi indottrinamento fai date sul web, contatti con facilitatoridi gruppi radicali e azionidirette. Percorsi brevi, talvoltacon alle spalle guai con la leggeper crimini minori. Lupi solitari.Martin Ahmad Rouleau haucciso lunedì un soldato a Montreal investendolo con lasua auto. Applicazione crudele della lezione impartita dal portavoce dell’Isis, al Adnani. Se non hai le armi arrangiati, anche con una pietra. Altrimentiimpugna un fucile, cosa cheavrebbe fatto Michael. Lasciatoalle spalle i problemi di droga,si è «redento» con un atto diterrorismo. Interessante che il21 ottobre uno dei tanti propagandistiIsis, Abu Khaled al Kanadi,ossia il canadese, avesseinvitato a seguire l’esempio diMartin tornando ad attaccare.

Il video dell’assalto di Michael Zehaf-Bibeau al parlamento di Ottawa

MICHAEL ZEHAF BIBEAU: CHI ERA
32 anni, Michael Zehaf-Bibeau si chiamava Michael Joseph Hall prima della conversione all’Islam. Era stato già fermato tre volte per possesso di droga e violazione di misure restrittive. Di più: era compagno, ora si scopre, di un altro convertito all’Islam jihadista, quello stesso Martin Couture-Rouleau che, appena tre giorni fa, il 20 ottobre, a Saint Jean sur Richelieu nel Quebec aveva travolto con l’automobile due militari canadesi: il soldato Patrice Vincent è morto dopo una breve agonia. Rouleau aveva “celebrato” l’azione telefonando al numero d’emergenza, il 911, e dichiarando di aver assassinato il militare per volontà di Dio. Per questo, scrive Repubblica, forse le autorità canadesi hanno sottovalutato il pericolo:

Tutto questo era nei database delle intelligence canadesi: due aspiranti jihadisti già schedati e monitorati, nell’arco di pochi giorni hanno compiuto altrettanti attentati contro obiettivi militari. Sono state le autorità americanea far filtrare i dati relativi aAbdul-Michael Zehaf-Bibeau. E oltre settanta telecamere di sorveglianza montate attorno al Parlamento di Ottawa non sono bastate a fermare la corsa del “jihadista bianco” arrivato di fronte all’ingresso della sede governativa a tutta velocità, sgommando a bordo di una Toyota Corolla senza targa, armato di un fucile da caccia a doppia canna.

Stefano Gulmanelli, da Ottawa per la Stampa, spiega che il Canada finora ha rispettato i diritti dei suoi cittadini, anche in piena Jihad. E per questo potrebbe aver prestato il fianco:

Che cosa porta a questa sovra-rappresentazione di estremisti nella società canadese? Due sono i punti su cui si focalizza l’attenzione degli osservatori.Il primo è l’implicito garantismo che permea il sistema giudiziario canadese. Nonostante una disposizione che consente l’arresto di quanti si sospetta viaggino per scopi terroristici, l’incriminazione è difficile: «Provare attività terroristiche compiute all’estero in un modo che possa resistere al vaglio della corte è complicato» nota Christian Leuprecht, esperto di terrorismo alla Queen’s University. L’altro fattore considerato di aiuto a chi voglia contribuire alla causa estremista è la mancanza di misure ad hoc contro il trasferimento di fondi verso Paesi da cui partono finanziamenti a gruppi terroristici. Non a caso si cita ad esempio la legislazione introdotta in Australia, che rende tali trasferimenti di fondi quasi impossibili.

IL FATTORE ISIS
Infine c’è il fattore ISIS. Lo Stato Islamico sta riuscendo là dove Al Qaida, forse con più mezzi, aveva fallito. E sta veramente creando una rete virtuale, senza contatti, di fiancheggiatori nel resto del mondo pronti a tutti per difenderlo. I video di addestramento dell’ISIS non servono solo a invogliare le aspiranti milizie, ma anche a far comprendere che la rete dell’estremismo è viva. Su Twitter e su Youtube i canali di comunicazione abbondano: basta trovarne uno per essere connessi, ma non basta chiuderlo per risolvere.

«Venite con noi, qui ci si diverte un sacco», gridavano in inglese nei video i volontari anglosassoni in giugno seduti sui carri armati nel centro di Mosul appena catturata con le dita verso la telecamera a «V»di vittoria. Tre giorni fa mostravano felici alcune casse di bombe a mano e munizioni lanciate dagli americani ai curdidi Kobane e cadute per errore nei quartieri tenuti dai jihadisti. In altri video indugiavano invece sui cadaveri insanguinati di giovani combattenti curdi mentre li prendevano a calci urlando «morte ai cani comunisti che non riconoscono Allah». Il loro messaggio è terribilmente semplice: Dio è con loro, prova ne è che vincono. Sisentono nel giusto e combattonola corruzione dell’Occidente.Ora offrono persino schiave sessuali a chi si arruola. Sono la risposta più facile e veloce alla complessità del mondo contemporaneo. Forniscono identità e forza a qualsiasi tipo di follia e perversione. Offrono certezze ai confusi, danno sicurezze a chi non ne ha. C’è da attendersi che i «lupi solitari» crescano ancora, prima di cominciarea diminuire.

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